Sempre secondo il giornale, un «testimone» sostiene che il fermo dell'italiano sarebbe stato «ripreso da quattro telecamere di sorveglianza» di altrettanti negozi del quartiere: ma la polizia egiziana «non ha ancora chiesto le registrazioni video». Mentre indiscrezioni trapelate sull'autopsia del ragazzo - stavolta esclusiva dell'agenzia Reuters - hanno fatto emergere nuovi agghiaccianti dettagli delle torture subite da Regeni: il corpo, tra le varie sevizie purtroppo già note, presentava sette costole rotte e segni di scosse elettriche sui genitali. Lo "scoop" del Nyt è arrivato nel giorno in cui gli attivisti egiziani hanno denunciato nuovi casi di 'desaparecidos': 66 nel solo mese di gennaio - e «43 casi di sospette torture in carcere» - che si vanno ad aggiungere alle centinaia di casi dell'ultimo anno. E all'indomani delle vibranti proteste di piazza dei medici contro la brutalità della polizia. I funzionari della sicurezza egiziana citati dal New York Times hanno affermato che Regeni «è stato preso» da alcuni agenti il 25 gennaio, il giorno appunto della sua scomparsa. Una volta fermato, il ragazzo avrebbe reagito «bruscamente», comportandosi «da duro»

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L’accusa mossa dalla Procura è pesantissima, omicidio volontario aggravato, Marzia Corini, anestesista nelle strutture sanitarie di Pisa, avrebbe provocato la morte del fratello, colpito da un tumore devastante, somministrandogli oppiacei in dosi massicce per accelerarne la fine. Insieme all’anestesista è stata indagata per circonvenzione di incapace un’avvocatessa, Giuliana Feliciani, che — sempre secondo le indagini condotte dai carabinieri su ordine dei pm spezzini — avrebbe indotto Marco Valerio Corini ormai prossimo alla fine a distruggere un testamento per redigerne un altro in netto favore della sorella. L’uomo, cinquantenne, avrebbe manifestato la volontà nelle ultime settimane di vita di sposare la compagna poco più che ventenne, conosciuta qualche anno prima. Il matrimonio non c’è stato. C’è stato invece un testamento modificato. È questo il punto su cui si incardina l’accusa contro Marzia Corini che ha assistito il fratello nel settembre scorso. Marco Valerio, la cui malattia si è manifestata poco prima dell’estate, è morto il 25 dello stesso mese.

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Le indagini sarebbero partite proprio dalla denuncia della fidanzata di Corini che ha sostenuto come nel testamento scomparso l’avvocato l’avesse nominata erede lasciando alla sorella solo la quota di legge. Marzia Corini si trova adesso agli arresti domiciliari. È molto difficile per le persone che la conoscono valutare un’accusa così pesante: Corini è una dottoressa estremamente impegnata nel sociale, ha fatto parte di missioni di Médecins sans frontières e anche di Emergency, ha prestato la sua opera in zone di guerra come l’Iraq nel 2002 e in Paesi tormentati come la Liberia e la Cambogia. Da alcuni anni lavorava a Pisa. C’è chi fa notare che un anestesista può essere tentato di usare la mano pesante con la morfina e con gli oppiacei in genere davanti alle sofferenze di un familiare, ben sapendo che nulla è più possibile da un punto di vista della cura. È un grave errore, in alcuni casi può sconfinare nel reato, ma ben altra cosa è un omicidio volontario con un movente di interesse. Un legame di causa-effetto, questo, ancora tutto da dimostrare ma che, per il momento, ha determinato l’arresto della dottoressa.

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«Siamo in una guerra perché il terrorismo ci combatte». Lo ha detto il premier francese Manuel Valls a Monaco, in un intervento alla Conferenza sulla Sicurezza. «Ci saranno altri attacchi e grandi attentati in Europa, questa è una certezza — ha ribadito il premier socialista — La minaccia non diventerà minore, anche se noi lo vorremmo».

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Giulio Regeni il rebus della sua vita segreta.Il giovane ricercatore italiano e' stato brutalmente assassinato.L'efferatezza dell'omicidio  non fa altro che spingere le investigazioni  verso la pista del sequestro da parte dei servizi segreti egiziani.Giulio Regeni aveva contatti con la CIA? Era stato agganciato da agenti dei servizi segreti internazionali interessati ad avere un infiltrato all'interno dei movimenti clandestini contro il regime militare? 

La logica investigativa, apre un faro nel buio pesto dei motivi della morte.Ma una cosa appare ormai evidente, Giulio Regeni non era un semplice ricercatore.la causa del brutale assassinio e' da ricercarsi nel mistero della sua vita privata,cosi' come viene descritta dai suoi amici.Proprio la riservatezza della sua vita quotidiana lascia aperta la porta ad una doppia vita del ricercatore.Un gioco di spionaggio interno ed esterno.Non si spiegherebbe altrimenti la violenza del suo omicidio.



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Il delitto di Giulio Regeni e' troppo efferato, quasi qualcuno avesse inteso vendicare un affronto insopportabile .La pista del sequestro da parte di agenti segreti, milizie deviate, non regge perche' Giulio Regeni non era un oppositore del regime militare,tantomeno un infiltrato una spia.Uno studente, forse un cronista attento alle vicende dei sindacati, ma nulla di piu'.Per giungere a compiere un delitto cosi' efferato significa che qualcuno lo odiava a tal punto da volerlo massacrare usando tutta la ferocia di cui era capace.Sfregiarlo seviziarlo nella carne nel cuore nei sentimenti.Siamo difronte ad un omicidio avvenuto per mano di uno psicopatico che ormai aveva inviso Giulio.Un amico qualcuno che Giulio frequentava all'insaputa degli stessi amici perche' non v'e' dubbio che la sua era una vita misteriosa profondamente segreta che qualcuno e' arrivato a massacrarlo.L'ipotesi dei servizi segreti e' remota possibile ma non l'unica ipotesi investigativa.Chi era Giulio Regeni ,cosa faceva nella sua vita privata? Chi aveva incontrato al Cairo?

Proprio l'incontro dell'11 dicembre e il successivo articolo pubblicato il 14 nel quale Giulio aveva fatto espliciti riferimenti alla riunione di tre giorni prima, potrebbero infatti aver messo il giovane in serio pericolo. Quella era la prima riunione dei sindacati indipendenti urbani da due anni a questa parte è la presenza di Giulio di certo non è passato inosservata.

Gli amici del giovane hanno confermato davanti al pm che il ragazzo faceva una vita molto ritirata tra casa e università. L'American University del Cairo fu uno dei poli attorno al emersero, cinque anni fa, le rivendicazioni che portarono alla rivoluzione di piazza Tahrir. I ricercatori che hanno raccontato dell'episodio hanno affermato diessere impauriti: per il momento non se la sentono di tornare in Egitto.

La salma di Giulio arrivata a Fiumicello - Il feretro di Giulio Regeni è arrivato a Fiumicello. Venerdì nella cittadina in provincia di Udine, si terranno le esequie del 28enne. I familiari hanno chiesto che non siano presenti né telecamere, né fotografi: la situazione in paese al momento sarebbe tranquilla e non ci sarebbero capannelli di giornalisti e di cine foto operatori.



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C’è un supertestimone nel giallo della morte di Giulio Regeni. E ieri, in una palazzina bassa con affaccio sul Nilo, ha parlato con gli investigatori italiani di quella sera che lo ha visto «prelevare» da poliziotti in borghese alla fermata della metropolitana, a tre minuti da casa sua. La voce che ci fosse un testimone oculare dell’agguato, un ambulante che aveva raccontato tutto a una giornalista americana, era circolata ed era stata riportata dal Corriere . Ma ieri gli investigatori hanno ascoltato una versione con dettagli concreti sui personaggi e sugli eventi concatenati che fanno in modo di farli riconoscere con certezza. E, se confermata, darebbe una svolta all’inchiesta.

 

Non c'e' dubbio che la vita di Giulio Regeni nasconde un mistero profondo, che forse non si scoprira' mai.Giulio Regeni era un riceratore, una persona libera, un amico degli attivisti politici oppositori del regime militare,ma era anche un omosessuale  in un paese in cui l'omofobia e' quasi una regola religiosa.Le modalitga' con le quali e' stato massacrato sono forse quelle utilizzate dalla polizia segreta segni inequivocabili della tortura ma il corpo di Giulio e' stato seviziato piu' a lungo con particolari orrorifici che parlano chiaro.Le orecchie di Giulio sono state mozzate perche' questa mutilazione rappresenta nel mondo arabo un rimprovero per cio' che si e' fatto per chi si rappresenta.Chi ha ucciso Giulio Regeni lo conosceva bene e lo odiava .Gli investigatori dovranno percorrere ogni ipotesi ma quella dell'omicidio per vendetta e' forse ad oggi quella piu' probabile.Se le milizie militari avessero massacrato Giulio Regeni il suo corpo probabilmente non sarebbe mai stato ritrovato.Chi ha ucciso Giulio Regeni non poteva nasconderlo il suo corpo scottava doveva liberarsene e lo ha fatto nel modo piu' brutale che si conosca.



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C’è un supertestimone nel giallo della morte di Giulio Regeni. E ieri, in una palazzina bassa con affaccio sul Nilo, ha parlato con gli investigatori italiani di quella sera che lo ha visto «prelevare» da poliziotti in borghese alla fermata della metropolitana, a tre minuti da casa sua. La voce che ci fosse un testimone oculare dell’agguato, un ambulante che aveva raccontato tutto a una giornalista americana, era circolata ed era stata riportata dal Corriere . Ma ieri gli investigatori hanno ascoltato una versione con dettagli concreti sui personaggi e sugli eventi concatenati che fanno in modo di farli riconoscere con certezza. E, se confermata, darebbe una svolta all’inchiesta.

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A Giulio Regeni sono state strappate le unghie delle dita e dei piedi. Sono state fratturate sistematicamente le falangi, lasciando tuttavia intatti gli arti inferiori e superiori. E' stato mutilato un orecchio. Chi lo ha sistematicamente seviziato era convinto di poter ottenere informazioni che il povero Giulio non poteva consegnare semplicemente perché non le aveva. Perché non era la "spia" che i suoi aguzzini ritenevano lui fosse. I boia hanno infierito su un inerme. Lo hanno appunto lavorato alle mani, ai piedi e quindi al tronco. Colpendolo ripetutamente al torace, alle costole, alla schiena, dove l'autopsia ha refertato numerose fratture.

Anche il colpo di grazia ha le stimmate degli interrogatori da "squadroni della morte". Chi era di fronte a Giulio, in quel frangente probabilmente seduto o legato su una sedia, gli ha afferrato la testa facendola ruotare repentinamente di lato oltre il punto di resistenza. Mettendo così fine a un'agonia i cui tempi, oggi, restano ancora incerti.

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Deceduto per un colpo alla testa. Per la precisione «per la frattura di una vertebra cervicale causata da un violento colpo al collo». Sarebbe questa la causa dellamorte di Giulio Regeni, il 28enne ricercatore friulano trovato cadavere alcuni giorni fa al Cairo. Secondo risultati dell’autopsia - durata quasi cinque ore e condotta dal professor Vittorio Fineschi su incarico della Procura di Roma - sul corpo di Regeni, abbandonato in strada nella capitale egiziana, ci sono «ovunque lesioni e abrasioni» che sarebbero «compatibili con ripetute percosse». I medici legali hanno inoltre riscontrato altre fratture evidenti sul corpo del ricercatore. Sulle parti sporgenti del volto di Regeni - si spiega - sarebbero «evidenti alcune contusioni». Tracce di bruciature, invece, non sarebbero state individuate. Sarebbe insomma confermato che Regeni è stato picchiato e torturato prima di morire. Il corpo del 28enne, riconosciuto dai genitori nel pomeriggio al Policlinico prima dell’inizio dell’autopsia, è stato anche sottoposto a tac, a radiografia e a un esame tossicologico «anche per definire con precisione la data della morte». L’esito completo di questi esami, sollecitato dal pm Sergio Colaiocco che indaga per omicidio a carico di ignoti, si conoscerà solo fra qualche giorno.

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Giulio Regeni e' andato incontro alla morte senza sospettarlo.Prima di infilarsi nella metropolitana ha chiamato un amico al telefono che doveva raggiungere.Qualcuno lo pedinava o e' stato vittima di un agguato? Immaginare che il ricercatore italiano potesse in qualche modo infastidire il regime militare appare quanto mai improbabile anche per le modalita' in cui e' stato ucciso troppo brutali.La regia dei servizi qualora ci fosse stata avrebbe agito diversamente senza lasciare segni sul corpo e forse di Giulio Regeni non si sarebbe piu' saputo nulla.Chi lo ha gettato nel fosso intendeva farlo ritrovare o di quel corpo non avremmo piu' saputo nulla.Se i servizi segreti lo avessero torturato non avrebbero lasciato le tracce della loro opera sul corpo del ricercatore .Chi ha ucciso Giulio lo conosceva bene lo ha prelevato dal treno lo ha atteso lo ha convinto a seguirlo.Nessuno neanche in Egitto al Cairo puo' rapire un uomo senza che questi non cominci ad urlare a difendersi.Possibile che non vi siano testimonianze del suo rapimento? 

Giulio Regeni conosceva il suo carnefice o questi lo ha tradito .Nella vita privata di Giulio Regeni si nasconde la verita' sul suo efferato delitto non c'e' dubbio.Chi sapeva dove stava Giulio lo ha tradito.Indagare su questo delitto al Cairo sara' quanto mai difficile e improbabile.Ma e' un'opera investigativa dovuta al ragazzo alla sua famiglia sopratutto all'Italia.La morte di Giulio appare come una esecuzione che si voleva far conoscere in tutta la sua spaventosa violenza.Chi frequentava Giulio Regeni in quali ambienti era penetrato per procurarsi tanto odio diventare un bersaglio per organizzazioni paramilitari ? Ma Giulio Regeni era un osservatore non un infiltrato o un attivista politico.Se sono stati i servizi segreti forse Giulio Regeni aveva scoperto fatti ancora inediti che conducevano dritti alle responsabilita' governative? 



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 "Le indagini degli uomini della Sicurezza" hanno analizzato "gli ultimi momenti prima della scomparsa della vittima  si è constatato che egli era in una festa in compagnia di un certo numero di suoi amici e dopo è scomparso il 25 gennaio", scrive il giornale sulla sua versione cartacea. Con analoga fonte coperta ("secondo le indagini della sicurezza relative agli ultimi momenti"), l'informazione compare anche nel sito di Al Ahram ("la vittima partecipava a una festa in compagnia di diversi amici prima della sua scomparsa il 25 gennaio").

Finora dai principali resoconti era emerso che Regeni fosse diretto, ma non arrivato, alla festa e fosse stato rapito durante il tragitto nel centro del Cairo prima delle 20.

Se Giulio Regeni ha partecipato ad una festa tra amici potrebbe farsi avanti con forza l'ipotesi di un delitto passionale violento morboso dovuto anche al fatto che l'omosessualita' nei paesi arabi e' ancora vista come un reato un peccato da punire.



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Un amico di Giulio Regeni lo ha forse tradito conducendolo tra le mani dei suoi carnefici.Il giovane ricercatore friulano forse immaginava di poter incontrare fonti disponibili a dargli informazioni riservate sul governo dittatoriale egiziano .E' andato incontro alla morte portato per mano probabilmente da un suo amico del cuore..Finito tra le mani di agenti dei servizi segreti maniaci sessuali che hanno fatto scempio del suo giovane corpo.

“Credo che siamo lontani dalla verità“, sostiene il ministro degli esteri Paolo Gentiloni, nel giorno in cui la salma di Giulio Regeni arriva dal Cairo in Italia. Cosa e' accaduto a Giulio Regeni probabilmente non lo sapremo mai. Giulio Regeni e' stato torturato per lunghissime ora seviziato in ogni parte del corpo con scosse elettriche taglierino sigarette accese forse anche stuprato da qualche agente dei servizi segreti maniaco e omosessuale. L’ipotesi prevalente è che il giovane ricercatore, che aveva rapporti con l‘opposizione politica e sindacale al regime di Abd al-Fattah al-Sisi e il 14gennaio aveva scritto un articolo sotto pseudonimo per Nena news, sia stato sottoposto a un interrogatorio brutale e non ne sia uscito vivo. Intanto alcuni quotidiani egiziani, tra i quali al-Masry al-Youm, citando fonti della Direzione della sicurezza di Giza smentiscono la notizia che si era diffusa venerdì dell’arresto di due presunti sospetti.



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Giulio scompare tra le 20 e il 21 del 25 gennaio. Esce dalla sua casa nel quartiere di Dokki e va a prendere la metro di Mohooth. Dà un appuntamento via sms a un amico per una fermata a Mohamed Naguib ma qui non arriverà mai. E non darà più segni di sé. Lo cercherà un amico avvocato alle 11 a casa, inutilmente. Come inutili sono le telefonate alla cerchia di amici. Un curioso modo di scomparire se sei vittima di due balordi: il telefono di Giulio da un certo momento poi non solo non è più raggiungibile ma viene sganciato dalla rete per impedire che venga registrato da qualunque cella all'interno della città. Escludendo che la decisione sia stata di Giulio, la circostanza suggerisce che la mano dei suoi rapitori sia quella accorta per chi lavora per gli apparati della sicurezza egiziana. Anche perché il 25 gennaio non è un giorno qualsiasi per il Cairo: è l'anniversario delle proteste di piazza Tahir ed è possibile, dicono fonti dell'intelligence italiana, che Giulio abbia incontrato alcuni ragazzi pronti a manifestare. E che qualcuno, magari pezzi deviati dalla polizia egiziana, abbia deciso di punirli prima che scendessero in piazza. Questi i fatti.

 

E se sulla morte di Giulio Regeni non entrassero per nulla i servizi segreti e fosse  vittima di un gesto folle di gelosia? Giulio Regeni oltre ad essere un frequentatore di ambienti dell'opposizione egiziana era una bellissimo ragazzo efebico parte ormai integrata della comuita' omosessuale del Cairo . Giulio Regeni e' stato ritrovato in un fosso nudo dalla cintola in giu'.Come mai? Appare questo particolare come un gesto di disprezzo verso un omosessuale .Un dettaglio che intende forse puntualizzare la gelosia del suo torturatore verso un uomo che aveva amato ? Sono stati i servizi segreti a gettarlo nel fosso dopo averlo denudato per far cadere i sospetti sugli amici di Giulio Regeni come si trattasse di un delitto passionale? Oppure Giulio Regeni e' stato vittima di un amico omosessuale attratto da lui e morbosamente geloso? No dimentichiamoci che per la religione islamica l'omosessualita' e' ancora un reato un atto osceno di vui vergognarsi.



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Il 29 giugno si è svolta la dodicesima parata del Gay Pride in Turchia, nell’affollata via Istiklal di Istanbul. Centinaia di persone hanno sfilato gioiosamente sventolando bandiere con l’arcobaleno fino a quando la polizia non ha iniziato a disperderle con i cannoni ad acqua. Ancora una volta, dopo le proteste di Gezi Park del giugno 2013, le autorità hanno deciso di impedire una manifestazione di Turchi laici che non si conformano alla loro visione del cittadino ideale.

Notizie più inquietanti sono arrivate una settimana dopo, quando in giro per Ankara sono stati affissi dei manifesti che dicevano. “Bisogna uccidere colui che si dà alla pratica del popolo di Lot?” Il “Popolo di Lot” era un riferimento religioso agli omosessuali e l’istruzione di ucciderli è attribuita al Profeta. Il gruppo che ha affisso i poster , la cosiddetta Giovane Difesa Islamica, si è difesa così: “Che c’è? Siete offesi dalle parole del nostro Profeta?”

L’intolleranza ovviamente non è circoscritta ai Turchi o ai musulmani. Secondo la LGBT e l’associazione Intersex, in Turchia i gay hanno più diritti che non in alcuni paesi vicini a maggioranza cristiana quali la Russia, l’Armenia e l’Ucraina. Le leggi turche non penalizzano l’orientamento sessuale e circolano molti artisti, cantanti o fashion designer che sono delle icone LGBT, ad esempio il presentatore Zeki Muren o il cantante Bulent Ersoy che è transessuale. La loro eccentricità sembra aver accresciuto la loro popolarità.

Ma al di là dell’industria dell’intrattenimento, la visione tradizionalista islamica sui gay produce intolleranza in Turchia verso i gay e crea problemi nelle nazioni musulmane che applicano la Sharia. In Arabia Saudita, Iran, Sudan o Afghanistan, l’omosessualità è un grave reato punibile con la prigione, punizioni corporali o anche la pena di morte. I militanti di Daesh addirittura applicano l’interpretazione più estrema della Sharia buttando i gay dai tetti.

Al cuore della visione islamica sull’omosessualità c’è la storia biblica di Sodoma e Gomorra che è raccontata anche nel Corano. Secondo le scritture, il Profeta Lot aveva tacciato il suo popolo di immorale per aver “desiderato degli uomini invece di desiderare delle donne”. In risposta alla sua messa in guardia, il popolo di Lot aveva provato ad espellerlo dalla città e di violentare gli angeli che erano scesi in terra. Dio allora aveva distrutto il popolo di Lot con un disastro naturale, salvando unicamente il profeta e pochi suoi accoliti.

In media i musulmani conservatori prendono questa storia come giustificazione per stigmatizzare i gay, ma c’è una domanda importante che merita di essere presa in considerazione: il popolo di Lot ricevette il castigo divino per essere omosessuale o per aver attaccato il profeta e i suoi ospiti celestiali?

La nuance ancora più significativa è che il Corano racconta della punizione divina per Sodoma e Gomorra ma non decreta punizioni terrene per l’omosessualità- al contrario dell’Antico Testamento che decreta che gli omosessuali devono essere condannati a morte.

I pensatori islamici hanno introdotto la punizione terrena considerando l’omosessualità come una forma di adulterio ma a prescrivere una punizione per l’omosessualità sono gli hadith e non il Corano stesso.

Tutti i Musulmani che continuano a considerare l’omosessualità come un peccato, dovrebbero tenere a mente che secondo l’Islam ci sono molti peccati, inclusi l’arroganza, che vengono calcolati come gravi trasgressioni morali. Per i Turchi e per gli altri musulmani smettere di stigmatizzare gli altri per il loro comportamento e focalizzarsi sul miglioramento del proprio sarebbe un modo per tener lontana l’arroganza.



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