VIMINALE ROBERTO MARONI.LA FORTUNA POLITICA DELLA LEGA NORD INIZIATA CON IL SILVIO BERLUSCONI MAFIOSO.

Roma 9 Ottobre 2009 (Corsera.it)

Quelle di La Repubblica sono 10 domande ,ma quelle della Padania erano 11 domande per il Silvio Berlusconi mafioso.

Siparietto divertente tra Roberto Maroni della Lega Nord e Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio.«Ogni giorno - dice il ministro dell'Interno - sono stati arrestati mediamente 8 mafiosi. Non ci sono precedenti di un governo che nei primi 15 mesi ha adottato così tante misure contro la mafia e così efficaci». Accanto a lui, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, siede Silvio Berlusconi. Il premier annuisce e ....

.....invita il ministro ad andare avanti. «I numeri sono positivi - dice - soprattutto sul numero dei mafiosi e dei latitanti arrestati. Questo ci rende fiduciosi per un finale che cancelli le organizzazioni criminali dal nostro Paese. Il ministro Maroni sa che solo così passerà alla storia e quindi è molto, molto impegnato».
Il Ministro si dimentica che all'inizio della storia della Lega Nord,la Padania a firma dell'allora direttore Max Parisi aveva orchestrato una campagna contro il Berlusconi mafioso.Storie della Banca Rasini,la Notte di San Valentino.Nella Banca RAsini lavorava il padre di Silvio dove gran parte dei mafiosi come Totò Rina e Bernardo Provenzano tenevano miliardi di lire.

Nessun giornale ne parla mai,come una storia dimenticata.Mi sono sempre domandato il motivo.

 

ROMA - Roberto Maroni snocciola i numeri del Viminale. «Ogni giorno - dice il ministro dell'Interno - sono stati arrestati mediamente 8 mafiosi. Non ci sono precedenti di un governo che nei primi 15 mesi ha adottato così tante misure contro la mafia e così efficaci». Accanto a lui, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, siede Silvio Berlusconi. Il premier annuisce e invita il ministro ad andare avanti. «I numeri sono positivi - dice - soprattutto sul numero dei mafiosi e dei latitanti arrestati. Questo ci rende fiduciosi per un finale che cancelli le organizzazioni criminali dal nostro Paese. Il ministro Maroni sa che solo così passerà alla storia e quindi è molto, molto impegnato».

LA FRASE - Poi il Cavaliere chiude il suo intervento con una battuta: «Comunque, a me come mafioso - afferma Berlusconi - non mi hai ancora preso».

Gli articoli di Max Parisi che svelano i segreti reconditi di Berlusconi, che svelano l'influenza della Lega nella conduzione del governo, al limite del ricatto. Non lo diciamo noi, lo hanno più volte dichiarato i leader del centro destra e del centro sinistra. Articoli che emergono dalle nebbie di un cimitero di elefanti. Una lettura avvincente e accattivante come un romanzo giallo...

 

 

LA VERITA' CHE EMERGE DA QUESTI ARTICOLI NASCOSTI E RITORNATI ALLA LUCE PORTANO ALLA CONCLUSIONE CHE IL BERLUSCONI SI DEVE DIMETTERE

Oltre gli "anonimi" flussi finanziari, c'e' un altro mistero da svelare Un impero di prestanome Caro Silvio, perche' li ha usati dal '68 all'84?

 

L'altra faccia della medaglia. Signor Berlusconi, certo che abbia letto l'articolo della pagina a fianco, ora vengo ad affrontare con lei un'altra questione - per nulla marginale - che sta alla base dei sospetti di riciclaggio su cui i magistrati palermitani stanno indagando. Nella sua scalata all'empireo dell'imprenditoria nazionale c'e' una costante che sconcerta, anzi, allarma: e' l'inconcepibile, continuo, inarrestabile uso di prestanome che lei ha fatto dal primo giorno della sua carriera imprenditoriale. Vuole che le rinfreschi la memoria? Mi spieghi il senso, tanto per cominciare, della nascita della sua prima societa', costituita il 29 settembre 1968 a Milano. Col nome di "Edilnord centri residenziali Sas di Lidia Borsani & C.", laddove la signorina Borsani - se non dico male una sua cugina, signor Berlusconi - era il socio d'opera, mentre il socio di capitale era la "Aktiengesellschaft fur Immobilienanlagen in Residenzzentren Ag" di Lugano che infatti forni' i 50.000 franchi svizzeri del capitale, prese vita l'impresa che di li' a poco sborsera' piu' di 3 miliardi per comprare l'area dove verra' costruita la citta' satellite di Milano2 nel Comune di Segrate. Era una bellissima iniziativa imprenditoriale, signor Berlusconi. Un'iniziativa di cui andare fieri, che qualsiasi altro imprenditore avrebbe firmato col proprio nome a caratteri cubitali. Lei no. Lei rimase nell'ombra, tanto quanto restarono nell'ombra i veri fornitori di quei primi 3 miliardi in contanti del 1968. Una bella somma, sa? Oggi varrebbero piu' di 32, proprio il numero che segna gli anni che lei aveva quando questa gigantesca fortuna fini' nelle sue mani. Ecco, se questo fu il primo caso di prestanomi al suo servizio, i successivi che la riguardano denunceranno uno stile che rimarra' costante per almeno 10 anni, i suoi primi 10 anni d'attivita', signor Berlusconi. Ricorda? La Italcantieri Srl, uno dei suoi bracci operativi nell'edilizia, nasce il 2 febbraio 1973 a Milano avendo come soci Renato Pironi, un giovane praticante notaio, ed Elda Brovelli, una casalinga senza alcuna occupazione o titolo di studio inerente l'attivita' della societa' che va a fondare e per la cui "opera" percepira' solo 600.000 lire. Eppure lei usa questi due perfetti sconosciuti - nonche' incompetenti - per far muovere un'impresa che dovra' affrontare un progetto colossale: l'edificazione e l'ultimazione di Milano2. Perche'? Inoltre, mi permetta signor Berlusconi, i due suddetti - la casalinga e il praticante notaio - nell'atto di costituzione della Italcantieri risultano essere rappresentanti di due potenti quanto discutibili societa' svizzere: rispettivamente la "Eti Ag Holding" di Chiasso per la signorina Brovelli, e la Cofigen Sa per il giovane Pironi.I suoi due prestanome, signor Berlusconi, a loro volta rappresentavano i finanziatori? Lei non puo' non sapere chi si celasse dietro la Eti Holding e la Cofigen, due societa' finanziarie svizzere. Dica, faccia i nomi, perche' altrimenti rimane solo quello di Ercole Doninelli, finanziere elvetico primo fondatore della famigerata Fimo Sa di Chiasso, societa' di riciclaggio di capitali di mafia, che proprio nella Italcantieri - in seguito - entrera' in rapporti e affari. Anche la Sogeat Sas, che lei certamente conosce perche' vantava un credito nei suoi confronti - che immagino lei pago' - di 22,5 miliardi nel 1978 (101,5 miliardi di oggi), e' un altro soggetto finanziario inquietante, mi permetta. Come fu possibile che ad amministrare la Sogeat Sas di Walter Donati & C., fondata il 4 luglio 1972 con un capitale di 400.000 lire, fu messo appunto il signor Donati, ovvero un suo impiegato, signor Berlusconi? E poi: chi forni' al signor Donati 1 miliardo, 999 milioni e 600.000 lire per finanziare l'aumento di capitale della Sogeat deliberato ed attuato non molto dopo la fondazione? Guardi che stiamo parlando di una somma che oggi equivarrebbe a oltre 22 miliardi, mica noccioline. Fu un prestanome al fulmicotone, questo signor Donati. Gli ballavano in tasca i miliardi come a me le monetine. Tra l'altro, signor Berlusconi, eviti di dire - casomai - che della Sogeat sa poco e nulla, perche' se Walter Donati fu il socio d'opera, l'altro socio, il finanziatore, documenti alla mano fu l'avvocato Renzo Rezzonico di Lugano, lo stesso che amministrava le due finanziarie svizzere di cui sopra. Insomma, un personaggio che lei conosce e conosceva benissimo. Ora intendiamoci bene. Seppure possa sembrare irrazionale, la sua scelta di tenere costantemente per piu' di 10 anni un profilo imprenditoriale cosi' basso da risultare inesistente potrebbe essere giustificata da un riserbo caratteriale, da innata timidezza e modestia di cui pero' dal 1980 per tutto il tempo a venire fino a oggi non si trovera' piu' traccia.

D'accordo, proviamo a prendere per buona questa ipotesi.Se e' cosi' signor Berlusconi, mi usi la cortesia di spiegare all'opinione pubblica la "faccenda Berruti". Quale?Le rammento i fatti. Il 12 novembre 1979, a Milano, il capitano della Guardia di Finanza Massimo Maria Berruti si presento' negli uffici di Foro Bonaparte della sua Edilnord, signor Berlusconi, e interrogo' proprio lei sui complicati giri societari e finanziari - farciti di prestanome, come abbiamo visto - che le avevano permesso di edificare Milano2. Certo ricorda, signor Berlusconi, che lei rispose al capitano Berruti a questo modo: "Non sono il proprietario della Edilnord e tanto meno della Sogeat. Io sono un semplice consulente esterno". Nella relazione su questa ispezione, scritta e firmata da Berruti, risulta cosi'. Formalmente, la sua, fu una risposta ineccepibile, ma nella sostanza una menzogna tonante. Perche', signor Berlusconi, nego' l'evidenza? Di chi e che cosa ebbe paura? Non certo di Berruti, visto che pochi mesi dopo si dimettera' dalle Fiamme Gialle e presto diventera' consulente della Fininvest. Le ripeto la domanda: perche' sostenne di essere un "semplice consulente" delle societa' che avevano appena finito di edificare Milano2? A quale retroscena temette di essere associato? Forse si spavento' pensando che qualcuno avrebbe potuto domandarle chi realmente si celasse dietro i formidabili flussi finanziari arrivati dalla Svizzera alla Edilnord e alla Sogeat?Se non e' cosi', spieghi, dica come stanno le cose.Anche perche', vede, l'allora capitano Berruti (e attuale deputato Berruti di Forza Italia) nel pomeriggio di quel 12 novembre 1979 torno' a cercarla nei suoi uffici, signor Berlusconi, e le pose una domanda spiazzante. Berruti le chiese di spiegare come mai lei, che si era appena dichiarato "consulente esterno della Edilnord e della Sogeat", ovvero dell'intero affare Milano2, viceversa aveva garantito personalmente - tramite fideiussioni a diverse banche per importi monumentali - la solidita' di entrambe quelle societa'. Ma come, le fece notare la Gdf, i soci di capitale della Edilnord e della Sogeat erano ufficialmente svizzeri, cioe' i loro capitali erano svizzeri, e per loro garantiva un italiano, Berlusconi?

D'altra parte i fatti erano questi e cosi' la Gdf sospetto' - ma per poco, fintanto che Berruti non si dimise per mettersi a lavorare per lei, Cavaliere - che in realta' dietro le finanziarie elvetiche c'era ancora lei, Berlusconi. Sospetto piu' che legittimo direi, visto che ancora oggi non si sa, e appunto vengo a domandarle, chi c'era dietro le varie Eti Holding, Cofigen, Aktiengesellschaft & company. Capisce che se le Fiamme Gialle erano in qualche modo convinte che alle spalle di quelle sigle spuntava ancora lei, signor Berlusconi, la questione si complica, e di molto. Si', perche' a questo punto l'intera rete finanziaria da cui lei ricevette qualcosa come 200 miliardi in contanti quasi 30 anni fa, anziche' in Svizzera va collocata in Italia. E' cosi'? Dica, e' cosi' o si tratta di una mera fantasia? Non penso di poter tollerare il suo silenzio su questo punto centrale, perche' altrimenti entrerebbero in scena ben altri personaggi e situazioni. D'improvviso si materializzerebbero i fantasmi che circondano Marcello Dell'Utri, sotto processo a Palermo per mafia. Lugubri scenari che lei ha un solo modo per cancellare: raccontare tutto, nome per nome

 

 

Svelato il primo grande segreto di Silvio Berlusconi: ecco le Holding fantasma del suo impero - Le sedici casseforti occulte - Ruggeri, autore di saggi sul Cavaliere, racconta la clamorosa scoperta

Signor Berlusconi, abbiamo novita' per lei. Ha letto i giornali, ultimamente? Ha saputo che da Palermo e' iniziata a circolare la notizia che le "famose" holding del suo impero finanziario non sarebbero 22 - come lei giura e stragiura - ma molte di piu', esattamente 38? Ebbene... sorpresina, Cavaliere: abbiamo le prove della loro esistenza. Guardi, per non toglierle il piacere di assaporare la notizia, diamo la parola direttamente a chi le ha individuate, ne ha documentato ogni caratteristica amministrativa, e di tutto cio' detiene ampia certificazione a prova di ogni verifica. Inclusa la sua, signor Berlusconi, e' ovvio.

Giovanni Ruggeri, lei e' autore di alcuni libri d'inchiesta su Silvio Berlusconi, mi pare.

"Si', due per l'esattezza"

Il primo quando lo scrisse?

"Il primo, intitolato "Berlusconi, inchiesta sul signor Tv", usci' in prima edizione presso gli Editori Riuniti nel 1987. Lo stesso libro fu poi ripubblicato nel febbraio 1994 dalla casa editrice Kaos di Milano, riveduto, ampliato e aggiornato, chiaramente".

Dopo di che, lei scrisse la seconda opera?

"Si', "Berlusconi, gli affari del presidente", alla fine del 1994. E' stata pubblicata anche questa dalla Kaos Edizioni di Milano".

Lavorando alla stesura di questi due saggi, lei ha mai avuto modo di venire a conoscenza di notizie relative agli assetti societari del gruppo Fininvest?

"Certamente. Anzi, io mi vanto, ripeto, mi vanto di essere il primo e l'unico ad aver scritto che le famose holding, la cassaforte dell'impero Fininvest, non sono 22, ma sono 38".

Scusi, Ruggeri, chi sostiene siano 22?

"Sono ufficialmente dichiarate tali dalla stessa Fininvest, ma non solo, come ogni societa' che si occupa di editoria e telediffusione, la Fininvest ha dovuto comunicare al Garante l'assetto societario delle sue emittenti, e lo ha fatto citando appunto le 22 holding, per cui non ci piove, ufficialmente sono tali, e il patrimonio della Fininvest, di cui una parte notevole risulta essere di proprieta' personale di Silvio Berlusconi, e' stato dichiarato distribuito appunto in queste 22 holding".

Che pero' non sono le sole, perche' lei sostiene, e ora le vengo subito a chiedere con quali prove, che in realta' sono 16 piu' di quelle dichiarate dalla medesima societa' televisiva.

"Si'. Io l'avevo scoperto gia' dieci anni fa. Allora ne scrissi, pero' a quel tempo avevo contezza fossero 38, ma quando uscirono i miei libri non avevo ancora reperito tutte le 38 holding, cosa che ho fatto in un secondo momento. Per cui scrissi: si', ho la certezza che si tratta di 38 holding e non di sole 22, tuttavia non potei sviluppare l'argomento come avrei voluto, e come potrei fare oggi, perche' mi mancava la ricognizione documentale delle ulteriori 16, ricognizione che dovevo ancora fare. Le rivelo che a quel tempo delle 38 holding conoscevo, avevo dettagliata documentazione, ovviamente delle prime 22 e dell'ultima, la trentottesima. Delle altre conoscevo l'esistenza, emergevano da confronti di dati, ma alle prove materiali sono arrivato dopo".

Lei esattamente cosa ha individuato, cosa ha scoperto in dettaglio delle 16 holding "fantasma"?

"Le prime 22 Holding Italiane sono state costituite tutte il 19 giugno 1978, ma in quella stessa data nascono anche le Holding Italiane 23, 24, 25, 26, 27 e 28. Altre quattro, dalla Holding Italiana ventinovesima alla trentaduesima, vengono fondate il 22 dicembre 1978, e infine tutte le altre, dalla Holding Italiana trentatreesima alla trentottesima, nascono, cioe' vengono costituite, il 27 marzo 1981. Noi parliamo di holding, quindi, che esistono gia' da un bel pezzo, 17 anni".

Lei e' riuscito a capire, ci sono prove, che queste ulteriori holding detengano quote del capitale della Fininvest?

"Certamente. Intanto cio' che colpisce e' la trasformazione che queste 16 holding aggiuntive, rimaste sconosciute, hanno subito nel tempo. Trasformazioni equivalse al cambiamento di nome, ma non di proprieta'".

Cioe'?

"La differenza sostanziale fra le 22 holding "ufficiali" e le 16 "occulte" sta in questo: le prime, quelle dichiarate tali da Berlusconi e dalla Fininvest, sono delle scatole vuote, si limitano a riscuotere i dividendi. Le altre 16, invece, sono societa' operative. Hanno un operare frenetico, ed e' proprio questo che ha reso difficile l'individuazione, il loro reperimento. Ad ogni modo, sono riuscito a fare un elenco preciso, elenco che comprende trasformazioni, variazioni di sede e di oggetto sociale da quello originario. Le faccio un esempio: la Holding 33 dopo vorticose mutazioni e' diventata... Tele Posillipo, la numero 34 Tele Sondrio, la numero 35 e' diventata una finanziaria, la Safim Finanziaria".

Quindi oggi non esistono piu' come tali, come Holding Italiana numero...

"Formalmente no, ma sostanzialmente si', la proprieta' e' sempre quella, sono state fatte variazioni per camuffarle, credo, o per ragioni che risultano del tutto incomprensibili, se non si tratta di nascondere qualcosa. Ad ogni modo non ci sono problemi, ho tutti i dati con me per la loro esatta individuazione".

Che dati?

"Tutti. Il numero di registro di ognuna di loro che le identifica presso le Camere di Commercio, il numero del fascicolo presso le Cancellerie dei Tribunali Civili, insomma e' tutto molto chiaro, almeno a me. Posso affermare di avere chiarissimo l'intero organigramma societario della Fininvest, incluso questo groviglio nascosto".

Lei e' certo del fatto che queste 16 holding siano riconducibili alla Fininvest? Che prove ha per affermarlo?

"La loro composizione. Tutte queste 16 holding vengono costituite dagli stessi personaggi al servizio della Fininvest, ossia dallo studio del commercialista Armando Minna, oggi deceduto, e di sua moglie, la signora Nicla Crocitto. Caratteristica di tutte queste holding e' che nascono come Srl con 20 milioni di capitale, fondatori sono il commercialista Armando Minna e la moglie, come dicevo poc'anzi. Il commercialista si intesto' il 90% del capitale iniziale, il rimanente la consorte. Nascono cosi', poi si trasformano in Spa, con capitale iniziale di 200 milioni, elevato di norma a 2 miliardi. Poi accadde un fatto che cambio' le cose. Il 29 gennaio 1982 il commercialista Armando Minna mori' in un incidente stradale piuttosto strano, per la verita', e la vedova, la signora Nicla Crocitto, si ritiro' a vita privata. Ecco che allora amministratore di tutte queste 16 holding divento' Luigi Foscale, zio di Silvio Berlusconi e padre di Giancarlo Foscale. Il signor Luigi Foscale, ex dirigente della Fiat, nonostante i suoi anni, marcia oltre gli ottanta, fino al 1995, ma suppongo ancora oggi, era amministratore unico delle holding di cui stiamo parlando".

Che senso ha tutto questo marchingegno segreto, secondo lei?

"Amo dire le cose quando ho una certezza assoluta. Guardi, le holding ci sono, il meccanismo lo conosco perfettamente, e anche a cosa serve. Per le 22 Holding "ufficiali" la Fininvest ha dichiarato che la loro esistenza e' necessaria per risparmi fiscali, io vado piu' in la', anche perche' non si capisce come mai la stessa Fininvest queste ulteriori 16 Hoding le ha sempre tenute nascoste".

La notizia delle 38 e non piu' 22 holding esce dalla Procura di Palermo che sta indagando nell'ipotesi di riciclaggio di capitali mafiosi in relazione a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.

"Le diro' che a me, tutto sommato, fa piacere dopo tanto tempo vedere che la magistratura scopre cose delle quali avevo scritto gia' 10 anni fa. Per un autore, e' una soddisfazione. Noto anche dell'altro, rispetto questa notizia".

Cosa?

"Stando alle agenzie stampa, l'Ansa per la precisione, nei primi giorni dell'agosto scorso sarebbero stati prelevati documenti da due societa' fiduciarie della Banca Nazionale del Lavoro a Milano e a Roma, la Saf e Servizio Italia".

E quindi?

"Ma chiaramente, dico io, ci voleva tanto tempo per arrivarci? Io, in questi miei libri, ho chiesto esplicitamente a Silvio Berlusconi di dire chi c'e' dietro, che tipo di mandato ha dato proprio a queste due fiduciarie. Il mio ragionamento al riguardo era molto semplice, dicevo: Cavaliere, lei sostiene che e' tutto in ordine, che e' tutto chiaro rispetto la proprieta' della Fininvest? Lo dimostri. Noi sappiamo che lei ha operato dietro la facciata di queste due fiduciarie infiltrate pesantemente dalla P2, lei ha iniziato a servirsi di queste due fiduciarie e continua a farlo proprio quando erano controllate dalla P2 di Licio Gelli. Lei le ha usate, dicevo a Berlusconi gia' allora, nel 1987, per occultare i volti dei suoi finanziatori. D'altra parte, le societa' fiduciarie esistono proprio per questo. Cio' non significa a priori che il denaro sia maleodorante e i personaggi anche, ma il fatto che vi si ricorra, suscita delle perplessita'. Allora, vogliamo uscire dall'equivoco, dalle congetture, dissi a Berlusconi. Renda pubblici i mandati di queste fiduciarie".

Berlusconi rispose?

"Assolutamente no. E allora io, continuavo a dire, non posso non ricordare che dietro queste stesse fiduciarie c'era Licio Gelli e Tassan Din, che addirittura aveva il suo "ufficio privato" diciamo cosi', dentro una delle sedi di queste fiduciarie, cosi' come non posso scordare che con queste fiduciarie aveva rapporti Flavio Carboni, e via elencando".

Parlando di queste due societa' della Bnl, le risulta che abbiano avuto in qualche modo a che fare, intrattenuto rapporti voglio dire, con esponenti della mafia siciliana?

"Si'. Con esponenti di Cosa Nostra".

Torniamo la cuore del problema: esattamente quando ha scoperto i dati circostanziati relativi alle 16 Holding fantasma?

"Ho ultimato le ricerche alla fine del 1997"

Con questi nuovi risultati, ha intenzione di scrivere un altro libro?

"A questa domanda non intendo rispondere".

Un'ultimissima questione. Lei e' un giornalista, per chi lavora?

"Sono un inviato del settimanale Gente da 25 anni".

Ruggeri, mi permetta l'impertinenza, Berlusconi sostiene che tutti coloro, non importa se giornalisti o magistrati, "parlano male di lui", sono dei comunisti. Lei, se intende dirmelo, e' comunista?

"Mai stato comunista in vita mia. Questa poi..

Berlusconi mafioso? 11 domande al Cavaliere per negarlo Dai miliardi per comprare il terreno della futura Milano2, alle societa' siciliane con parenti di Buscetta: al Signore di Arcore la parola. Spieghi, e sia chiaro

di max parisi

Basta. Basta con questa indicibile manfrina messa in piedi dai mezzi di comunicazione di massa sulle vicende giudiziarie - specialmente quelle palermitane - di Silvio Berlusconi. E' arrivata l'ora delle certezze definitive. Di seguito presento al signor Berlusconi una serie di domande invitandolo pubblicamente a rispondere nel merito con cristallina chiarezza affinche' una volta per tutte sia lui in prima persona a dimostrare - se ne e' capace - che con Cosa Nostra non ha e non ha mai avuto nulla a che fare. A scanso di equivoci e strumentalizzazioni, gia' da ora - signor Berlusconi - le annuncio che nessuna delle notizie sul suo conto che leggera' in questo articolo e' frutto di "pentimenti", e nessuna delle domande che le sto per porre si basa o prende spunto anche fosse in modo marginale dalle parole dei cosiddetti "pentiti". Tutto al contrario, esse si basano su personali indagini e su documenti amministrativi che in ogni momento - se lo riterra' - potro' inviarle perche' si sinceri della loro autenticita'. Detto questo, prego, legga, e mi sappia poi dire.Partiamo da lontano, perche' lontano inizia la sua storia imprenditoriale, signor Berlusconi.

Primo quesito: lei certamente ricorda che il 26 settembre 1968 la sua societa' - l'Edilnord Sas - acquisto' dal conte Bonzi l'intera area dove di li' a breve lei costruira' il quartiere di Milano2. Lei pago' l'area circa 4.250 lire al metro quadrato, per un totale di oltre 3 miliardi. Questa somma, nel 1968 quando lei aveva appena 32 anni e nessun patrimonio familiare alle spalle, e' di enorme portata. Oggi, tabelle Istat alla mano, equivarrebbe a 38 miliardi, 739 milioni e spiccioli. Dopo l'acquisto - intendo dire nei mesi successivi - lei apri' un gigantesco cantiere edilizio, il cui costo arrivera' a sfiorare 500 milioni al giorno, che in circa 4-5 anni portera' all'edificazione di Milano2 cosi' come e' oggi. Ecco la prima domanda: signor Berlusconi, a lei, quando aveva 32 anni, gli oltre 30 miliardi per comprare l'area, chi li diede? Inoltre: che garanzie offri' e a chi per ricevere tale ingentissimo credito? In ultimo: il denaro per avviare e portare a conclusione il super-cantiere, chi glielo forni'? Vede, se lei non chiarisce questi punti, si e' autorizzati a credere che le due misteriose finanziarie svizzere amministrate dall'avvocato di Lugano Renzo Rezzonico "sue finanziatrici", cosi' come altre finanziarie elvetiche che entreranno in scena al suo fianco e che tra poco incontreremo, sono paraventi dietro i quali si sono nascosti soggetti tutt'altro che raccomandabili. Si', perche' - mi creda signor Berlusconi - nel 1998, oggi, se lei chiarisse una volta per tutte, con nomi e cognomi, chi le presto' tale gigantesca fortuna facendo con questo crollare ogni genere di sospetto e insinuazione sul suo conto, nessuno e dico nessuno si alzerebbe per criticarla sostenendo che lei opero' con capitali sfuggiti, per esempio, al fisco italiano e riparati in Svizzera, poi rientrati in Italia grazie alla sua attivita' imprenditoriale. Sarei il primo ad applaudirla, signor Berlusconi, se la realta' fosse questa. Se invece di denaro frutto di attivita' illecite, si tratto' di risparmi onestamente guadagnati e quindi sottratti dai rispettivi proprietari al fisco assassino italiota che grazie a lei ridiventarono investimenti, lei sarebbe da osannare. Parli, signor Berlusconi, faccia i nomi e il castello di accuse di riciclaggio cadra' di schianto. Secondo quesito: il 22 maggio 1974 - certamente lo ricorda, signor Berlusconi - la sua societa' "Edilnord Centri Residenziali Sas" compi' un aumento di capitale che cosi' arrivo' a 600 milioni (4,8 miliardi di oggi, fonte Istat). Il 22 luglio 1975 la medesima societa' esegui' un altro aumento di capitale passando dai suddetti 600 milioni a 2 miliardi (14 miliardi di oggi, fonte Istat). Anche in questo caso, vorrei sapere da dove e da chi sono arrivati queste forti somme di denaro in contanti. Terzo quesito: il 2 febbraio 1973 lei fondo' un'altra societa', la Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa sua piccola impresa divento' una Spa con un aumento di capitale a 500 milioni. In seguito, quei 500 milioni diventeranno 2 miliardi e lei fara' in modo di emettere anche un prestito obbligazionario per altri 2 miliardi. Signor Berlusconi, anche in questo caso le chiedo: il denaro in contanti per queste forti operazioni finanziarie, chi glielo diede? Fuori i nomi. Quarto quesito: lei non puo' essersi scordato che il 15 settembre 1977 la sua societa' Edilnord cedette alla neo-costituita "Milano2 Spa" tutto il costruito del nuovo quartiere residenziale nel Comune di Segrate battezzato "Milano2" piu' alcune aree ancora da edificare di quell'immenso terreno che lei compero' nel '68 per l'equivalente di piu' di 32 miliardi in contanti. Tuttavia quel 15 settembre di tanti anni fa, accadde un altro fatto: lei, signor Berlusconi, decise il contemporaneo cambiamento di nome della societa' acquirente. Infatti l'impresa Milano2 Spa inizio' a chiamarsi cosi' proprio da quella data. Il giorno della sua fondazione a Roma, il 16 settembre 1974, la futura Milano2 Spa - come lei senza dubbio rammenta - viceversa rispondeva al nome di Immobiliare San Martino Spa, "forte" di un capitale di lire 1 (un) milione, il cui amministratore era Marcello Dell'Utri. Lo stesso Dell'Utri che lei, signor Berlusconi, sostiene fosse a quell'epoca un <>. Sempre il 15 settembre 1977, quel milione venne portato a 500 e la sede trasferita da Roma a Segrate. Il 19 luglio 1978, i 500 milioni diventeranno 2 miliardi di capitale sociale. Ecco, anche in questo caso, vorrei sapere dove ha preso e chi le ha fornito tanto denaro contante e in base a quali garanzie. Quinto quesito: signor Berlusconi, il cuore del suo impero, la notissima Fininvest, certamente ricorda che nacque in due tappe. Partiamo dalle seconda: l'8 giugno 1978 lei fondo' a Roma la "Finanziaria d'Investimento Srl" - in sigla Fininvest - dotandola di un capitale di 20 milioni e di un amministratore che rispondeva al nome di Umberto Previti, padre del noto Cesare di questi tempi grami (per lui). Il 30 giugno 1978 il capitale sociale di questa sua creatura venne portato a 50 milioni, il 7 dicembre 1978 a 18 miliardi, che al valore d'oggi sarebbero 81 miliardi, 167 milioni e 400 mila lire. In 6 mesi, quindi, lei passo' dall'avere avuto in tasca 20 milioni per fondare la Fininvest Srl a Roma, a 18 miliardi. Fra l'altro, come lei certamente ricorda, la societa' in questo periodo non possedeva alcun dipendente. Nel luglio del 1979 la Fininvest Srl, con tutti quei soldi in cassa, venne trasferita a Milano. Poco prima, il 26 gennaio 1979 era stata "fusa" con un'altra sua societa' dall'identico nome, signor Berlusconi: la Fininvest Spa di Milano. Questa societa' fu la prima delle due tappe fondamentali di cui dicevo poc'anzi alla base dell'edificazione del suo impero, e in realta' di milanese aveva ben poco, come lei ben sa. Infatti la Fininvest Spa venne anch'essa fondata a Roma il 21 marzo del 1975 come Srl, l'11 novembre dello stesso anno trasformata in Spa con 2 miliardi di capitale, e quindi trasferita nel capoluogo lombardo. Tutte operazioni, queste, che penso', decise e attuo' proprio lei, signor Berlusconi.Dopo la fusione, ricorda?, il capitale sociale verra' ulteriormente aumentato a 52 miliardi (al valore dell'epoca, equivalenti a piu' di 166 miliardi di oggi, fonte Istat). Bene, fermiamoci qui. Signor Berlusconi, i 17 miliardi e 980 milioni di differenza della Fininvest Srl di Roma (anno 1978) chi glieli forni'? Vorrei conoscere nomi e cognomi di questi suoi munifici amici e anche il contenuto delle garanzie che lei, signor Berlusconi, offri' loro. Lo stesso dicasi per l'aumento, di poco successivo, a 52 miliardi. Naturalmente le chiedo anche notizie sull'origine dei fondi, altri 2 miliardi, della "gemella" Fininvest Spa di Milano che lei fondo' nel 1975, anno pessimo per cio' che attiene al credito bancario e ancor peggio per i fondamentali dell'economia del Paese. Sesto quesito: lei, signor Berlusconi, almeno una volta in passato tento' di chiarire il motivo dell'esistenza delle 22 (ma c'e' chi scrive, come Giovanni Ruggeri, autore di "Berlusconi, gli affari del Presidente" siano molte di piu', addirittura 38) "Holding Italiane" che detengono tuttora il capitale della Fininvest, esattamente l'elenco che inizia con Holding Italiana Prima e termina con Holding Italiana Ventiduesima. Lei sostenne che la ragione di tale castello societario sta nell'aver inventato un meccanismo per pagare meno tasse allo Stato. Cosi' pure, signor Berlusconi, lei ha dichiarato che l'inventore del marchingegno finanziario, che ripeto detiene - sono sue parole - l'intero capitale del Gruppo, fu Umberto Previti e l'unico scopo per il quale l'invento' consisteva - e consiste tutt'oggi - nell'aver abbattuto di una considerevole percentuale le tasse, ovvero il bottino del rapinoso fisco italiota ai suoi danni, con un meccanismo assolutamente legale. Queste, mi corregga se sbaglio, furono le ragioni che addusse a suo tempo, signor Berlusconi, per spiegare il motivo per cui il capitale della Fininvest e' suddiviso cosi'. E' una motivazione, pero', che a molti appare quanto meno curiosa, se raffrontata - ad esempio - con l'assetto patrimoniale di un altro big dell'imprenditoria nazionale, Giovanni Agnelli, che viceversa ha optato da molti anni per una trasparentissima societa' in accomandita per detenere e definire i propri beni e quote del Gruppo Fiat. In sostanza lei, signor Berlusconi, piu' volte ha ribadito che "dietro" le 22 Holding c'e' soltanto la sua persona e la sua famiglia. Non avro' mai piu' motivo di dubitare di questa sua affermazione quando lei spieghera' con assoluta chiarezza le ragioni di una sua scelta a dir poco stupefacente. Questa: c'e' un indirizzo - a Milano - che lei, signor Berlusconi conosce molto bene. Si tratta di via Sant'Orsola 3, pieno centro cittadino. A questo indirizzo nel 1978 nacque una societa' fiduciaria - ovvero dedita alla gestione di patrimoni altrui - denominata Par.Ma.Fid.A fondarla furono due commercialisti, Roberto Massimo Filippa e Michela Patrizia Natalini. Detto questo, certo rammenta, signor Berlusconi, che importanti quote di diverse delle suddette 22 Holding verranno da lei intestate proprio alla Par. Ma.Fid. Esattamente il 10 % della Holding Italiana Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Ventunesima e Ventiduesima, piu' il 49% della Holding Italiana Prima, la quale - in un perfetto gioco di scatole cinesi - a sua volta detiene il 100% del capitale della Holding Italiana Sesta e Settima e il 51% della Holding Italiana Ventiduesima. Vede, signor Berlusconi, dovrebbe chiarirmi per conto di chi la Par.Ma.Fid. gestira' questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perche' lei decise di affidare proprio a questa societa' tale immensa fortuna. Infatti lei - che e' un attento lettore di giornali e ha a sua disposizione un ferratissimo nonche' informatissimo staff di legali civilisti e penalisti - non puo' non sapere che la Par.Ma.Fid. e' la medesima societa' fiduciaria che ha gestito - esattamente nello stesso periodo - tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e grande riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta e altri boss - di area corleonese e non - operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona. Quindi, signor Berlusconi, a chi finivano gli utili della Fininvest relativi alle quote delle Holding in mano alla Par.Ma.Fid.? Per conto di chi la Par.Ma.Fid. incassava i dividendi e gestiva le quote in suo possesso? Chi erano - mi passi il termine - i suoi "soci", signor Berlusconi, nascosti dietro lo schermo anonimo della fiduciaria di via Sant'Orsola civico 3? Capisce che in assenza di una sua precisa quanto chiarificatrice risposta che faccia apparire il volto - o i volti - di coloro che per anni incasseranno fior di quattrini grazie alla Par.Ma.Fid., ovvero alle quote della Fininvest detenute dalla Par.Ma.Fid. non si sa per conto di chi, sono autorizzato a pensare che costoro non fossero estranei all'altro "giro" di clienti contemporaneamente gestiti da questa fiduciaria, clienti i cui nomi rimandano direttamente ai vertici di Cosa Nostra. Settimo quesito: e' universalmente noto che lei, signor Berlusconi, come imprenditore e' "nato col mattone" per poi approdare alla televisione. Proprio sull'edificazione del network tivu' e' incentrato questo punto. Lei, signor Berlusconi, certamente ricorda che sul finire del 1979 diede incarico ad Adriano Galliani di girare l'Italia ad acquistare frequenze tivu'. Lo scopo - del tutto evidente - fu quello di costituire una rete di emittenti sotto il suo controllo, signor Berlusconi, in modo da poter trasmettere programmi, ma soprattutto pubblicita', che cosi' sarebbe stata "nazionale" e non piu' locale. La differenza dal punto di vista dei fatturati pubblicitari, ovviamente, era enorme. Fu un piano perfetto. Se non che, Adriano Galliani invece di buttarsi a capofitto nell'acquisto di emittenti al Nord, inizio' dal Sud e precisamente dalla Sicilia, dove entro' in societa' con i fratelli Inzaranto di Misilmeri (frazione di Palermo) nella loro Retesicilia Srl, che dal 13 novembre 1980 vedra' nel proprio consiglio di amministrazione Galliani in persona a fianco di Antonio Inzaranto. Ora lei, signor Berlusconi, da imprenditore avveduto qual e', non puo' non avere preso informazioni all'epoca sui suoi nuovi soci palermitani, personaggi molto noti da quelle parti per ben altre questioni, oltre la tivu'. Infatti Giuseppe Inzaranto, fratello di Antonio nonche' suo partner, e' marito della nipote prediletta di Tommaso Buscetta. No, sia chiaro, non mi riferisco al "pentito Buscetta" del 1984, ma al super boss che nel '79 e' ancora braccio destro di Pippo Calo' e amico intimo di Stefano

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