LA JURISPRUDENCE ANALITICA DI GIOVANNI AUSTIN E LA SCIENZA GIURIDICA.

Roma 15 Ottobre 209(Corsera.it) Enciclopedia Universale di Scienze Giuridiche.Spunti ,studi e commenti,riflessi nella storia contemporanea.A cura di Matteo Corsini.

Austin la costruzione di un sistema razionale del diritto.Ma sopratutto per Giovanni Austin è importante determinare la coerenza e la coordinazione formale delle norme e dei concetti giuridici ad esse ricollegate,non tanto il contenuto.Il quadro in  cui lavora Austin è volontariamente asfittico,diventando brillante esempio di quella filosofia del diritto positivo,sebbene molti caratteri come la completezza....

.....dell'ordinamento gli sfugge nella sua intensità .Prescinde da ogni contenuto etico e dai presupposti storici o sociologici.Jurisprudence e legislation sono i due ambiti di manovra di Austin,al di là dei condizionamenti o le influenze che necessariamente condizionano il divenire della creazione legislativa.Curare l'immagine,l'aspetto estetico e dunque sintetico.Si oppone e le dichiara ambigue e fuorvianti le teorie di diritto naturale,quelle per designare le leggi di Dio.L'essenza della sua province of jurisprudence è il campo di applicazione della scienza del diritto è il diritto positivo,ilo comando del sovrano.

Sono i concetti formali quelli su cui costruisce la sua teoria del diritto,procede analizzando i concetti astratti rinvenuti nell'esperienza degli ordinamenti giuridici positivi delle società evoluti che denomina refined societies,come il diitto oggettivo stesso,i comandi che ne scaturiscono, visualizzazione della sanzione,sovranità,il diritto soggettivo,atto giuridico.Il suo sforzo è quello di enumerare le suddistinzioni,determinando i rapporti logici che intercorrono tra di loro,arrivando a concepire una dottrina generale del diritto costituita da un sistema di concetti formali,definiti.Applica in bella misura il oncetto kantiano del diritto a guisa di forma o tradizionalmente come quello che ricorda Wolff.

La jurisprudence austiniana converge con vigore e rinnovato entusiasmo nella medesima direzione prescelta dai giusnaturalisti setecenteschi che intendevano costruire una scienza ,come sistema razionale  di concetti giuridici.Ma questa sua visione si scontra frontalmente con il concetto della medesima teoria giusnaturalista " di voler dedurre a priori dalla ragione un sistema di concetti,che erano astratti,rimanevano tali,avulsi dalla realtà storica del diritto."(Guido Fassò.edizioni Laterza)

Il pericolo di qusta teorizzazione di Austin e che avendo scorticato la giursprudenza dalla sua stessa struttura fenomenologica,il dinamismo intrinseco della storia nella sua evoluzione,essa stessa diventi come spiega Fassò,astratta dalla realtà,perdendo di vista la forza delel spinte esterne,il condizionamento evidente che il diritto subisce dall'evolversi degli accadimenti storici.Ricordiamoci infatti che Austin esclude dal campo dei suoi interventi il diritto consuetudinario e il diritto internazionale,poichè secondo il suo ragionamento tali norme non sarebbero applicabili in quanto non derivanti dal comando del sovrano,illegittime dunque.

Nella storia della filosofia analitica del diritto si registra la presenza, ancora prima della filosofia del diritto propriamente analitica, di una tradizione preesistente, la cosiddetta analytical jurisprudence, i cui inizi risalgono storicamente alla cultura giuridica inglese della fine del Settecento e della prima metà dell’Ottocento e soprattutto ai lavori pionieristici di Bentham ed Austin [1] .

Non può negarsi che la analytical jurisprudence, soprattutto nelle seminali indicazioni fornite da Bentham sul carattere linguistico dell’analisi dei concetti giuridici e sul modello di definizione – contestuale – da adottare, abbia anticipato metodi e temi poi effettivamente impiegati dalla filosofia analitica del diritto, in particolare da Hart, autore che prende espressamente le mosse dalla formulazione del positivismo giuridico presentata da Bentham ed Austin.

Va ricordato però che, fra analytical jurisprudence e filosofia del diritto analitica vi è una sostanziosa differenza di carattere metodologico, che riguarda il modo stesso di intendere l’analisi concettuale[2].

L’analytical jurisprudence intende l’analisi in un senso debole, non precisamente caratterizzato dal punto di vista filosofico, cioè come un metodo che procede a una disarticolazione e ad una scomposizione, nei loro elementi costitutivi, delle nozioni sottoposte ad immagini; la filosofia analitica del diritto intende invece l’analisi in senso forte, con una marcata caratterizzazione filosofica, cioè un’analisi condotta in modo programmatico e tendenzialmente esclusivo sul linguaggio in cui vengono espressi i problemi filosofici e teorici di volta in volta considerati rilevanti.

 

 

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