IRAN ANCORA LA PAURA DELLA GUERRA ATOMICA.

 Roma 20 Ottobre 2009(Corsera.it) di Matteo Corsini

Se ci svegliassimo domani mattina con la paura della guerra atomica in tasca,allora vorrebbe dire che tutto quello per cui in questi anni abbiamo sgobbato non è servito a nulla.Ogni nostro progetto finirebbe per diventare pleonastico,inutile,da secchio della spazzatura.La tesi di laurea,la famiglia,la casa,il contratto di lavoro.L'acredine,l'odio e l'invidia cesserebbero di esistere,come luci intermittenti del nostro quotidiano.La guerra estirperebbe ogni male comune dell'esistenza per...

....ribaltare il suo interesse verso la sola cosa che in quel momento avrebbe un valore assoluto,la vita,i modi in cui questa si può strappare alla morte.

Per agitare le acque del nostro desiderio ,non bastano dunque le tragedie del quotidiano,serve quella luce accesa,un campanello di allarme atomico,in grado di risvegliare ogni nostro senso,rendenderlo utile a qualcosa,perchè all'inutilità si è addormetato dopo anni di rilassato tepore della pace.Quella luce riporta nei ricordi il rumore dei cingolati della guerra in Afghanistan,le pale degli elicotteri del Vietnam,gli squarci di fuoco e colpi di cannone del Kossovo.Sono le guerre di confine alla nostra civiltà,quelle che abbiamo guardato nella lente di ingrandimento dei giornali,nelle veloci immagini delle televisioni,che ti scorrono frontalmente quando ingurgiti la cena dopo una estenuante giornata di lavoro.Adesso quello squarcio è nel nostro ventre,asciutto,sbiadito,improvvisamente preoccupato perchè ci finiremo dentro ineluttabilmente,senza che si possa respingere al mittente,quel pacco bomba atomica,pronto a schiudersi e dilaniare le nostra membra.

LO abbiamo capito,perchè la morte dei pasdaran iraniani è come colpire dentro casa il nemico,svegliarlo,schiaffeggiarlo in viso e infine aspettare seduti difronte a lui che prenda la pistola per spararci in mezzo agli occhi.Questo è quello che vogliamo,qualcuno lo ha organizzato per noi,non era stanco dei disastri perpetuati nel corso anche degli ultimi anni di storia,ne voleva ancora,forse per divertirsi o per farci stare in ansia.

Adesso dovremmo camminare con lei,quell'amica inaspettata che immaginavamo di aver riposto nel baule della vecchia casa di campagna,memoria infinita della nostra giovinezza.Ma questa sensazione nuova,ricomposta,non ci riporta indietro,ci catapulta in un futuro buio,senza luci,intriso di sangue,sofferenza e paura.Non abbiamo più voglia di vedere ancora le fotografie dei mille bambini uccisi della Palestina o di Israele,non abbiamo voglia di ascoltare il lamentio stridente delle madri affrante,gettate in terra sulle ginocchia che a braccia aperte invocano la pietà misericodiosa del Signore per liberarsi di quella immensa tristezza.

La guerra atomica,come un grande mistero,il viaggio nell'aldilà,dove ogni frontiera decade per sempre,dove nulla ormai conta,forse ci unisce in quell'ultimo disperato tentativo di restare in piedi a quella palla di fuoco che improvvisamente si alza e ci immerge nel suo stagno bollente senza i grandi dinosauri.Spazza via il pensiero,l'amore,i figli,le madri,il bosco innaturale della incomprensione dei popoli.E' reclinato sul lato e ti guarda,il ghigno del bandito che ha fatto esplodere quella scintilla infernale perchè non aveva niente da perdere lui,non capiva neanche come si chiamasse e noi abbiamo armato la sua ferocia,l'odio disumano che trasuda dalle viscere della terra.

Se qualche volta abbiamo cercato l'essenza immutabile della natura umana,perfetta e fuori dal tempo,adesso sappiamo che ci è sfuggita di mano,corre verso di noi per quell'abbraccio che non riscalda.Quanto è dunque inutile stata questa mia ultima giornata e le altre indietro,quelle che ho percorso con lei,magari mano nella mano,in quel sentiero del parco,al limitare della metropoli,quando inizia l'Inverno e già si pensa al Natale,a pattinare sul ghiaccio.Cancellato via tutto,senza ricordi,che trovi ifficili da apprezzare,perchè ti lasciano l'amaro in bocca,sono tristi della loro stessa espressione.Vorresti dell'altro? Si magari vorrei andare al cinema e anche al teatro,cullarmi nel senso del vuoto e dell'abbondono della riflessione,come faccio ogni giorno quando lascio che la sveglia suoni per non andare al lavoro,per perderemi tra le coperte del letto,i cuscini gonfi delle piume di quel viaggio immenso che durante la notte mi ha sorpreso all'improvviso e non volevo certamente lasciarlo per un lurido capoufficio,quella lunga interminabile corsa dal viale al centro della città,quella allucinante condanna a vita della mia quotidiana esistenza.Mi ero liberato di tutto questo dopo anni di battaglie dentro il mio IO e mi ritrovo scaraventato in quel lampo di luce che non so neanche precisamente osa sia e come si sviluppa,ma mi ha abbagliato,mi ha strappato via quella tenue concentrazione che chiedevo a me stesso per resistere alle angoscie di ogni minuto,del lento incedere della metropolitana,quando riemergo e penso che prima o poi tornerò indietro e non avrò rimpianti.

Proprio ieri sera insieme a Lei,inseparabile figura femminile,avevamo finito di attaccare quel quadro di Vespignani nell'unica parete bianca della stanza gialla,rotonda che roteava intorno a noi,giostra della felicità all'interno del mondo moderno.Un pezzo di civiltà che si era arreso alle nostre manie.Le toccavo i lunghi capelli biondi,le guardavo gli occhi,respirava e finalmente si era materializzata davanti a me,quasi un momento insperato,dopo tanti tristi digiuni e soffocamenti .Ci siamo baciati intensamente,per lunghi minuti,gettati sul tappeto,mentre la stanza continuava a girare velocemente come quella di una giostra del parco e per quanto immaginavo ne saremmo usciti fuori prima o poi,quel destino è rimasto a infilarci uno dentro l'altro,inanellati,come lampo di una cerniera o una cosa simile.Abbiamo girato intorno,come fanno gli aerei supersonici quando salgono in alto,oppure il vapore nelle ciminiere ,oppure il flauto quando il vento lo invade e lo divora confondendolo al suono del vento.

Adesso siamo qui dentro una bomba atomica,pronta a digerirci,soffocare quella giornata di sole,fatta di un tramonto normale,rosso,che batteva alle finestre della casa,lasciando che la notte vi si posasse sopra,come una coperta sui nostri corpi morbidi ,appena accesi dalla combustione della felicità intensa dell'amore.Non so per quante ore abbiamo fatto sesso,quello metropolitano,fatto di barriti e urla gutturali,quasi due sbandati si fossero trovati sulle rive di un fiume dopo giorni di digiuno nel deserto.

Mi guardo nella finestra e cerco di cogliere il  bagliore della prima esplosione e poi guardo lei perchè so  che immancabilmente dovrò perderla e non per vecchiaia o per solitudine,perchè qualcosa di più grande di quanto l'umanità avesse immaginato,me l'ha strappata dalle mani e io a lei e noi ai nostri figli.Ho paura,perchè a questi pensieri non eravamo abituati,noi quaggiù,dietro le frontiere di questa finestra,chiusi al buio e nel caldo delle nostre case,mentre là fuori qualcuno spara,uccide,si rincorre e mangia il ventre della donna che ha stuprato.Sono là dietro i nostri nemici e abbiamo lasciato che arrivassero fin dentro di noi,abbiamo lasciato che bussassero alla porta di casa,che trovassero il modo di comandare anche dove si ferma il bus che viene da lontano.

Ma sono sereno perchè proprio oggi mi ero licenziato ed ero andato a prendere i miei figli a scuola,avevo girato con loro nei viali della loro vita,insieme abbiamo sorriso.Ho lasciato in pace il mio corpo e lo spirito,il cellulare era muto e non suonava e un grande senso di liberazione si era impadronito del mio animo,lasciandomi respirare finalmente,dopo lunghissimi anni.Ero contento,inutile all'ingranaggio produttivo della civiltà,quasi estraneo a quei processi,alla logica.e per dirla tutta non me ne fregava niente,perchè correvo con loro ,i pensieri,coriandoli irraggiungibili.Forse presagivo che quell'ora atomica sarebbe scoccata di lì a poco,lasciandoci tutti in terra,bruciati vivi,in attesa che quel campanello di allarme desse inizio alle consuete esercitazioni scolastiche antiincendio.Non ci sarebbe più stato bisogno di quelle sceneggiate della prudenza.Perchè adesso,davanti ai miei occhi si compie il disastro,tutto brucia,non torneranno indietro le cose e le persone.Sebbene vedessi che camminavano davanti a me,già erano svanite,quasi un riflesso perduto.

"Dove andate di bello?" domandai senza girarmi,tanto le vedevo comunque,galleggiavano intorno a me.Erano veline di carbone.

"Cosa abbiamo fatto a fare la spesa?" mi dice lei.Siamo andati insieme al supermercato mentre mi figlio giocava a calcio e mia figlia dormiva nell'automobile parcheggiata.Abbiamo tracorso due ore insieme alla gente che fa la spesa,arriva trafelata dal lavoro.Erano quasi tutti impiegati,gente modesta,che rincorreva il sogno dell'esistenza,pochi gesti,poche parole,quasi automatismi,ma talmente belli e pieni di sapore che oggi li rivedo riflessi sempre qui dentro,nella finestra,quella che dovrebbre permettermi di vedere la scintilla di fuoco,prima di abbandonarmi al fuoco.

"Soltanto pochi istanti avrai per imprimerti come avviene la scena."

La scena della bomba atomica,quella che esplode con un tuono devastante,risucchia tutto dentro di sè e in pochi colpi vibranti arriva sotto le tue scarpe bruciando il pavimento come la lingue di un drago impazzito.Mi domando quante altre volte avrei dovuto lasciare di andare in ufficio e stare con loro quei figli che ho visto crescere senza neanche vederlo.Sono grandi,parlano,discutono,contraddicono quello che dico,non mi assomigliano affatto,hanno un altro carattere e sono felice per loro,io l'ho pessimo.Anzi mi detesto gran parte delle volte.Sono arrogante,supponente,mi vesto delle poche cose che ho letto e che scrivo,per poi anche dimenticarle il giorno dopo.Ho la memoria corta,il cuore fragile,mangio troppo e mi piace sciare,andare per le montagne,mi domando cosa sarà delle montagne dopo quella botta terribile.Esisteranno ancora? Si potrà andare a sciare? Sono domande banali ma scoppiano dentro come pop corn,regali di Natale,desideri,quei desideri che alle volte nascondiamo per sempre dentro di noi perchè sono impossibili.

Abbiamo bisogno di quella bomba?

Patrick,il jack russell mi guarda stupito,anche lui vorrebbe tornare indietro,nei sentieri del bosco,quelli che ogni mattina percorriamo di corsa,l'aria profumata ci riempie i polmoni,il sole scalda le ossa.Ogni giorno troviamo nuove cose da fare,episodi della vita che si ascoltano,giocano nei riflessi della luce,scompaiono poi all'improvviso,sono anche voli di uccelli che Patrick insegue tra le foglie,saltando nel suo caratteristico inseguimento da segugio.La bruma del mattino che ci avvolge,questo è un segreto del tempo,la storia che si strotola giorno per giorno insieme ai fatti della gente.Tutto sembra uguale,ma niente sta al suo posto come immaginiamo.E' il nostro paradiso in terra,lontano dal rumore del traffico,da quello che accade nei confini esterni.Lo sentiamo ,sono sibili,ma siamo in un altro dove,luogo,identità.Corriamo disperatamente perduti dentro di noi,quel profondo egoismo di vivere le cose,starci dentro,a galla,quasi una dimensione e se qualcuno ci guarda che rincorriamo i pennuti,certo non ci vergognamo.Mi metterei ad urlare,anzi dormire accovacciato sui rami,lasciando che la rugiada mi piova addosso come acqua.Stare immobili a guardare il tempo a cogliere le espressioni del viso dei ricordi,di qei compagni che abbiamo lasciato ognuno al proprio destino,anche avessero avuto bisogno di noi.Quante volte ho sentito il desiderio di dargli una mano? Quasi mai,anzi nessuna.Eppure il mio migliore amico ha il fratello che si droga,una famiglia distrutta.Ma sono sempre fuggito via da quelle enorme responsabilità di condividere almeno un gesto con lui,dopotutto di tempo insieme ne abbiamo trascorso parecchio.Ho avuto altre cose da fare,mi dico,ho dovto correre in ogni senso e lato della mia vita,ho dovuto battere il cuore pulsante della disoccupazione,trovare la forza per costruire una casa,scampare al traffico quotidiano,colpire ogni nemico che in ogni momento mi si preentava davanti agli occhi.Lo uccidevo senza guardarlo negli occhi,dovevo abbatterlo per proseguire nel sentiero del bosco.Sono stato in guerra in tutti questi anni,pronto ad uscire con l'elmetto in testa ogni mattina e insieme a me giungeva un intero esercito di pazzi indemoniati,pronti alle stesse stragi di sentimenti.Avreste fatto diversamente?

Mi domando allora come questa guerra che mi corre dentro sia diversa da quella fiamma gialla che tra poco ci investirà tutti,spazzando via anche quei sentimenti di odio.L'odio immane,l'odio totalitario,la luce della vendetta che scuote il mondo,era da sempre dentro di noi,ci inseguiva,ci pervadeva,era quella rugiada depositata sopra di noi come un'altra pelle.Una tuta mimetica dentro la giungla d'asfalto,lamiere,case,uffici,leggi,politica e avidità,ne verserei parecchia nel bicchiere della confessione.Immerso nella radura guardavo la storia o mi nascondevo da qualcosa?

L'ultima persona che interferiva nella mia vita si è chiusa la porta dietro le spalle.Adesso mi abbandono al silenzio,quello senza intrusioni,totale silenzio,mi addormento nell'effluvio delle parole che ascolto,la lascio trascorrere andare al di là.Sembra il ruscello tra la foresta,acqua che gorgheggia e mi anima di emozioni sconosciute.Ho iniziato da tempo a mettere ordine nei miei studi,un'idea che ho realizzato dopo almeno trentanni,tanti sono passati da quando scrivevo a Parigi.Mi rimangono i quadri di Caiwan che presi a Montemartre,li colleziono avidamente,sono su ogni parete,raffigurano gli uomini e le donne di questo mondo apparente.E nella stanza non ho più messo in ordine,anzi l'ho lasciata andare,tanto sapevo che il pendolo l'avrebbe fratumata.Oggi è un'altra giornata di sole,fredda,più inverno che autunno.Patrick attende che io lo vada a prendere per un'altra passeggiata,tanto non abbiamo niente altro da fare che perdere il tempo.Sono riflessi di luce,ampie spianate come pianure coltivate di fiori,viaggiano e si muovono come stormi di uccelli.Sembra strano ma nell'altra nostra vita ,quella che vedo dietro la finestra,c'era anche il tempo eterno,immanente,trascendenza di Dio nei nostri movimenti.I volti di Caiwan sono tondi,imperfetti,guadano altrove,sono forse anche ricomposti,forse quella civiltà che emergerà dopo il lampo,l'atomica distruttrice.Molti millenni prima c'era un pittore che si chiamava Picasso,ma qui parliamo di un suo cugino lontano,anche i colori vermiglio e giallo ocra,sono parte di quel mondo che oggi immaginiamo potrà esistere dopo il vetro della finestra,dopo l'abbaglio accecante.

Forse ne eravamo in cerca prima,sopra il tavolo ,nella pagina bianca del libro che non ero mai riuscito a finire di scrivere.E poi c'era sempre lei,nel letto,nuda ad attendere che qualcosa nel rimo ancestrale cambiasse e diventasse materia,opportunità.L'amore tra me e lei era animale,insensibile,quasi istintivo.

"Devo andare via?" mi mormorava quando vedeva che dentro di me saliva il fuoco della pazzia,la nevrosi acuta.

Quella esatta intensità che adesso brucerà il mio corpo,era già presente dentro di me molto tempo prima,la stessa ineluttabile forza,feroce,cattiva,l'avevo fatta provare a lei,l'altro volto del mio IO.Ero io una bomba per lei,un calvario indicibile.

"Perchè non sei andata via ?"le domando.

"Non ti avrei più rivisto."mi risponde.

E' giusto,parliamo proprio di questo adesso.Non ci rivedremo mai più,i nostri sorrisi scompariranno dal riflesso della finestra,le parole svaniranno come mai esistite,non siamo nella storia e nessuno si ricorderà di noi,perchè saremo tutti morti.

Che senso aveva cercare Dio,abbracciare Dio,svuotarsi della melanconia .Che senso aveva quel vuoto intorno a noi?

Ci sentiamo forse braccati e dunque aspiravamo a scomparire tra le tenebre della foresta.Lo facciamo tutti i giorni quando siamo in ufficio,guardiamo indietro e preferiamo dileguarci.Alle volte fuggire da ogni responsabilità singnifica anche riprendersi la libertà necessaria a continuare.Figuriamoci adesso che dovremmo battercela a gambe per sempre,trovare il rifugio antiatomico per eccellenza,anche con lei.Salviamoci da tutto e tutti.Abbandoniamo la scrivania del lavoro,scendiamo le scale,le torri crolleranno una ad una e ci pioveranno addosso.Che siamo andati a fare in città questa mattina? Lavoriamo come tutti i giorni,incatenati al sistema oliato che gira.E' bene qualche volta lasciarlo indietro,trovare altre soluzioni,che appaiono,le vediamo in modo intermittente ma chi ci ha insegnato a comprederle per il verso gisto?

Un segugio nella città morirebbe,dove andrebbe a cacciare?

Abbiamo voluto costruire città perfette,quella città sulla collina.Abbiamo immaginato di essere prescelti dal Signore,e non lo siamo stati,pechè adesso ci abbandona a noi stessi difronte al pandemonio  generale.Ma ci siamo sempre stati immersi come in un acquario senza acqua e senza pesci.Era un acquario vuoto,pieno delle nostre disillusioni.Ecco allora cosa fare oggi che veranno giù lapilli,scappare senza voltarsi indietro.Siamo pronti?

Non lo so.Non capisco.Alle volte sembra facile e poi ci ripensi.Torna l'incubo di rimanere soli e allora il chiasso serve a non farti trascinare giù dalle angoscie elementari dello stato di natura.Soluzioni sul termine della vita,abbiamo sempre concepito l'esistenza come qualcosa che è in divenire,e al contrario oggi dobbiamo fermarci sull'orlo del baratro,lInferno costruito dalla scienza,per immaginare come tornare indietro,perchè tutto si sta fermando per sempre.Quella ingegnosa macchina costruita dall'uomo ha sbandato,flette,rolla sul suo peso.Il senso di morte ci assale,difficile ragionarci vicino,ma accadrà là proprio dietro quel vetro,già immagino il botto,la curva scintillante di quel fungo enorme che aspira tutto come i polmoni di un mostro mai inventato.

Perchè avrò rifatto il letto questa mattina ? Non era meglio lasciarlo in disordine? Che senso avrebbe mai potuto avere quell'ordine nella camera? Ho sempre sostenuto,anzi insieme a Lei,abbiamo sempre detto che non c'era tempo per fare tutto,per impazzire dietro ogni singola attività del quotidiano.Da quando cominci la mattina e porti i figli a scuola,prepari la colazione,metti la macchina del caffè sui fornelli,pettini i capelli mentre infili i calzoni e poi devi ancora spazzolarti i denti,riporre l'apparecchio nell'astuccio,scegliere il maglione,la camicia infilarti la cravatta giusta.E quante cose a cui devi ancora pensare? Il riscaldamento è acceso? La cameriera a che ora arriva? Le chiavi le ho lasciate al solito posto? Quante multa devo pagare questa settimana? Mi avranno tolto i punti della patente? Arriveranno i vigili a verificare l'abuso edilizio che ho realizzato in giardino?

Cosa mai avrò costruito?

 

 

 

 

 

continua

 

 

 

 

 

 

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