CORSERA.IT CRONACA NERA.L' OMICIDIO DI GIANGUARINO CAFASSO.IL PUSHER DELLA SOFFIATA ERA A VIA GRADOLI.

Rma 1 Novembre 2009-Corsera.it- di Matteo Corsini (riproduzione riservata)

Mi domando se Piero Marrazzo abbia subito altri ricatti prima del 3 luglio del 2009.Mi domando come mai un uomo che ha un mostro nel cassetto diventa Presidente della Regione Lazio? Come mai nessuno sapeva eppure era noto che frequentasse gli ambienti dei transessuali a Roma ?

Un cadavere eccellente nelle pieghe misteriose di uno scandalo che ha polverizzato il governo di un' intera regione,quella del Lazio,dove si muovono miliardi di euro.

Nel blitz dei carabinieri in borghese,Gianguarino Cafasso era con loro,partecipava in modo attivo il pusher della soffiata del caso Marrazzo.Un pusher che alcuni giorni dopo finisce sotto terrra per una overdose da cocaina.Strano,perchè è l'artefice di uno  scandalo politico a luci rosse dai ...

....risvolti inimmaginabili.

Il caso Marrazzo prende una piega decisamente diversa,da quella di un semplice ricatto di un pusher e di due carabinieri.C'è un morto,Gianguarino Cafasso,un pusher,un elemento della delinquenza comune che si innesta come elemento di un virus mortale, con gli agenti deviati della polizia giudiziria.Un pusher che ha in mente un'idea precisa,orchestrare un ricatto nei confronti di un personaggio politico,che in due minuti potrebbe ridurlo in cenere.Il complotto viene organizzato insieme a due elementi,due carabinieri di sua conoscenza,noti a quanto pare nell'ambiente per ordire pressioni al mondo dei trans...

Corsera.it riproduzione riservata

GUIDO RUOTOLO-La Stampa
ROMA
C’era anche lui, Gianguarino Cafasso, il pusher dei trans, quel 3 luglio in via Gradoli 96, ma non entrò nel miniappartamento di Natalie. Lo ha confermato a verbale il suo legale, l’avvocato Cinquegrana, sentito dagli inquirenti che indagano sul ricatto contro Piero Marrazzo. Il legale ha anche aggiunto che furono i carabinieri di Trionfale a dare a Cafasso il video, per tentare di venderlo. E il pusher-confidente, come hanno raccontato le due giornaliste di «Libero», già pochi giorni dopo, siamo al 15 luglio, cercò di piazzarlo.

Il sospetto degli investigatori è che Cafasso - il fascicolo sulla sua morte, avvenuta il 12 settembre per infarto, è stato ripreso per verificare se vi sono aspetti da approfondire - potrebbe aver tentato di vendere il video all’insaputa degli stessi carabinieri finiti in carcere. Le versioni dei diversi protagonisti dell’«affaire» Marrazzo sono contraddittorie tra loro. Le divise del disonore, per esempio, sostengono che fu proprio Cafasso a consegnare loro il video. Antonio Tamburrino - accusato solo di ricettazione - aggiunge che i suoi colleghi gli dissero che il video era frutto di un contrasto passionale tra diversi trans.

A proposito del video c’è un uovo giallo: nel primo verbale di Marco Testini, si parla di una sua durata di «13 minuti». Carlo Tagliente - un altro dei carabinieri arrestati - dice che quello che ha visionato sul suo computer e che i tecnici informatici potranno recuperare, dura soltanto «tre minuti». E, dunque, quanti sono e quanti durano i video che «incastrano» Marrazzo? Nella prossima settimana potrebbe essere risentito anche Piero Marrazzo, che dovrà, a questo punto, essere più preciso nei suoi ricordi. Per esempio, sul particolare della denuncia alla banca per bloccare i tre assegni (per un totale di 20.000 euro) consegnati il 3 luglio alle «mele marce». Nella sua prima dichiarazione, l’ex governatore ha detto di aver dato mandato al suo segretario, Luciani, di presentare la denuncia alla banca.

Mette a verbale Natalie, il trans con cui si intratteneva l’ex governatore del Lazio: «Era fine giugno (in realtà è il 3 luglio, ndr) tra le 15 e le 17. Io ero con Piero e ad un certo punto sono arrivati due carabinieri in borghese, Carlo e Luciano, che sono entrati dicendomi che ero con qualcuno che a loro interessava molto vedere. Piero stava nella stanza, era in mutande bianche. Loro mi hanno obbligato ad uscire sul balcone. Ero lì fuori e si sono parlati per circa venti minuti. Poi sono tornata nella stanza e ho sentito che minacciavano Piero dicendo che se lo avessero portato in caserma lo avrebbero rovinato dato che stava con un transessuale. Ho sentito che uno dei due voleva 50.000 euro, ed altri 50.000 li voleva l’altro ma Piero non aveva quei soldi».

Marrazzo riceve da Carlo e Luciano un cellulare da contattare, i due carabinieri un numero telefonico dell’ufficio della Presidenza della Regione. L’ex governatore ha ricostruito poi che un carabiniere telefonò alla Regione il 7 luglio, e che lui non rispose. E allora potrebbe anche essere accaduto che, accontentandosi di quei cinquemila euro rapinati (o consegnati?) da Marrazzo il 3 luglio scorso, oltre ai tre assegni, i carabinieri hanno iniziato a cercare possibili acquirenti esterni del video.

Le indagini sul quinto carabiniere indagato per ricettazione (il gip ha rigettato la richiesta d’arresto). Il maresciallo Donato D’Autilia, 41 anni, avrebbe messo a disposizione della banda degli infedeli la casa dove far vedere il video ai potenziali acquirenti. Carmen Pizzutti, agenzia «Photo Masi», l’ha riconosciuto con qualche dubbio.
Commenta questo articolo

Tutti i commenti