PRIMA PAGINA.CORRIERE DELLA SERA.USCIRE DALLA PALUDE MENTALE DI FRANCESCO ALBERONI.

Roma 1 Febbraio 2010(Corsera.it)di Matteo Corsini

"La recessione economica si manifesta prima di tutto come crisi della fantasia,della creatività,chiusura in quel recinto ristretto dove non rischi nulla,neanche la fatica di pensare."Inizia così l'articolo a firma di Francesco Alberoni  in prima pagina sul Corriere della Sera.Continua poi il sociologo : "Se non puoi agire, infatti ,smetti di progettare e poi smetti anche di immaginare,di sognare.E' il contrario di quanto ...

....avviene nelle grandi fasi di espansione." ALberoni continua riportando alcuni esempi di creatività non soltanto economica,ma anche quella della scienza con la scoperta del DNA,la teoria dell'informazione,la teoria del caos.Prende ad esempio anche il cinema con Federico Fellini,Hitchcock e attori come Marlon Brando o Sofia Loren.Ma poi incide ancora più in profondità con i grandi pensatori del secolo trascorso: come Jean Paul Sartre,Camus,Levy Strauss,Raymond Aron.

Sono lieto che Alberoni riporti in vita un pensatore come Sartre,corra sul filo vivo dell'esistenzialismo,perchè introduce un tema a me caro,ovvero quello della creatività dinamica della cultura del XX secolo,quel filo rosso che ha legato insieme scrittori,poeti e le avanguardie artistiche.Ma quale era il messaggio che si andava formando nel minestrone primordiale di quella cutlura? Quali erano i messaggi dell'arte?

Sono interrogativi ai quali Francesco Alberoni risponde,sommessamente,indicando qualche esempio televisivo.Ma non parla,ignora l'insegnamento profondo della Nausea,dell'essere con il nulla,dell'individuo alle prese con la coscienza ma sopratutto con l'indeterminatezza dei luoghi e del mondo.Quell'individuo cerca una risposta,anzi cerca di comprendere se stesso in rapporto agli altri.L'arte,le avanguadie artistiche da Pablo Picasso in poi,hanno scavato dentro quel volto orribile della società per venirne fuori con delle risposte ,ma sopratutto con una strada da percorrere.Quel filo dinamico della cultura consisteva nella realizzazione di uno stile di vita nuovo e diverso,quel frastuono mentale di Jean Paul Sartre e della sua amante in calzini bianchi,si congiungeva pochi anni dopo alle scorribande di On the Road di Jack Keruoac e dei poeti come Ferlinghetti,le passioni tuonanti della Land art.Si incideva il sogno,il proprio territorio,le superfici piatte della lenta e corrosiva vita borghese.Quella cultura esplosiva suonava con la musica dei Beatles e dei Rolling Stones,erano come bordate di cannone contro quella cortina fumogena che la cultura protettiva e puritana tra le due guerre e anche dopo aveva cercato di sedimentare per sempre.Ci domandiamo quali siano le condizioni mentali della nostra crisi economica,eppure dobbiamo domandarci quali sono le origini culturali della nostra società,qual condizionamento ha realizzato la cultura mediatica delle reti televisive come Mediaset o i programmi demenziali della RAI,quale sinergia devastante e criminale si congiunge tra corruzione politica e cultura televisiva,perchè il ciclo espansivo di quella che Alberoni chiama la "fantasia economica "non potrà ricominciare se non con una drastica riduzione della volgarità culturale.Se non vi sono ragioni da guardare e approfondire nel nostro animo,come negli altri e nella società,l'arte rimane povera,indistruttibile e non riesce a compiere il suo mestiere,che è quello di illuminare e anticipare il percorso storico dell'umanità.Difficile immaginare che qualcuno dei nostri commensali conosca Jean Paul Sartre,difficile immaginare che qualcuno dei nostri politici,si sia mai fatto trascinare e rapire dal silenzio dei boschi o il tintinnio della pioggia sui platani di Bouville,difficile tornare indietro a quella società dei sogni ,della pura fantasia,in cui le cose del mondo si componevano come raggi di luce e colori rifranti dell'impressionismo.Dobbiamo anche domandarci come mai i quadri,le opere eterne ma distruttibili,delle avanguardie artistiche abbiano assunto valori economici così spaventosi,testimonianza vivida di quella genesi culturale,e quanti collezionisti ne comprendono il significato? Quanti spettatori della televisione commerciale immaginano minimamente che quelle scomposizioni di luce spazio e tempo ,siano in realtà profondamente radicate da qualche parte intorno a noi,fondamentali pilastri della evoluzione sociale del nostro tempo ?

Matteo Corsini

Corsera.it

 

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