CRISI EURO.IL PRINCIPIO DELL'ECONOMIA COME PRODOTTO.CANDLESTICK.

Milano 12 Maggio 2010 (Corsera.it)di Matteo Corsini

Se il cambio euro dollaro scende,l' Italia si avvantaggia.

La speculazione selvaggia dei mercati finanziari ha messo a dura prova la resistenza dell'euro nelle ultime settimane.Questa crisi sembrerebbe dunque essere l'effetto di una manovra di accerchiamento da parte dei famigerati hedge funds.Ma è proprio vero?

A grandi linee possiamo al ...

contrario sostenere che la debolezza dell'euro è principalmente dovuta alla mediocrità dell'economia europea,che non è riuscita a trarre vantaggio negli scambi commerciali dal cambio monetario nei confronti del dollaro.Sebbene anche questo è un principio ormai antiquato,da quando le aziende delocalizzano la produzione,il differenziale del cambio incide meno drasticamente ...

...nella redditività dell'azienda.In realtà l'affermazione dell'euro nel corso del tempo ha indotto ad una sorta di fossilizzazione dell'economia europea,perchè la forza della moneta ha impedito che l'inflazione dominasse sulla regolazione dei prezzi dei prodotti.L'euro forte che tanto bene ha fatto agli squilibri commerciali della Germania,ha nello stesso tempo generato il congelamento delle dinamiche degli scambi commerciali dei paesi minori europei.

Il principio dell'economia come prodotto.The candlestick.

In realtà l'economia deve essere immaginata come un vero e proprio contenitore della produzione.Essa stessa il prodotto.

La forza endogena dello sviluppo economico,deve compiere un suo ciclo e consumarsi,esattamente come avviene per una candela,per poi rigenerarsi con elementi e caratteristiche nuovi.

Gli ingredienti indispensabili perchè questo possa verificarsi,sono primo fra tutti,il coefficiente inflattivo,che è in grado di incrinare la fossilizzazione della dinamica dei prezzi, e secondariamente,l'innovazione tecnologica.I due elementi sono imprescindibili tra loro,sono cera e fiamma insieme.L'economia è il candeliere,il contenitore che brucia anchesso.Ogni dinamica dei prezzi e di sviluppo esaurisce un ciclo economico,perchè la sua spirale è il segno di una evoluzione costante,come si è verificato nel corso della storia.L'aumento dei prezzi ha sempre consentito che questo accadesse.

L'euro forte,negli ultimi anni ha tenuto a freno l'aspetto dinamico della crescita economica,l'aumento dei prezzi al consumo dei prodotti,che nella filiera diventano alle volte esponenziali e dunque generano sempre maggiori guadagni.E' vero che i maggiori guadagni sono  neutralizzati dalla svalutazione della moneta e dunque del potere di acquisto,ma la legge fondamentale dei mercati è quella della Potenza del capitale investito,the candlestick.E' la mano che regge insieme il prodotto e il mercato che deve scire dal guscio di noce,stretto che impedisce la crescita.Cera e fiamma bruciano insieme fino a quando i presupposti del ciclo economico non si esauriscono,per chetarsi e preparare il terreno per altri futuri.

Quanto maggiori in una economia,sono i capitali disponibili per gli investimenti produttivi,tanto maggiore è la capacità che il mercato funzioni e possa svilupparsi,perchè la sua legge organica e fondamentale è il Lucro.

E' dunque facile capire che per i produttori e non per i finanzieri,l'inflazione rappresenta un lauto pasto,aumenta il valore della produzione,la redditività del capitale investito e genera nuovo capitale da investire.Il miraggio di Dubai è la testimonianza moderna di come il ocngelamento del prezzo del petrolio abbia innescato a catena una recessione economica nel paese degli Emirati arabi che si stava nutrendo per la prima volta di un mercato innovativo,come quello del real estate.L'effetto domino che si è scatenato ha indotto la gente a fuggire dal paese del Bengodi,e come descrivevano le cronache dei giornali,le automobili venivano abbandonate nei parcheggi dell'aereoporto più lussuoso del mondo,come se a Dubai fosse scoppiata la peste bubbonica.

Quando l'economia è ingessata da una invariazione del tasso di inflazione,i mercati sono presi d'assalto dagli speculatori finanziari,che non producono ricchezza,se ne appropriano,proprio come sta accadendo in questo momento a livello globale.

Le aziende non crescono,la involuzione della dinamica dei prezzi decelera le strategie di investimento,e le stesse industrie diventano preda dei traders,proprio come poteva accadere nelle ultime ore anche per i colossi dell'industria automobilistica tedesca.

L'euro a due marce sarebbe dunque consigliabile,per paesi come la Grecia e l'Italia,che ne sfrutterebbero degli enormi benefici, in termini di bilancia dei pagamenti,innanzitutto per l'industria del turismo che vive quando la propria moneta è drasticamente conveniente per gli altri paesi,come un dollaro forte e così via dicendo.

E' vero,la nostra moneta dalla sua introduzione non ha perso valore di acquisto,le nostre case oggi valgono e non deperiscono,ma scendono i prezzi delle locazioni ,ad esempio,e dunque ci ritroveremo a sopportare anche il decremento dei prezzi delle case,uno dei palinsesti dell'economia nazionale.Anzi,le case oggi valgono molto meno,rispetto a due anni fa,quando l'euro valeva il doppio del dollaro.

La prospettiva di una economia non inflattiva è la fossilizzazione della produzione industriale, la strada pericolosa e in salita di dover competere a livello globale con i mostri sacri dei mercati ipertecnologici come la Cina e gli Stati Uniti,che hanno cento volte maggiore la capacità di sviluppo dell'innovazione.I loro mercati sono complessi e ramificati,mentre quello italiano è nazionale,anzi provinciale e vive elaborando prodotti di alta manifattura e alimentari,che qualcuno deve acquistare.Grecia e Italia devono tornare indietro,a considerare la remunerazione del capitale investito,lasciando che i popoli degli altri paesi sbarchino in massa per godersi le coste dei mari più temperati e belli del mondo.

La nostra economia e il nostro mercato, hanno presupposti diversi,da quelli concentrici dell'ipertecnologia,che continua a produrre a costi sempre più bassi.Infilarsi in quella gara è indice di mediocrità,quando al contrario lo sviluppo e lo sfruttamento delle risorse naturali per i nostri paesi è sempre più necessario.

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