CALCIO MONDIALI.CONI QUEL MONOPOLIO DELLA MASSONERIA POLITICA TRASVERSALE.

Roma 22 Maggio 2010 (Corsera.it)di Renato Corsini

Autorità garante della Concorrenza e del mercato. Il presidente Antonio Catricalà si decida ad affrontare il problema della posizione dominante del CONI  nel settore dei servizi connessi con lo sport. Non si capisce perché società e associazioni riconosciute dall’ente pubblico godano di agevolazioni sull’IVA tagliando fuori tutte le altre realtà associative che vogliano rimanere estranee al monopolio del CONI. Un monopolio sostenuto con il debito pubblico e gestito dal potere politico dei partiti sia di destra che di sinistra.

continua all'interno

“ Per quanto riguarda le imposte indirette, le norme europee sull’Iva sono definite dalla direttiva 2006/112/ CE del Consiglio, il cui obiettivo è garantire che l’applicazione delle norme nazionali sull’Iva non falsi la concorrenza  e non ostacoli la libera circolazione di beni e servizi. La direttiva prevede la possibilità per gli Stati membri di esentare determinati servizi connessi con lo sport e, nei casi in cui non è possibile concedere un’esenzione, la possibilità di applicare, a volte, tassi ridotti”.

Dato l’importante ruolo sociale dello sport e il suo forte ancoraggio locale, la Commissione si schiera per mantenere le attuali possibilità di applicare aliquote Iva ridotte al settore dello sport”

(Libro bianco dello sport presentato dalla Commissione europea  datato 11 luglio 2007, punto 3.2).

 

Con la locuzione “ servizi connessi con lo sport” la Commissione europea indica una serie di attività non specificate di contenuto sportivo che offrano beni e servizi ai propri partecipanti. In Italia l’imposizione fiscale prevede una discriminazione nella gestione dei servizi connessi allo sport tra soggetti riconosciuti dal CONI ed altri che non lo siano. La discriminazione è giustificata dal monopolio del CONI, l’ente strumentale dello Stato sovvenzionato direttamente con risorse dell’erario. Dunque, nell’applicazione delle norme nazionali sull’Iva la discriminazione tra soggetti riconosciuti ed altri che non lo siano falsa la concorrenza e ostacola la libera circolazione di beni e servizi. L’amministrazione delle entrate dispone che per godere delle agevolazioni fiscali sia necessario, tra gli altri, il requisito della effettiva iscrizione al Registro CONI delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche. Queste società e associazioni forniscono determinati servizi connessi con lo sport organizzato e disciplinato dal CONI tramite le federazioni sportive nazionali da esso riconosciute. Ora, appare evidente che fuori dall’ambito sportivo del monopolio pubblico i soggetti ad esso estranei non siano tutelati per il profilo della concorrenza e della libera circolazione di beni e servizi. Non sono esentati e nemmeno a loro è possibile concedere una esenzione a tassi ridotti. La posizione dominante del CONI nel settore dei servizi connessi allo sport rappresenta un abuso vietato dall’art.3 legge 10 ottobre 1990, n. 287.

 

Credo che sussistano sufficienti motivi per motivare il presidente dell’ Autorità ad aprire un’istruttoria al fine di verificare se nel settore dei servizi connessi con lo sport l’applicazione delle norme nazionali sull’Iva non falsi la concorrenza e non ostacoli la libera circolazione di beni e servizi.

Renato Corsini.

Commenta questo articolo

Tutti i commenti