OMICIDIO SARAH SCAZZI.MICHELE MISSERI IL PIANTO PER SARAH,IL DOLORE PER SABRINA.

Avetrana 17 Ottobre 210 (CORSER.IT)

Quando il rimorso è profondo,alto,lacerante,Dio è pronto a perdonare chiunque e forse Michele Misseri, qualora fosse innocente nella premeditazione dell'omicidio,la sua coscienza lo condanna per sempre.Non sarà mai più se stesso,mai più potrà guardare il mondo all'alba con gli occhi di un contadino semplice e onesto.

Continuo a pensare che Michele Misseri è innocente(a discapito dei rapporti del RAC del RIS) e il suo pianto per Sarah,quel dolore immane che gli sfondava il petto,oggi ha anche la consapevolezza del dolore per una figlia perduta per sempre,che anzichè gettarsi tra le sue braccia,per la tragedia della famiglia,lo spinge a calci...

...verso la responsabilità dell'omicidio.Sabrina contro il padre,e' questo il grande dolore di Michele Misseri, che è stato pronto nell'imminenza del fatto delittuoso a perdonare la figlia,ad aiutarla,a sobbarcarsi ogni responsabilità.Lui si avvicina a lei,tanto più Sabrina lo respinge,non si commuove per il gesto estremo del padre,non versa una lacrima,scende dritta dritta a  difendersi da imputata,rende impenetrabile per chiunque sondare i suoi sentimenti.E' al centro della battaglia,dell'interesse dell'opinione pubblica.Ha per una volta sopravanzato in celeberità la cugina Sarah Scazzi,che ha ormai abbandonato il ruolo di protagonista nell'interesse dei media,soltanto ricordo lontano di quanto accaduto in questa tragica storia.Sabrina è al centro del mondo e ci vuole restare e lei sa,che tanto più a lungo riuscirà a resistere,tanto più sarà vicina alla libertà e le sue giornate non saranno più sole,anguste e soffocanti come quelle di ieri.Tutti conoscono Sabrina oggi e lei potrebbe rilasciare autografi,e' diventata una star.Avrebbe potuto dimostrare da subito la sua innocenza,lasciandosi andare ad un gesto di pietà per il padre,desiderare di vederlo per stargli vicino,e non per cacciarlo nell'oscurità del delitto;vederlo per accarezzarlo,consapevole della propria innocenza.Dimostra nei fatti che qualcosa non funziona,che è attenta a non cadere in fallo,analizza e cerca tutte le risposte per non contraddirsi.Un atteggiamento lucido,di chi vuole salvarsi,non di chi è innocente.(CORSERA.IT)

AVETRANA - Ha tenuto fino all'ultimo, fin quando alle quattro della notte di giovedì non sono andati a prenderlo in tre dalla cella dell'infermeria del carcere di Taranto. Aveva giurato a tutti, nel corso di lunghe chiacchierate notturne con gli uomini che gli fanno da guardia che no, davvero, non aveva tralasciato nulla, aveva detto tutta quanta la verità sull'omicidio di Sarah.
E poi chi, poteva averlo aiutato? Sabrina? Ma no, non scherziamo - ripeteva agli agenti di polizia penitenziaria - Sabrina proprio non c'entrava nulla. Non aveva visto, non aveva partecipato a nulla: anzi, dov'era Sabrina? Come stava Sabrina? Sono le prime cose che Michele Misseri ha chiesto al giudice quando ha affrontato l'interrogatorio per la convalida del fermo.
Michele Misseri però giovedì ha cambiato le carte in tavola: "ha individuato con chiarezza e precisione la figlia Sabrina Misseri come la persona che conduceva con la forza Sarah nel garage e vicino alla sua persona".
Così è scritto nel decreto di fermo per la ragazza. Michele Misseri - prosegue il decreto - "aggiungeva che proprio Sabrina teneva ferma la minore cinturandola mentre lui la strangolava con la corda". Le dichiarazioni del padre di Sabrina vengono definite dagli inquirenti credibili perché l'uomo, con la sua confessione, è "assolutamente riscontrata".
Tutt'altre cose aveva riferito Michele più volte in questi giorni alle guardie carcerarie che lo stanno sorvegliano a vista 24 ore su 24: quattro persone, una per ogni turno, per quattro turni al giorno. Oppure tre persone, perché manca il personale, in turni da 8 ore.
Gli uomini lo controllano, le telecamere lo riprendono, il terrore è che possa fare gesti malsani. Lui un paio di volte si è lasciato andare a qualche sfogo in carcere - anche se il suo avvocato Daniele Galoppa (caso raro e unico di legale che va in televisione a dire che il suo assistito mente) ha smentito - arrivando a dire agli uomini della penitenziaria che se non avesse fatto ritrovare quel telefono, era pronto a suicidarsi, non ce la faceva più a reggere il peso della morte di Sarah.
Per questo - temono i sanitari dell'amministrazione penitenziaria - ora potrebbe tentarci veramente. E quindi, chissà per quanto tempo ancora, va tenuto sotto strettissima osservazione. Nella cella di Misseri c'è soltanto una branda, con lenzuola di carta. Il bagno è chiuso ma da uno spioncino le guardie lo possono controllare anche quando è lì. L'isolamento è reale: la sua cella, nel reparto infermeria, è lontanissima dagli altri reparti. Non è vero, com'è stato raccontato, che al suo arrivo gli altri detenuti hanno sbattuto le pentole alle sbarre e chiesto la sua morte. Misseri è sempre solo. Non ha voluto la televisione. Non ha mai chiesto i giornali. Va a dormire alle sette della sera, stordito dai farmaci che il medico gli ha prescritto.
"Queste medicine mi fanno vedere doppio" si è lamentato qualche volta con gli agenti della polizia penitenziaria. Sul letto ha le carte dell'ordinanza di custodia cautelare, che ogni tanto legge. Un maglione verde, un pantalone liso che proprio Sabrina gli ha portato qualche giorno fa in carcere insieme con i venti euro che Michele ha usato soltanto per comprarsi schiuma e lametta da barba. Si rade ogni giorno.
È controllato giorno e notte, si diceva, tanto che un sindacato di polizia - il Sappe - ha protestato: "Non abbiamo i mezzi per questo tipo di controllo, non possiamo permetterci di avere un detenuto così delicato come sorveglianza, qual è Misseri".

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