LA PROFEZIA DELLA TORRE DI BABELE.

New York 25,Nov.(corsera.it) Quali sono le ragioni filosofiche di questa crisi?Ci sono dei motivi religiosi?Quale grande segreto o quale grande messaggio per l'umanità racchiude questo periodo storico?

Ci dobbiamo domandare se tutto quello che abbiamo vissuto noi nel passato,oggi in qualche maniera possa ridiventare utile e adeguarsi alla realtà odierna per spiegarci guardando indietro i passi che dovremo fare in futuro. Per fare questo dobbiamo riaprire il nostro bagaglio,anche se è confuso perché è tempo che non vi mettiamo mano. Ma il momento storico in cui ci siamo fermati forse è il primo segnale opportuno da cui riprendere quella discussione che abbiamo  interrotto.

La sintesi di oggi è la crisi,del credito e dei valori. La crisi di dove andare e di dove guardare. La crisi che non ha orizzonte.
Ma questo bagaglio esiste,oppure ci siamo abituati a viverne senza?

 

 

 

Babele ,la teoria della crisi.

«  Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese del Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non dispenderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra»

Altri spunti e riflessioni.

“Marcuse vede la liberazione dell’uomo non come una presa di possesso degli strumenti della produzione,ma come una riconquista della fantasia e del gioco:non come una liberazione del lavoro ,ma come liberazione dal lavoro.” (cit.Jervis introduzione a Eros e civiltà di Herbert Marcuse)

 

 

“La civiltà si basa,in Freud,sulla repressione e sulla sublimazione degli istinti,procede in base a questa repressione,e si nutre di essa,imponendo all’individuo sacrifici sempre maggiori.”

 

 

Chrisholm ha scritto : “La necessità di lavorare è un sintomo nevrotico. E’ una stampella. E’ un tentativo di sentirsi preziosi perfino quando non esiste un bisogno particolare del proprio lavoro.”

 

"Nel corso dello sviluppo dell'automazione,il valore dei prodotti tende sempre meno ad essere proporzionale al tempo necessario a produrli e di conseguenza diminuisce il bisogno reale che la società ha del lavoro produttivo."(cit.H.Marcuse da Eros e Civiltà).

Ci domandiamo come mai gli sforzi degli economisti di tutto il mondo ,cercano di indicare la soluzione della crisi finanziaria in quelle  manovre e incentivi che rimettano in moto  la macchina produttiva delle industrie .

Non abbiamo bisogno di altra merce,forse questa esuberanza produttiva è alla base della recente implosione dei mercati finanziari.E non era la merce che si vendeva,ma la sua sintesi,il denaro creato dal contratto produttivo del denaro.La sua aberrazione erano i CDS.

Conclusione,

 

“Se quel nostro bagaglio è pieno i nostri istinti dovrebbero essere salvi,se fosse vuoto ci saranno altri sacrifici da sostenere.”

 

continua Matteo Corsini

 

 

 

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