FUKUSHIMA IL LABIRINTO INTERIORE DI JONATHAN GUAITAMACCHI

New York 30 Aprile 2011 a cura di Matteo Corsini critico d'arte collezionista.

Se conosciamo Fukushima,conosciamo anche il mondo dopo di lei,quel mare scuro,quelle notte grigia,quelle città abbandonate.Siamo già saliti a bordo per questo viaggio interstellare,che sorvola il presente e fugge verso l'ignoto.

Dei moltissimi narratori d'arte contemporanea,Jonathan Guaitamacchi,mi ha convinto,coinvolto nel suo labirinto interiore,quasi un urlo angosciante,le sue illusioni del tempo che gira intorno all'oscurità,quasi la nebbia di un mondo che svanisce piano piano,quasi fosse il battito intermittente della fine del mondo o dell'era post-atomica,mentre al contrario è un viaggio nel profondo degli abissi dell'inconscio e dell'immaginazione,come un'astronave che si solleva per guardare....

...nel futuro:viaggia nell'universo,non si ferma un'istante,ricrea ogni sogno,anche le illusioni più disperate,come le inghiotte,saliva dura e spessa,che cammina con noi,nei luoghi solitari della nostra mente,anche follia,fantasia,quasi sempre solitudine,che non porta ad arrendersi ma a rinnovarsi,guardare cosa ci sia dietro l'orizzonte degli universi che stiamo raggiungendo sulla sua astronave.

Viviamo nel segno del destino,perchè stiamo abbandonando la Terra,finisce la civiltà,un fulmine grigio,lamentoso,labirintico,che ti entra dentro e non ti lascia più andare,ti tiene in qualche maniera incollato alla vita,che è quella che stiamo cercando,raggiungere la luce da dove siamo arrivati.Non abbiamo avuto scampo in realtà,ci siamo perduti,non siamo riusciti a trovare il bandolo della matassa,e la dimensione nevrotica ha finito per travolgerci,sconfiggere l'essere umano,spazzarlo via dalle sue metropoli soffocanti.Adesso è un sibilo,ciò che rimane,in questi paesaggi desertici,la vita si è spenta,non rimangono neanche i rumori,che desolazione,lo stridio del tempo che deteriora e consuma ogni forma di oggetto.

Le città scure di Guaitamacchi sono l'abbandono del passato,il viaggio verso l'orizzonte di un prossimo confine di una civiltà ancora da scoprire,un nuovo mondo immaginario,possibile che sappiamo sia dietro qualche stella,angolo sperduto ma ancora riconoscibile dell'universo.Quella che cerchiamo è la magia dei suoni e dei sogni,quella che perdiamo,che attraversiamo per l'ultima volta,sono i labirinti,gli oggetti,di una civiltà sepolta,distrutta dalla radioattività,che non ha saputo vincere la sua sfida con la natura.

Quei segni grigi sono forse anche un monito,forse sono nascosti dentro di noi,forse bussano alla mente e agli occhi,come cataclismi rovesciati,pronti ad esistere contrapponendosi al disegno dell'alluvione divina,della fine,della scomparsa.

Viaggiamo ignoti nell'universo,vestiti di nero,dentro astronavi potenti,che a volo d'uccello segnano l'ultimo presente reale della vita,si espandono,come linee di orizzonti fugaci verso l'estremità dell'involucro della Terra.  

Con Guaitamacchi è quello che vedo possibile a bordo della sua astronave magnifica.

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