Giochi del Mediterraneo 2009. Profili di illegittimità. La ragnatela di Berlusconi. Il governo mette le mani sui Giochi.
Roma 12.12.2008(corsera.it)I finanziamenti per sostenere la realizzazione dei Giochi di Pescara sono a carico del Governo e in via gradata dalla Regione Abruzzo e dalla città ospitante. Il CONI ha la responsabilità strategica dell’evento sportivo con le proprie strutture centrali e periferiche, le federazioni coinvolte per le rispettive discipline, la federmedici e il laboratorio antidoping di Roma.

Il Comitato organizzatore locale ( Col) che si assume il compito di provvedere alla realizzazione delle infrastrutture necessarie ad ospitare gli atleti e le delegazioni della nazioni partecipanti e allo svolgimento delle gare, è presieduto da Sabatino Aracu parlamentare del PDL  e presidente della federrotelle. Credo abruzzese di nascita come i fratelli marsicani Letta e Pescante. Il presidente Aracu ha in mano i cordoni della borsa dei finanziamenti e deve stare attento a spenderli bene memore della disavventura toccata al suo predecessore alla guida del Col di Bari Antonio Matarrese costatagli 70 milioni di lire per eccesso di zelo. Non sembra che le cose vadano nella giusta direzione per il successo della manifestazione osservando che alla data della apertura ufficiale, fissata per il 19 giugno 2009, mancano poco meno di sei mesi. La presenza di Aracu nel Col ( ma è ancora parlamentare? Non mi stupirei che sia stato rombato), ripropone nuovamente l’incompatibilità della carica con il mandato elettorale. Aracu non può maneggiare finanziamenti pubblici  di provenienza governativa e regionale. Si è appreso che la magistratura ha aperto un osservatorio sui Giochi tanto da spingere il CONI ad intervenire. Si palesa la nomina di un commissario nella persona di Pescante deputato del PDL. La ragnatela di Berlusconi sull’Abruzzo.Il governo ha però l’obbligo d’intervenire sollevando Aracu dalla sua carica e impedendo che si realizzi la nomina di Pescante a commissario. Le motivazioni si rilevano dal decreto del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi emanato il 7 marzo 1994 che ha istituito l’ufficio per i rapporti con il CONI nell’ambito del Segretariato generale della Presidenza del consiglio dei ministri. L’art.2 del decreto presidenziale affida a detto ufficio l’esercizio delle competenze statali già appartenenti al soppresso ministero del turismo e dello spettacolo in materia di vigilanza sul CONI. Berlusconi nel formare il suo nuovo governo ha affidato al sottosegretario alla presidenza del consiglio Crimi la vigilanza sul CONI. Se così è, e non v’è motivo di dubitarne, mi pare d’obbligo richiamare il dispositivo dell’art.97, comma primo, della Costituzione che stabilisce:” I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione”. L’ufficio risponde direttamente o indirettamente al capo del governo che ne è responsabile. La nomina di Aracu alla presidenza del Col non corrisponde ai criteri quanto meno di imparzialità amministrativa. Il comitato organizzatore maneggia finanziamenti pubblici e svolge funzioni amministrative. L’imparzialità non può essere garantita da un parlamentare oltretutto appartenente alla maggioranza che sostiene il governo. La stessa situazione si rileverebbe nella nomina di Pescante a commissario. Direi che si profila un’occupazione politica dell’evento sportivo che nel mezzo della campagna elettorale appare equivoca. Petrucci fa il don Abbondio, appellativo, non se ne abbia a male, appioppato al garante della concorrenza e del mercato Catricalà da alcuni partecipanti alla trasmissione di TV7 , quella di Lener, sull’affare Alitalia. Petrucci chiude gli occhi e china il capo davanti ai bravi Letta e Gasbarri del don Rodrigo di palazzo Chigi. Al contrario dovrebbe difendere l’autonomia dello sport. Non ne ha nessuna voglia. La sua permanenza alla presidenza del CONI dipende dalle decisioni del capo del governo . Le sussurrerà all’orecchio di Letta , in modo che possa affermare io non c’entro niente quando si voterà per il rinnovo delle cariche dei vertici dell’ente pubblico.

Renato Corsini.

 

L’asse Tremonti- Bersani. La massaia al mercato con la borsa vuota. La crisi non è una barzelletta.

 

Sulla crisi economica il governo rischia d’inciampare come è accaduto con l’affare Alitalia. Non si può continuare a minimizzare e a rimandare. I fondamentali dell’economia sono in agonia. Produzione,consumi,debito pubblico. Effetti. Disoccupazione,cassa integrazione,evasione fiscale,contrazione del reddito pro capite. L’offerta non ha una domanda adeguata. Vendo con compro. Esportazioni e importazioni in controtendenza. Esportazioni giù importazioni su. Bolletta energetica che sale e non scende. Bilancia commerciale e dei pagamenti alla deriva. Accesso al credito estero difficile. Tremonti è consapevole degli effetti della crisi e lo è egualmente Bersani. Se l’asse tra i due ministri, uno è l’ombra dell’altro, dovesse concretizzarsi verrebbe accolta come un intervento della divina provvidenza. Il dialogo sui massimi sistemi costituzionali è impossibile, almeno fino a quando rimane alla guida del governo Berlusconi. Fattibile la discussione sulla individuazione condivisa dei rimedi tecnici per superare la crisi. Il rischio che si frantumi l’asse è nella presenza ingombrate di Berlusconi che non vuole coinvolgere l’opposizione e fare tutto da solo. Nell’ipotesi che la crisi diventasse minacciosa senza speranza di superarla nel breve periodo, la maggioranza potrebbe chiedere al capo del governo di lasciare la poltrona , di tirarsi in dietro. In tal modo si aprirebbe la via di un dialogo o di cointeressenza con la minoranza.La soglia di tenuta del governo è nella borsa della massaia che va al mercato e non riesce a riempirla per preparare il desinare alla sua famiglia. Se non riesce a riempirla, allora sono guai. Tremonti e Bersani ne sono convinti. La famigerata Card rientra nella logica di aiutare la massaia, ma è un palliativo. La massaia si troverà sempre più in difficoltà. Non ci vuole molto per fare esplodere un malcontento generalizzato ed è ciò che occorre evitare. Le leggi dell’economia di mercato ruotano intorno alla borsa della massaia che va al mercato. Il problema da risolvere è sempre quello e la scienza economica non lo dimentica mai nell’elaborare le sue teorie. Federalismo, riforma della giustizia, riforma della scuola, questione morale, sono argomenti che in questo momento dovrebbero posizionarsi dietro il problema della crisi. Al contrario ne prendono il sopravvento. Alla massaia che gliene cale se la sua borsa è vuota?

Renato Corsini.

 

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