MILANO LEGA NORD DOPO IL RICATTO LA GRANDE INCULATA AGLI ELETTORI

Milano 20 Maggio 2011 CORSERSA.IT di Matteo Corsini

Il popolo della LEGA NORD si contorce dalla nausea in questi giorni,ma di cosa si lamenta? E' stato impiombato dai suoi stessi rappresentanti.

La storia politica della Lega Nord,ha avuto il suo massimo impulso, dal grande ricatto politico a Silvio Berlusconi.Noi del CORSERA.IT ce ne siamo sempre occupati,ricordando le pagine della La PADANIA che orchestravano un'abile campagna giornalistica e scandalistica sul SILVIO BERLUSCONI MAFIOSO.All'indomani ...

.....delle elezioni amministrative e la cocente sconfitta di MIlano al primo turno,il popolo leghista si sente defraudato dai suoi rappresentanti,abbandonato,inascoltato e ogni .......istanza politica e sociale,lasciata languire,come in un carosello impazzito,dove sopravvive,tra i vari Maroni e i CAstelli, solo il "benedire", ovvero quello di inzuppare il "bastone" tra le cosce delle affascinanti signore che frequentano i palazzi della politica a Roma.La LEGA NORD rischia di sparire,perchè il singhiozzo politico,quello schioppettante accordo segreto tra loro e Silvio Berlusconi,armistizio di una guerra spietata contro il MAFIOSO di ARCORE,si è chiusa con una lauta prebenda.

Poteva il popolo del NORD,il grandioso popolo Padano,immaginare che i "ramoscelli" politici, da Umbeto Bossi a Roberto Maroni,avrebbero mai alzato il velo contro Silvio Berlusconi o potuto immaginare un futuro "diverso",in autonomia dal loro grande Vecchio? Impossibile,eppure il destino del popolo della LEGA NORD è scritto proprio dove nasce il fiume PO,scritto su ogni piazza delle città del NORD,perchè è il frutto di accordo "contronatura",tra una forza politica e sociale di opposizione e il suo più grande NEMICO.

POPOLO DEL NORD POPOLO BUE.la grande euforia che ha accompagnato in questi anni la corsa al federalismo,ha foderato gli occhi di prosciutto ai militanti e simpatizzanti della LEGA NORD,anche difronte alla volontaà del grande leader Umberto Bossi,di lasciare il posto al figlio il "trota",quasi la Lega Nord,fosse un' istutuzione divina,monarchica,quasi fossimo tornati alla tavola imbandita di Re Artù e i suoi cavalieri della tavola rotonda.Soltanto che qui ,intorno al tavolo non ci sono i militanti,nè tantomeno i vari accoliti,che per un decennio si sono travestiti da lucertole,scalato le montagne,bevuto dall'ampolla magica del Po e ritrovati con un pugno di mosche in mano a ballare la tarantella napoletana.

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Riportiamo un articolo sulla vicenda,individuato su internet.

 

Dieci giorni ai risultati. E per dimostrare, come scrive il direttore de «La Padania» Leonardo Boriani, che «noi siamo leghisti, mica fuffa rivestita della festa», tocca ad Umberto Bossi ribadire la linea del dico e non dico. Milano? «Pisapia è un matto». Oppure no, «non ho detto che è un matto». Però votarlo sarebbe roba da matti. Si può ancora vincere, dice il Capo. Peccato che nemmeno i suoi candidati ci credano. Ormai è quasi passata la prima settimana. Novità, svolte, cambio di toni e cambio di passo? Nisba. Con un incubo, risvegliarsi tra dieci giorni con i militanti delusi e gli elettori spariti.

«In temp de guera pusé bal che tera»
Il vecchio proverbio milanese sembra ispirare le prossime mosse. In tempo di guerra ci sono in giro più balle che pezzi di terra, è la propaganda bellezza. E così Bossi, da Roma, esagera e rilancia una delle argomentazioni dei leghisti milanesi. «Vogliono fare di Milano una Zingaropoli». Carta già sfruttata in campagna elettorale, ma non ha portato bene, anzi. E’ una carta rischiosa. Se è vero che il problema Rom esiste è anche vero che la Lega è al governo di Milano da 18 anni, e gli elettori che non hanno rivotato Lega e Letizia Moratti sindaco pare se ne siano accorti.

Ma non importa. Per recuperare i voti milanesi smarriti sulla strada di Palazzo Marino a Bossi non resta che insistere, «Pisapia vuole costruire la più grande moschea d’Europa». Non si sa come l’abbia saputo, visto che in campagna elettorale dal centrosinistra nessuno ne ha parlato, e non sta scritto nemmeno nel programma, però sembra che in Lega abbiano deciso che anche questa carta val la pena di giocarsela fino in fondo. Basta nascondere quel che i milanesi, anche quelli che votavano Lega, già sanno: che di moschee, nella città governata dai leghisti, se ne contano già sette, più o meno abusive. Insomma, altra carta a rischio.

«Il mal de la pecolla»
I veri milanesi, quelli che piacciono ai leghisti, conoscono bene questo motto. Parla di una malattia pericolosa, e vale anche per la politica e i voti. «Il mal de la pecolla l’è la pel del cùu che la se smolla». Insomma, quando non si riesce proprio a trattenere. O, come pare stia capitando in questo caso, quando i voti se ne vanno. Dopo 18 anni di governo la Lega è ancora ferma a slogan datati, quelli di vent’anni fa, quelli sull’immigrazione, i rom, le moschee. Merce buona per conquistare voti e la città. Merce avariata quando non riesci a realizzare quel che hai promesso. O non risulti credibile.

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