CORSERA LETTERA CORRIERE DELLA SERA CARO DIRETTORE TI SCRIVO

ROMA 10 SETTEMBRE 2012 CORSERA.IT

CORRIERE DELLA SERA.CARO DIRETTORE TI SCRIVO.LETTERA APERTA DEL MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA PAOLA SEVERINO.I POLITICI SCRIVONO AI GIORNALI,SI BYPASSA L'ATTIVITA' DEI GIORNALISTI?

LA TENDENZA ORMAI E' QUELLA DEI POLITICI CHE SCRIVONO AI GIORNALI,LETTERE PER SPIEGARE  LA LORO ATTIVITA' O IL LORO PUNTO DI VISTA.

 

Caro direttore", ovvero quando governo e politica si rivolgono direttamente ai media senza passare dalle redazioni. Un ''fenomeno in crescita'', ultimi casi le lettere di questi giorni al 'Corsera' del ministro della Giustizia Paola Severino e dell'ex ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, prima ancora ad esempio la missiva di Silvio Berlusconi al Foglio il 16 settembre dello scorso anno o le lettere del premier Mario Monti al Corriere (30 marzo scorso) e a Repubblica (11 giugno). Un fenomeno, dice all'Adnkronos il massmediologo Mario Morcellini, preside della facoltà di Scienze della comunicazione alla Sapienza di Roma, ''che probabilmente dilagherà nei prossimi anni, e che segna il fallimento dell'intermediazione giornalistica, ormai sorpassata dai nuovi media e dalla generale sfiducia in ogni tipo di istituzione".

"E' una tendenza notevole in atto, quella dei politici che si rivolgono direttamente ai giornali con lettere al direttore -dice Morcellini in una conversazione con l'Adnkronos-. E, brutalmente, devo dire che hanno ragione: gli elementi di insoddisfazione per la rappresentazione giornalistica sono crescenti. Credo sia giunto il momento per i giornalisti di prendere, a turno, un anno sabbatico e immergersi nella realtà".

 In sintesi, l'insoddisfazione segnalata da Morcellini è imputabile a due differenti "macrosettori" le cui sinergie stanno assestando un colpo forse letale agli informatori di professione: "anzitutto -elenca Morcellini- l'aumento dei saperi distribuiti socialmente rende più semplice comunicare; in breve, l'uso del web. Mentre prima di questo i giornalisti erano praticamente gli unici a portare informazioni a una vasta generalità di persone". Questo cambiamento, sospetta Morcellini, "non è ancora stato registrato profondamente dalla categoria".

 

 

Secondo macrosettore, forse quello più umiliante per la categoria: "in troppi casi, si pensi soprattutto alla comunicazione di notizie sulla salute e ancora di più a quella politica, il giornalismo italiano ha perso troppe occasioni: ha sbagliato spesso e non ha mai fatto autocritica". I due elementi stanno quindi "facendo crescere in fretta un fenomeno, che gli stessi politici hanno ben compreso: il fai da te dell'informazione", sia in ingresso sia - e questa è la novità - in uscita.

 

 

Si profila un "futuro fosco per la categoria - prevede Morcellini - se non c'è un ripensamento radicale non se ne esce. Il giornalismo italiano non ha fatto i conti con l'incattivimento palese del pubblico e con la perdita di credibilità di tutte le istituzioni, stampa compresa".

 

 

Morcellini mette però in guardia dalla controindicazione: "il rischio vero è che prevalga l'individualismo comunicativo, e la conseguente riduzione della capacità di relazionarsi socialmente e quindi anche politicamente: per qualche tempo può essere salutare, alla lunga è un danno serio".

 

 

Soluzioni? "Credo anzitutto che sia il caso per la categoria di considerare l'utilizzo dell'anno sabbatico e vedere la realtà senza la rete di sicurezza del mestiere; poi, di ridurre drasticamente la cronaca nera. Infine - conclude - quando si commette un errore occorre rettificarlo con la stessa identica visibilità dello 'strillo' con cui è stato pubblicato: il giornalista deve rinunciare all'arroganza dell'ultima parola".

 

 

Il direttore del 'Corriere della Sera', Ferruccio de Bortoli, dichiara all'Adnkronos: "Quello delle lettere al direttore da parte dei politici è un fenomeno sicuramente in crescita, e secondo me è una scorciatoia che certe volte i politici amano per sorpassare le professionalità dei giornalisti. In realtà segnala la paura di alcuni di loro nel confrontarsi con domande serie e scomode''.

 

 

A proposito del dilagare del fenomeno, il direttore de 'Il Fatto Quotidiano', Antonio Padellaro, osserva: ''Queste lettere sono lunghe, noiose e non si capiscono. Secondo me chi le scrive provoca un danno a se stesso. Trovo che sia spazio rubato alle notizie vere e sarebbe bello fare un accordo tra tutti i giornali e decidere di non pubblicarle più".

 

 

"Continuare a pubblicare lettere del genere - aggiunge Padellaro - non interessa a nessuno perché non le legge nessuno, non ho il minimo dubbio, le leggono soltanto gli addetti degli addetti ai lavori...". Il direttore del 'Fatto Quotidiano' fa l'esempio della lettera inviata dal premier portoghese ai cittadini "con la quale li informa che bisogna tagliare del 7% gli stipendi pubblici. Ovviamente è stato subissato di insulti, ma almeno ha scritto una lettera con la quale comunica una notizia. Noi invece leggiamo certe lettere che parlano di bipolarismo, tripolarismo, roba che non interessa a nessuno", conclude.

 

 

Secondo il direttore de 'Il Giornale', Alessandro Sallusti, il dilagare delle lettere al direttore da parte dei politici "è un fallimento dell'intermediazione giornalistica, e la colpa va divisa equamente tra i politici italiani che non hanno più nulla da dire, e i giornalisti che spesso non sono in grado di far dire loro qualcosa di interessante".

 

 

"Ormai - spiega Sallusti - l'intervista, come strumento giornalistico, è depotenziata perché i politici sfuggono alle domande vere e i giornalisti non riescono a tirare fuori una notizia vera e si vergognano di fare interviste insignificanti. Non le vogliono fare. Del resto - aggiunge - mentre in televisione l'intervista senza risposta è efficace, perché mostra fisicamente l'imbarazzo del politico che si rifiuta di rispondere, sulla carta non ha senso".

 

 

Sallusti rivela che capitano spesso "dei politici che ci chiedono di essere intervistati, ma per le solite banalità ininfluenti sia per il prestigio del giornale che per il lettore. Le lettere diventano così una scorciatoria, e spesso vengono pubblicate dai direttori solo per rispetto nei confronti della figura istituzionale che le scrive. Ma tecnicamente, giornalisticamente - conclude il direttore de 'Il Giornale' - non fanno notizia".

 

 

"L'analisi di Morcellini è praticamente perfetta, i giornalisti devono rinnovarsi per forza di cose", sottolinea Andrea Sarubbi, deputato del Pd e fondatore dell'hastag su Twitter #opencamera, una sorta di 'velina' parlamentare del terzo millennio da lui lanciata nel luglio del 2011 e oggi utilizzata da praticamente tutti i suoi colleghi in Parlamento per comunicare e far sapere che succede nel cosiddetto palazzo. Sarubbi, classe 1971, sottolinea come "il giornalismo di oggi abbia perso molto della voglia di far capire le cose alle persone, oggi preferisce seguire le mode, i personaggi che danno 'audience'".

 

 

Insomma nel mondo dell'informazione classica "c'è un deficit sia di informazioni sia di analisi. Si seguono filoni preconfezionati, e questo accade già da qualche anno". Nel frattempo l'Italia è cambiata rapidamente, anche grazie ai nuovi media, e "nel momento in cui si aprono molti canali di comunicazione, alla portata di tutti, il giornalista ha un solo dovere: dimostrare di essere il migliore nell'informazione. Quindi basta con le interviste 'sdraiate', a noi lettori servono le interviste con il coltello tra i denti".

 

 

Quanto alle lettere al direttore, "quelle sono riservate ai big, noi 'piccoli' abbiamo il web, che però ha regole molto diverse, il giro dei social network è un'altra cosa rispetto al tradizionale. Ma funziona benissimo...".

 

 

Per Francesco Pionati, segretario di Alleanza di Centro e in passato volto noto del giornalismo televisivo come notista politico del Tg1, il fenomeno ''non deve stupire. Non è il segno di una perdita di importanza dell'intermediazione giornalistica, è soltanto una questione di opportunità''.

 

 

''Con le lettere al direttore -rileva Pionati- il politico diffonde il proprio messaggio su un determinato argomento senza intermediazioni. E poi -osserva- per il politico sono comode, dal momento che non ci sono domande''.

 

 


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