CORSERA CRONACA SCONTRI ROMA NON E' TEL AVIV LETTERA AL PREFETTO DI ROMA GIUSEPPE PECORARO

ROMA 26 NOVEMBRE 2012 CORSERA.IT

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Al Prefetto di Roma

Dopo aver letto le sue avventate dichiarazioni in risposta alle giuste
lamentele su quanto ha dichiarato il presidente della comunità ebraica di Roma sig.
Pacifici, sono rimasto allibito! Non voglio entrare nel merito della faccenda ma
sentirla dire che Roma è città più sicura di Tel Aviv mi fa davvero ridere e desta in
me il sospetto che lei sia o in malafede o che nel mese scorso si trovasse in crociera
dove sono scoppiati ...

i casi di meningite. E’ vero che a differenza di Roma a Tel Aviv
non vi sono decine di campi di nomadi, è vero che a Tel Aviv non si verificano come
a Roma ogni giorno scippi-rapine e stupri. E’ vero che a Tel Aviv ogni sabato come a
Roma non si verificano scioperi con manifestazioni di appartenenti a centri sociali
che con il beneplacito di certa magistratura - sapendo di restare impuniti - mettono
regolarmente a ferro e fuoco la città (a Genova ero presente)! E’ vero che a Tel Aviv
a differenza di Roma la sera si può tranquillamente passeggiare e frequentare
ristoranti e locali, divertendosi senza la paura di essere assaliti e rapinati dalla
delinquenza comune. Ma lei Prefetto manderebbe di notte da sola sua figlia a
passeggio per Roma? Io a Tel Aviv sì poiché per prima cosa non vi sono gang di
albanesi e di rumeni che come se fossero i padroni fanno di tutto e di più. E per
secondo a Tel Aviv, a differenza di Roma, vi è polizia ad ogni angolo della città che
con solerzia controlla le strade e a loro ci si può rivolgere in ogni momento certi di
un intervento (questo perché non vanno come da noi a giocare al video poker). E’
vero che a Tel Aviv non vi è un fiume sporco e maleodorante e che invece ha un
mare bello pulito e limpido. E’ vero che a Roma a differenza di Tel Aviv vi sono
montagne di spazzatura e che per camminare bisogna fare lo slalom. Morale: si
informi e ponderi bene prima di esprimere giudizi, a Tel Aviv erano più di venti anni
che non accadeva che un razzo colpisse la città evitando il sistema di difesa iron
dome. A differenza di Roma dove la delinquenza colpisce la città giornalmente con la
scadenza di una cambiale. Concludo invitandola, prima di parlare di Tel Aviv,a
sciacquarsi bene la bocca e informarsi di più, il che la tratterrebbe, pensando ai gravi
problemi della sua Roma, a dire cose non vere sul conto di altre città dove invece si
vive benissimo. Buona cosa sarebbe poi anche domandare scusa al presidente della
comunità ebraica nella persona del dott. Pacifici ed in ultimo, fossi in lei mi
dimetterei. Spero di essere stato sufficientemente chiaro e se nonostante ciò non mi
ha capito cosa vuole che le dica: si vergogni.

Maurizio Oddone

 "Roma non è Tel Aviv. Chiedo rispetto per le forze dell'ordine da parte di tutti, a cominciare dalla comunità ebraica". Così il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, risponde al presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, che dopo il raid ultrà antisemita aveva lamentato che "la Capitale è una città poco sicura". "Non accetto provocazioni - ha ribadito il prefetto - non mi pare che la comunità ebraica corra rischi a Roma".
"Roma - ha detto il prefetto Pecoraro - è una delle città più sicure, non mi pare ci siano razzi che piovono dal cielo e che la comunità ebraica corra rischi a Roma. Quello che viene fatto dalle forze dell'ordine a Roma per le comunità non viene fatto in nessuna altra parte del mondo". 

In occasione della precedente manifestazione degli studenti, finita con gli scontri sul Lungotevere, il presidente della comunità ebraica capitolina aveva lamentato il fatto che il corteo degli studenti era stato fatto passare davanti la Sinagoga. Ciò aveva costretto i bimbi della scuola ebraica a restare chiusi in Istituto.

Pecoraro, facendo il punto sui cortei che si svolgeranno sabato 24 novembre nella Capitale, ha poi aggiunto: "La modalità degli scontri, avvenuti in diverse città d'Italia il 14 novembre, fanno pensare ad una regia per far scivolare i cortei nella violenza, o almeno a dei collegamenti tra diversi soggetti partecipanti alle proteste".

La replica della comunità ebraica
"Tel Aviv non è meno pericolosa di Roma". Così il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha replicato al prefetto Pecoraro. Ai microfoni di Tgcom24 ha detto: "Nella comunità c'è rabbia. Questore e prefetto dovrebbero vietare manifestazioni di coloro che si definiscono i fascisti del nuovo millennio".

Pacifici: "Vietare la manifestazione di Casapound"
In particolare, la richiesta di Pacifici al Prefetto di Roma è quella di revocare l'autorizzazione alla manifestazione di sabato di Casapound, "i cui militanti si definiscono i fascisti del nuovo millennio, con tanto di candidatura alle amministrative". "Questa - ha affermato - è la ricostituzione del partito fascista ed è un reato".

Wjc: "Cori razzisti? La Lazio fuori dal calcio europeo"
Intanto il Congresso mondiale ebraico ha chiesto con forza che la Lazio venga sospesa dal calcio europeo se ci saranno ancora episodi di cori razzisti o esternazioni antisemite allo stadio. In una nota il presidente del Wjc, Ronald Lauder, ha espresso shock e sdegno dopo gli ultimi cori antisemiti dei tifosi della Lazio nel corso della partita col Tottenham.

Abete a federazione inglese: "Il calcio italiano si scusa"
In una lettera inviata al collega presidente della Federcalcio inglese David Bernstein, il presidente della Figc, Giancarlo Abete, ha rinnovato la solidarietà ai tifosi del Tottenham, esprimendo, insieme alla ferma condanna per "l'inqualificabile aggressione" avvenuta a Roma, le scuse a nome della Figc e di tutto il calcio italiano.

"Raid Roma è stata follia antisemita"
"Ancora una volta purtroppo - si legge nella lettera - il calcio è stato l'occasione per un gruppo di delinquenti di dare sfogo alla propria follia razzista e antisemita, dato che è stato indiscutibilmente questo il movente di un'aggressione che danneggia l'immagine del nostro calcio e non corrisponde alla tradizione di ospitalità e di accoglienza della città di Romani".


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