BARACK OBAMA IL DESIDERIO INTRAMONTABILE DELLA CONCORRENZA PERFETTA.

New York 2.2.2009(corsera.it) di Matteo Corsini

Barack Obama si rivolge al mondo e forse guarda anche più in là,perché l’equazione del mercato è nella concorrenza perfetta quella per cui le imprese non sono in grado di influenzare il prezzo,in economia sono note come price taker. Il principio di quella sana economia che abbiamo studiato all’università e che oggi appare invece un concetto antiquato,senza anticorpi,che di fatto ha seppellito proprio quella concezione di economia perfetta e i suoi schemi .

Al sommo del carro c’è invece il desiderio, l’arcano virale che spinge in avanti l’uomo e dunque il consumo e quindi la produzione.

 

Barack Obama guarda a quell’uomo primitivo,perchè sa che per capire fino in fondo i danni irreparabile di questo inizio millennio si deve tornare indietro,forse dove nessuno ricorda l’uomo sia andato. Barack Obama deve ritrovare il desiderio e le sue forme,tramutare dal vecchio secolo a quello odierno,la strada delle cose utili e necessarie. Forse questo è il dramma che ha colpito l’umanità nel nuovo millennio,ha finito di straripare come un fiume le cui acque non sono piu’ indispensabili per fertilizzare la terra.

Forse come leggiamo e vediamo siamo difronte agli abissi o forse difronte ad un cambiamento epocale,il ritorno alle necessità tribali dell’uomo,la soddisfazione di quel senso di abbandono che esaspera gli animi dei solitari e degli avidi di denaro.Forse siamo difronte al crollo di una società la cui identità era  mortale e che forse non poteva evolversi che non nel disastro finanziario. Ma siamo davvero sicuri che tutto quello che circonda l’uomo sia indispensabile? La domanda regola l’offerta e quando la domanda e l’offerta sono in equilibrio anche il mercato è maturo.

Forse il mondo è stanco di girare intorno ai profitti dell’impresa perché riuscire nell’intento non libera l’animo dal male della crisi depressiva,non riempie e non illumina il tempo dei singoli individui. Forse questo mondo ha smesso di correre,e’ stufo anche di se stesso e cerca altrove la gloria e gli umori giusti per sopravvivere. I desideri dunque non sono più semplicemente rivolti agli effetti materiali,alla luminescenza del capitalismo ma si cercano in fondo ai viali nei grandi parchi metropolitani e poi via via seguendo certi sentieri che conducono altrove,forse ci inabissiamo per la prima volta nel profondo della terra quelle  grotte che antichi popoli ci hanno lasciato per ricordo o principio della nostra esistenza. Il mondo scende dal treno e non ha voglia di consumare ancora o ingozzarsi di hamburger,vuole vedere e immaginare il cielo,ascoltare le campane inseguire i profumi nei boschi. Sarebbe la cosa migliore per tutti,il luogo eterno dove ritrovarsi e non mascherarsi di niente,forse dei colori delle ghiande o dei castani. Cerchiamo questo o vogliamo ancora tornare indietro?

Barack Obama si interroga proprio su questo,se l’uomo deve tornare indietro,quindi ricomporre le regole e ricominciare,spingere in avanti nella stessa direzione oppure questa crisi ha voluto dirci qualcosa,indicarci nuovi percorsi?

 

Commenta questo articolo

Tutti i commenti