FESTIVAL VENEZIA LEONE D'ORO AL SACRO GRA DI FRANCESCO ROSI
Venezia 8 Settembre 2013 Corsera.it di Matteo Corsini Festival di Venezia Leone d'Oro per un film italiano Il Sacro GRA.Vince dunque un film italiano dopo 15 anni di assenza,vince l'idea di un regista straordinario che ha inventato la storia del tempo sul piu' grande anello autostradale d'Italia. Insieme al film vince anche l'ing.Eugenio GRA uno dei fratelli della famiglia che all'inizio del secolo scorso fece meraviglie architettoniche.Vince dunque l'idea che dalla progettazione ingegneristica diventa cultura,momento sociale,ramificazione dell'esistenza all'interno dei suoi percorsi incidentali,astratti,aleatori.Si fonde l'Italia della cultura con quella della scienza,l'abbraccio inconsapevole dell'Ing.Eugenio Gra a Gianfranco Rosi e all'Italia. Immagino la contentezza di mio Zio Eugenio Gra di suo fratello Ing.Enrico Gra del formidabile architetto Giulio Gra e di tutti gli altri fratelli che hanno reso grande questa citta'.Da nipote non posso che complimentarmi con Gianfanco Rosi.
'Più che crisi economica oggi c'è crisi di identità, così i personaggi di Sacro GRA è come se raccontassero la loro storia uscendo dal pantano quotidiano di Roma. E' come se la vita sociale iniziasse fuori da questa città''. Così Gianfranco Rosi, regista del documentario 'Sacro GRA', ultimo film in concorso per l'Italia al Festival di Venezia, parla del suo lavoro, applaudito oggi alla prima stampa. E aggiunge, sulla differenza tra documentario e fiction, che ''il cinema non è altro che filmare la realtà, che può essere a sua volta vera o falsa''. Il fatto di essere in concorso con un documentario (e in compagnia del premio Oscar Errol Morris di 'The Unknown Known' su Donald Rumsfeld) è per Rosi ''un atto di coraggio da parte di Barbera che ha capito che tra fiction e documentario non c'è vera distinzione''. Sulla tecnica di realizzazione di 'Sacro GRA' che mette in campo tante storie di personaggi, incredibili quanto normali, che gravitano intorno al raccordo anulare romano (circa 64 chilometri, 31 uscite di fettuccia intorno alla capitale), ''ho cercato - dice all'ANSA il regista - il più possibile di passare del tempo con loro. E poi, solo quando ho ritenuto fosse arrivato il momento giusto, li ho filmati. Ho fatto come un investimento con il tempo''. I personaggi? ''Si sono come scovati da soli'', dice Rosi già vincitore al Lido nel 1998 con 'Below Sea Level' (Orizzonti). Mentre lo sviluppo delle storie ''ha avuto una genesi autonoma''. Nel film, che sarà in sala dal 26 settembre distribuito da Officine Ubu, scorrono tante vite. Quella del palmologo Francesco, desideroso di sapere tutto del punteruolo rosso, per combatterlo; quella di Roberto, barelliere del 118, dal cuore d'oro; quello di Filippo e Xsenia, principe e consorte che vivono nel più kitsch dei castelli dove, tra l'altro, si svolgono fotoromanzi di serie C. E ancora c'è la storia del forbito nobile piemontese decaduto che vive in un monolocale con la figlia inesorabilmente nubile e laureanda. E c'è poi quella di Cesare, l'anguillaro romano che non si spiega come mai i giornalisti parlino con tanta superficialità della sua principale fonte di reddito.
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