UNIVERSITA' TELEMATICHE UN JACKPOT DA 200 MILIONI COMMISSIONE MINISTERIALE QUANDO GLI ASINI DIVENTANO DOTTORI PROFESSORI E POI MINISTRI
Roma 25 Settembre 2013 Corsera.it La devastante inchiesta del Corsera sulle universita' telematiche ha inciso in profondita' una ferita suppurenta quella degli atenei online dove gli asini diventano dottori,poi anche professori e qualcuno ministro. C'e' un memorabile paragrafo, che sintetizza il problema delle universita' telematiche e non solo,scritto di pugno da Francesco Gazzoni nell'introduzione al suo ineguagliato Manuale di diritto privato:"..del resto,chi sa,sa anche,socraticamente,di non sapere mai abbastanza e quindi studia,mentre,chi non sa,non sa nemmeno di non sapere e quindi non studia,ne' saprebbe studiare,ma insegna." Universita' telematiche italiane.Lo scandalo degli asini che diventano dottori,dei dottori che si incardinano professori e dei professori che diventano Ministri come il caso della Maria Chiara Carrozza. Una bufala le universita' telematiche italiane,non c'e' che dire.Qui non si tratta di laureifici,ma di veri e propri alberghi dove migliaia e migliaia di asini,diventano dottori,come giocatori dopati che vincono la finale di campioni del mondo.Ma se e' umano pensare che un asino voglia diventare dottore,uno studente svogliato prendere la corsia preferenziale,l'offerta del corpo docente e' davvero straordinaria e variopinta,ma che uno Stato non puo' tollerare. Perche' l'infezione,il virus,delle universita' telematiche e' proprio in quel gioco delle tre carte dell'ìincardinamento dei professori,ovvero dottori,che senza aver superato alcun esame di stato,vengono miracolati dal Magnifico rettore di turno.L'insegnamento parte dal corpo docente,se vi capitasse di partecipare ad uno degli appelli d'esame di queste universita' telematiche,
avendo la preparazione adatta per scevrare i concetti ad esempio giuridici,capireste come l'esame front desk delle universita' telematiche e' un gioco delle tre carte,dove lo studente recita a memoria(quando ci riesce) e il professore,ovvero l'assistente,ancora piu' ignorante,fa domande di cui neanche comprende il senso logico.Insomma l'asino raglia e' l'altro annuisce.Asini che parlano con gli asini,dottori miracolati con finti cattedratici,la cui unica aspirazione nella vita e' quella di insegnare,cosa non hanno capito.cCe' una frase memorabile di Francesco Gazzoni nell'introduzione del suo Manuale di Diritto privato che recita cosi': del resto,chi sa,sa anche,socraticamente,di non sapere mai abbastanza e quindi studia,mentre,chi non sa,non sa nemmeno di non sapere e quindi non studia,ne' saprebbe studiare,ma insegna. Lo scandalo delle universita' telematiche italiane risucchia come in un vortice le universita' statali,poiche' anche queste non sono indenni dall'incessante lavorio del diplomificio,forse meno intenso,ma avete mai provato ad ascoltare qualche laureato di giurisprudenza della Ferdinando II di Napoli o della Sapienza,per rendervi conto che la logica giuridica gli e' sconosciuta.Del resto,proprio di recente,un noto avvocato della capitale ,anchesso laureato alla Sapienza,al fine di comporre una memoria difensiva per alcuni clienti,invocava l'esorbitante fattispecie del "contratto di lavoro" nella disciplina dell'istituto mediatorio ex art 1754 c.c. Lite persa da principio,aggravio di spese per i clienti a causa dei costi della lite. In realta',lo Stato,dovrebbe chiudere i rubinetti,consentire a chi si applica,a chi studia e non ha soldi,di studiare,frequentare universita' statali degne di nota,con campus ben attrezzati per ospitare quei giovani volenterosi,che con il loro lavoro,hanno saputo mantenere i propri genitori o qualche fratello.L'esame di ammissione ad una facolta',dovrebbe contemplare la capacita' di apprendimento di uno studente,la sua applicazione allo studio,ma sopratutto la sua dedizione alla responsabilita' verso i consociati,la solidarieta'.Questo deve fare lo Stato,spazzare via i laureifici,ripristinare un corpo docente davvero adeguato e all'avanguardia,dotato di spirito di solidarieta',che forse manca oggi nel nostro sistema accademico. Gli asini rimangono asini,scalciano per aiutare se stessi,figuriamoci il prossimo.Quei dottori che diventano professori incardinati,per sommo volere di n Rettore da strapazzo,dovrebbero,darsi alla fuga,perche' l'infezione dell'ignoranza comincia da loro,da nessun altro. Lo scandalo delle universita' telematiche e' la punta di un iceberg spaventoso che coinvolge l'intero sistema universitario italiano,fornace di consenso politico,che alimenta la corruzione,i comportamenti criminali,la volonta' di esercitare il potere,dietro le variopinte facciate del sapere. Il pericolo e' che le accademie italiane siano il giraporta del sottobosco politico,che alimenta i suoi frenetici e disinvolti loschi affari,cominciando dal basso,dai primi anni della vita di un ragazzo.Le Universita' devono essere enti indipendenti e autonomi,ben finanziati dallo Stato,in grado di manifestare la Scienza e non la tracotanza del potere. Altrimenti tanti asini diventeranno avvocati,e continueranno a prendere fischi per fiaschi,con enorme danno per i loro clienti,dannati,messi al giogo come fossero asini anchessi, per crudele destino. Le universita' telematiche sono bracci armati della politica,autostrade del bingo,anzi casino' royale tipo Altantic City o Las Vegas,dove da anni si macinano milioni di euro,che tornano indietro ai padrini della politica.Un jackpot da 200 milioni di euro.Fa bene in questo senso il rettore Alessandra Briganti a volersi distinguere dai laureifici,il suo acume di imprenditrice,ha messo al riparo la sua universita' Guglielmo Marconi dai venti della crisi,accumulando un immenso patrimonio immobiliare,sebbene questo non sia tutto farina del suo sacco,ma di un ragionieretto di campagna e di un prete un po' somaro,anchesso suo studente fuori corso,diventato poi dottore.L'idea dello scambio patrimonio immobiliare per la concessione di una vera universita' telematica statale e' una buona idea,anche per abbattere l'abnorme debito pubblico italiano.E' un'idea con la lode,sebbene anche qui,c'e' il trucco,ma non si vede. Parla la professoressa Alessandra Briganti, a capo di una delle università telematiche non statali italiane più note: "Ben venga la commissione di studio, ma la soluzione è semplice: si trasformino in statali quelle consenzienti, meritevoli e attualmente funzionanti" di CLAUDIO GERINO Università on line, il rettore della UniMarconi: "Noi diplomifici? Pronti a entrare nello Stato" Alessandra Briganti Il piglio è quello di una insegnante che non vuole rinunciare a dire la sua sulla polemica scatenatasi in questi ultimi mesi verso le università telematiche, accusate di essere dei "laureifici". La professoressa Alessandra Briganti ha scelto la strada di rivolgersi direttamente ai propri studenti e alle Istituzioni per presentare la sua proposta shock: "Non c'è d'aver paura di una commissione di studio - ha scritto a tutti i ragazzi che frequentano l'UniMarconi - Non esiste alcun rischio per la vostra Università che ha già ricevuto il riconoscimento di qualità del ministero competente. Contrariamente a quanto sembra voi temiate, l'avvio di questa Commissione ci consente di sperare che si arrivi finalmente ad operazioni di semplificazione che avevamo il diritto di aspettarci da tanto tempo da parte delle stesse istituzioni che, sbagliando clamorosamente, hanno creato, con la folla delle 'telematiche', una situazione che non esiste in nessun paese del mondo". La professoressa Briganti ha una ricetta rapida ed efficace: "Chiedo a questo governo che si istituisca una Università statale on line, con la trasformazione immediata di quelle meritevoli, consenzienti ed attualmente funzionanti". E getta lì, con una semplicità anche disarmante, il suo "poker d'assi": "La nostra università è pronta. Ha un patrimonio immobiliare che vale oltre 150 milioni, una struttura diffusa sul territorio e collegamenti con prestigiose università telematiche estere in grado di coprire la richiesta crescente di insegnamento 'on line' senza per questo andare a scapito della qualità. Ecco, cediamo tutto questo allo Stato ad una sola, ovvia condizione: che sia garantito il livello occupazionale attuale. E parlo di struttura amministrativa e gestionale, non solo dei docenti. Il 'plus' che offre l'università telematica, assieme alla qualità dell'insegnamento, deve essere proprio la capacità di rispondere in tempo reale alle esigenze degli studenti. E abbiamo dimostrato che si può fare, senza che questo ricada in maniera spropositata sui costi che devono sostenere le famiglie per permettere ai propri figli di frequentare i corsi on line". L'accusa, diciamolo chiaramente, è che le università telematiche siano dei laureifici... "E' singolare quest'accusa. Il presidente americano Barack Obama ha investito l'equivalente di 70 miliardi di euro per implementare l'istruzione universitaria on line. In Russia, Putin sta facendo lo stesso. In Europa abbiamo esempi storici e che sono il nostro riferimento. Mi riferisco ad esempio alla UNED spagnola, che è statale e che da anni ha il suo 'core business' nell'insegnamento telematico. E la Uned è certamente tra le migliori università del Vecchio Continente. I criteri di qualità sono ben presenti e non hanno nulla da invidiare a quelli delle università 'tradizionali'. La nostra università ha come riferimento proprio l'Uned spagnola e già nel 1998 la consideravo un modello di come dovesse essere un'università 'telematica'. Mi sono battuta, in questi anni, affinché le università italiane adottassero questo modello per l'insegnamento on line, ma non ci sono stati significativi passi in avanti, anzi". La commissione ministeriale quindi non è uno spauracchio... "Certamente no. Ben venga lo sfoltimento di un mondo che rischia, è vero, di trasformarsi in un laureificio e forse anche in qualcosa di peggio se non ci sono regole precise, regole condivise e attestati reali di affidabilità. Ma la commissione non può essere solo una sorta di 'tribunale' sulle università telematiche. Ai miei studenti ho scritto: 'Speriamo quindi tutti insieme che si giunga ad una soluzione di sistema e non alla solita melina'. Ecco, la soluzione deve essere di sistema, complessiva, per frenare anche la fuga di cervelli che stiamo vivendo. Perché uno studente italiano che vuole puntare all'eccellenza deve fare i conti sempre con un'organizzazione delle università che non facilita lo studio serio? Perché può rivolgersi all'estero e trovare facilitazioni e accoglienza quando questa è possibile, potenzialmente, anche in Italia? Perché uno studente-lavoratore - e già lavorare è così difficile nel nostro paese - non può usufruire di un'università telematica statale come invece avviene nel resto dell'Europa?" L'ordinamento universitario italiano ha un retaggio che risale addirittura al periodo fascista, con il Decreto Regio del 1933. Una riforma è non solo necessaria, ma urgentissima... "Personalmente ho scritto a due ministri dell'Istruzione, sostenendo proprio il bisogno di rendere le università italiane 'competitive' rispetto a quelle europee. E ci vorrebbe poco per ottenere questo, perché la maggioranza dei docenti italiani sono qualificati. Ma la burocrazia, le limitazioni risalenti a concezioni 'autarchiche' della scuola devono essere rapidamente rimosse. Noi qui facciamo anche un discorso di trasparenza: ho messo on line, a disposizione degli studenti, il bilancio ufficiale dell'Università che, come abbiamo sempre fatto, è stato già inviato al Miur. I nostri ragazzi e le famiglie così possono verificare in quale modo vengono spesi i contributi pagati da loro. Ma ho rivolto anche un invito agli studenti: avviamo un colloquio diretto sui diversi aspetti pratici della vita dell'università. Tra i nostri ragazzi s'è sviluppato un vivace dibattito sul fatto se l'università debba essere pubblica-non statale oppure se chiedere che diventi statale. Io ho sposato questa seconda tesi e nella proposta che ho fatto è chiaramente indicata la soluzione. Credo che questo possa portare ad un alleggerimento del peso che grava sui bilanci familiari, ma anche che si possano realizzare effettive condizioni di uguaglianza in grado di assicurare a tutti gli studenti meritevoli la possibilità di acquisire una formazione di qualità che garantisca loro il possesso delle conoscenze e competenze effettivamente richieste dal mercato del lavoro". La professoressa Briganti snocciola cifre: "Abbiamo tre palazzi a Roma in zona pregiata del valore di circa 150-180 milioni, immediatamente trasferibili allo Stato, Il personale viene pagato con gli introiti e quindi non costerebbe nulla all'istituzione pubblica. La struttura telematica è efficiente, ma ha anche una sua interfaccia diretta con lezioni 'front end', seminari, laboratori, sessioni di ripasso e approfondimento, unendo così le moderne metodologie di formazione a distanza con quelle in cui gli studenti sono fisicamente presenti con i loro insegnanti. Tutto questo è università moderna, completa e funzionale alle esigenze richieste dagli stessi ragazzi che frequentano. Le nostre segreterie sono aperte tutto il giorno, anche il sabato e le risposte agli studenti arrivano in tempo reale, sia via mail che telefoniche. I docenti sono a disposizione sempre, ci sono tutor che seguono gli studenti passo passo. Tutto ciò permette ai ragazzi di concentrarsi sullo studio e, ad esempio, anche ottimizzare i tempi per preparare un esame. In questo modo l'apprendimento diventa in qualche modo concentrato e facilmente fruibile. Ma non è una cosa fantascientifica. E' una normale piattaforma di e-learning integrata con un sistema di insegnamento reale. Il tutto ben lontano da un laureificio..." Il rettore della UniMarconi non fa mistero delle differenze con le università europee on line. "Tra gli studenti c'è chi sottolinea come all'estero sia possibile ad esempio seguire contemporaneamente due corsi universitari. Anzi, come nel caso della Uned spagnola, ci sono anche degli incentivi per questo, sgravi fiscali, borse di studio. Il nostro ordinamento vieta questo tipo di soluzioni ed è un peccato". La professoressa Briganti si limita a dire "un peccato", ma si intuisce che considera queste limitazioni obsolete. E fa capire chiaramente che statale o privata, fermo restando il "controllo di qualità", l'università italiana e l'università telematica in particolare dovrebbe essere "parificata" a quelle europee, se non addirittura a quelle oltre Oceano. "Nazioni come Russia, Paesi Arabi, India e Giappone stanno affrontando fortemente il tema dell'istruzione a distanza. In Europa ci sono eccellenze, come ho già sottolineato - conclude - Perché noi dovremmo essere da meno? Abbiamo tutta la potenzialità e anche le strutture per farlo. Basterebbe, forse, solo un po' più di buona volontà...."
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