CORSERA DECADENZA SILVIO BERLUSCONI TRA PETI E PERNACCHIE FINISCE L'ERA DEL CAVALIERE REL DEL BUNGA BUNGA
Roma 5 Ottobre 2013.it di Matteo Corsini Tra peti e pernacchie,strafalcioni e sonore risate,il Senato della Repubblica Italiana ha votato ieri la decadenza da Senatore di Silvio Berlusconi.Finisce dunque l'era del cavaliere Re del Bunga Bunga,che per venti anni nessuno era riuscito a battere politicamente.Si allontana l'ombra digiuna dell'imprenditore di Arcore,dagli emicicli del potere italiano.Rimane il disastro di un'Italia incenerita dalla crisi economica.Un disastro per la nostra cultura,per i giovani,per l'idea della corruzione che ormai vive dentro la testa della gente,come l'arma vincente della propria esistenza. La Giunta per le elezioni del Senato ha votato a maggioranza la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, a seguito della condanna definitiva per frode fiscale. L’annuncio è stato dato dal presidente Dario Stefàno attorno alle 16,30, dopo una camera di consiglio di oltre cinque ore. La parola passa ora all’Aula di Palazzo Madama che dovrà ratificare la proposta. La seduta pubblica, prima della camera di consiglio, era durata meno di un’ora . Le forze politiche si erano presentate all’appuntamento fortemente divise: il Pdl facendo quadrato attorno al proprio leader e sostenendo la non applicabilità della legge Severino sulla non eleggibilità dei condannati,perché al momento in cu i fu commesso il reato quelle norme non erano ancora in vigore; il centrosinistra, Scelta Civica , Sel e il Movimento 5 Stelle orientati invece per un voto favorevole alla decadenza.
CI PENSERA’ L’EUROPA» - Gli avvocati di Berlusconi - Niccolò Ghedini, Franco Coppi e Pietro Longo - non hanno partecipato alla riunione. Sono intervenuti solo in un secondo tempo, lontano da Palazzo Madama, con delle dichiarazioni diffuse alla stampa: «Non vi è possibilità alcuna di difesa - hanno spiegato - né vi è alcuna ragione per presentarsi di fronte a un organo che ha già anticipato, a mezzo stampa, la propria decisione». «Nessuna acquiescenza - hanno aggiunto - può essere offerta a chi non solo non è, ma neppure appare imparziale. Non vi è dubbio che anche questa ulteriore violazione dei diritti costituzionali e dei principi della Convenzione Europea troverà adeguato rimedio nelle sedi competenti». E poi, dopo la lettura della sentenza: «Si è creato un gravissimo precedente che mina profondamente la storia democratica del Paese e lo stato di diritto. Tanta era la fretta che non si è voluto né investire la Giunta per il regolamento né inviare gli atti alla Corte Costituzionale né alla Corte di Lussemburgo né attendere la decisione del ricorso a Strasburgo. Vi era evidentemente il timore che altri organismi potessero emanare statuizioni che modificassero la decisione già assunta»
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