UNIVERSITA' TELEMATICHE SCANDALO GLI ASINI DEL RE MATTEO CORSINI DIRETTORE DELL'EUSG RISPONDE AL MINISTRO MARIA CHIARA CARROZZA
Roma Mercoledi' 9 ottobre 2013 Il ruolo delle Universita' telematiche nel panorama accademico italiano. Gentile Ministro Maria Chiara Carrozza, in merito all'inchiesta giornalistica del Corsera,di cui come lei sa,io sono editore,convengo con molti dei nostri lettori,che dobbiamo assumerci la responsabilita' di dare delle risposte.Mi rendo conto che l'inchiesta del Corsera ha messo a soqquadro l'intero settore,ma lo abbiamo fatto a fin di bene.Scatenare la polemica alle volte e' utile per dirimere il Bene dal Male,i meritevoli dai ciuchi. Come lei,dal punto di vista accademico,mi accomuna il lustro della medesima esperienza presso l'Universita' degli Studi Guglielmo Marconi. Conosco dunque a fondo le peculiarita' delle universita' on line e credo che siano una fondamentale istituzione del nostro paese,degne di essere protette e garantite nel prossimo futuro.Non v'e' dubbio che lo studio accademico debba essere intrapreso con l'applicazione che una facolta' universitaria richiede ma questo e' un criterio soggettivo,come tutti noi sappiamo.Le regole da studiare sono le stesse,sia queste si assumano alla Sapienza,alla Bocconi alla Guglielmo Marconi. I corsi della Guglielmo Marconi sono ...
eccellenti,la sua piattaforma digitale avanzata e moderna,trovo entusiasmante poter usufruire di corsi accademici on line a qualsisi ora del giorno e in qualsiasi condizione atmosferica. Come imprenditore,ho potuto esaminare i curricula di molti candidati neolaureati provenienti da moltissime universita’ statali.Ho potuto constatare,che nessuno di questi candidati,aveva la minima preparazione giuridica,tanto meno avevano assunto gli elementi essenziali della logica deduttiva che si impone nello studio del diritto.Sommando l’esperienza dei miei colloqui,da imprenditore,conoscitore scientifico della mia materia,il diritto amministrativo urbanistico,non posso che bocciare la qualita’ dello studio anche delle universita’ cosiddetta pubbliche.I candidati neolaureati,non hanno alcuna maggiore preparazione rispetto ad un qualsiasi neolaureato della Marconi.Molti sono somari alla stessa stregua. Si pone,ad oggi,stante la condizione economica italiana,la necessita’ di migliorare il sistema universitario in Italia,considerando,a mio modesto modo di vedere,che una selezione dovrebbe essere regolamentata,al fine di consentire agli studenti meritevoli,di ottenere maggiore attenzione,rispetto ai somari e ai perditempo.Regola equivalente per le universita’ statali e quelle come le telematiche che svolgono un servizio pubblico. C’e’ da dire,che alcuni di questi Magnifici Rettori delle universita’ pubbliche telematiche,ovvero i loro amministratori,devono competere all’interno di un sistema oligopolistico che tende a mettere fuori campo,le univerisita’ telematiche,che forse sono piu’ indipendenti dalle lobby professorali e da quelle partitiche,sebbene siano emanazione di interessi politici anch’esse. Le universita’ telematiche,al fine di migliorare il loro ruolo,devono sicuramente essere ben finanziate dallo Stato. Il Ministero dell’Istruzione,ha l’obbligo di restituire al settore universitario italiano,quella dignita’ scientifica perduta nel corso degli anni.Perche’ sia nelle statali che nelle telematiche,sono migliaia i somari che riescono a laurearsi senza alcun merito e questo diventa un virus sociale devastante,poiche’ tanta gente ignorante,pontifica senza conoscere. Il Progetto Made in Italy . Le universita’ telematiche dovrebbero,secondo il mio modesto avviso,adoperarsi per affrontare congiuntamente alle aziende italiane,percorsi accademici con specializzazioni afferenti le esigenze dei vari settore del mercato,al fine di formare giovani italiani,che possano essere assunti dalle imprese italiane direttamente in loco,sia esso Australia,America o Russia. Non vi e’ alcuna preparazione accademica intelligente,senza che il percorso non sia in sinergia con le necessita' operative delle imprese,quelle che poi offrono la garanzia di un contratto di lavoro.Studiare confrontandosi con le esigenze di un’azienda,anche in stato di stress,ad esempio per gli studenti di economia. Per ridiventare competitivi,le universita’ italiane,devono trovare spazi comuni per operare in altri paesi,perche’ soltanto la penetrazione del mercato globale,rendera’ i nostri giovani competitivi dal punto di vista accademico,informativo,ma soprattutto come local partner. L’economia italiana e’ chiusa in se stessa,vive di un mercato domestico in grave crisi,lo sbocco e’ sugli altri mercati,proprio come le nostre principali aziende manifatturiere fanno da anni.Lo Stato italiano deve assumersi la responsabilita’ di sviluppare insieme agli atenei telematici,degni di nota,percorsi formativi all’estero,ponendo le basi nel mondo per questa operazione. Il resto e’ minestra riscaldata,comunque la si voglia rigirare o intendere. L’economia cresce se le imprese producono,sono all’avanguardia,gestite da risorse umane preparate e all’altezza della situazione. La sua Universita’ e’ da buttare,da rifare,pilotata da interessi politici,di cui Ella e’ un noto esponente.Per l’Italia e’ un calvario da cui uscire. Le universita’ telematiche devono essere guidate da consigli di amministrazioni efficienti e perdere quel brutale connotato di istituti comandati dal padre padrone,piu’ delle volte incapace di guardare alle necessita’ accademiche,piuttosto che ad interessi personali. Le universita’ telematiche italiane sono una grandissima istituzione,ma taluni Rettori,devono essere esautorati dalla gestione padronale,che rischia di soffocare quanto di buono e’ stato fatto fino ad oggi.Soggiungo,anzi,mi sovviene,leggendo le interviste uscite alla rinfusa in questi giorni,per contrastare la devastante campagna giornalistica del Corsera,che qualcuno di questi rettori,avendo riempito forzieri di dobloni d’oro,in virtu’ del model business per gli asini dottori,offre il suo tesoro allo Stato in cambio di protezione e garanzia del proprio futuro.C’e’ da dire,che l’implosione del mercato immobiliare,ha fatto evaporare quella ricchezza,ormai soltanto immaginaria,che oggi esiste nei valori di bilancio,algida testimonianza di come al monopoli del real estate,pare proprio non sappiamo giocare.I rettori dovrebbero fare i rettori e lasciare a qualcun altro occuparsi di immobiliare.Mi domando dove sia dunque l’interesse dello Stato per lo scambio con questi Asini del Re? Con ossequio Matteo Corsini direttore EUSG (Enciclopedia Universale di Scienze Giuridiche)
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