Berlusconi offende Napolitano e diffama Beppino Englaro. Violati gli articoli 278 e 595 del codice penale. La incostituzionalità del lodo Alfano.

Roma 9.2.2009(Corsera.it) di Renato Corsini

Stricto iure, nelle dichiarazioni di Berlusconi nei confronti di Napolitano sussistono gli estremi dell’offesa all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica reato previsto dall’art. 278 del codice penale. “ La lettera del Quirinale conteneva l’implicazione di un’eutanasia introdotta nel nostro ordinamento”, così ha dichiarato Berlusconi, salvo smentire dopo aver tirato la pietra nello stagno ( tra gli altri La Repubblica, 8 febbraio 2009, in grassetto incorniciato).

Sostanzialmente rivolgendosi all’opinione pubblica ha voluto dire che Napolitano abbia attentato alla Costituzione avendo introdotto motu proprio l’eutanasia, la morte placida, nel nostro ordinamento statuale. Il codice alla voce eutanasia rimanda all’articolo 575, omicidio, sicché l’esternazione di Berlusconi può leggersi come accusa di concorso in omicidio nei confronti di Napolitano avendo rifiutato la decretazione d’urgenza. Berlusconi quindi dovrebbe essere indagato a norma  dell’art.278 c.p. Dichiarando, salvo smentire dopo aver tirato il sasso nello stagno, “ A me sembra che non ci sia altro che la volontà di togliersi di mezzo una scomodità”, ha diffamato Beppino Englaro (  La Repubblica, già citata ). Qui si è veramente nella diffamazione che si realizza in conformità all’art. 595 c.p. Naturalmente Berlusconi è protetto dal lodo Alfano e può permettersi di sproloquiare senza temere legittime ritorsioni, sebbene l’accusa al Capo dello Stato abbia un peso specifico di rilievo costituzionale. Un diritto all’impunità non è ravvisabile così come si rileva dal lodo Alfano, quando il capo del governo si permette di dire quello che vuole senza tenere a freno la lingua arrivando persino a minare la Costituzione nella sua genesi storica  dichiarando che “ fu scritta con i filosovietici”, salvo poi smentire dopo aver tirato la pietra nello stagno.

Renato Corsini.

 

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