FONDO SANITARIO NAZIONALE VASCO ERRANI SISTEMA A RISCHIO DEFAULT
«Avevamo fatto un accordo con il governo per non toccare i finanziamenti per la sanità — attacca Vasco Errani, governatore emiliano e presidente della Conferenza delle Regioni — Non conosco le cifre ma i tagli sarebbero insostenibili e avrebbero conseguenze gravi. La sanità ha dato un contributo enorme all’economia del nostro Paese in questi anni. Così il sistema è a rischio default. Tra l’altro se le Regioni finiscono in rosso devono mettere nuove tasse ai cittadini, non capisco il senso di una manovra del genere ». Lorenzin ed Errani sono d’accordo sul fatto che invece di intervenire sul fondo bisogna lasciare la materia al “Patto per la salute” cioè all’accordo tra ministero e Regioni. «Il sistema così non regge, il fondo ha già dato — dice ancora Lorenzin — Così salta il Patto per la salute con cui si potrebbe governare una spending review interna, razionale ed efficiente per i prossimi 5 anni». Come dire, lasciate fare a noi, non fate un taglio “orizzontale”. Nei prossimi giorni si saprà se Regioni e ministro verranno ascoltati.
Ci sono tagli in arrivo per il Fondo Sanitario nazionale. Inaspettati e brucianti per le Regioni e per il ministero, che adesso temono effetti devastanti sull’assistenza ai cittadini. Dopo le parole pronunciate all’inizio della settimana dal viceministro all’Economia Stefano Fassina, che aveva detto di non poter escludere interventi di riduzione nella Legge di stabilità, i timori sono aumentati ora si iniziano anche a fare le cifre. Dal ministero alla Sanità filtra che l’anno prossimo il Fondo nazionale potrebbe essere ridotto di 1 miliardo e mezzo, soldi che le Regioni dovranno recuperare agendo sulla spesa farmaceutica (intervento che varrebbe un miliardo) e su quella per l’acquisto di beni e servizi. Gare centralizzate e ricerca del miglior prezzo, attenendosi in certi casi le indicazioni del ministero dell’Economia, potrebbero essere i criteri da seguire per questa nuova “spending review”. Lo stesso taglio dovrebbe essere disposto anche per il 2015, per un totale di 3 miliardi. Ma non è finita qui. L’anno prossimo era stato previsto che al Fondo di 107,9 miliardi di euro se ne aggiungessero 2 che le Regioni avrebbero dovuto incassare mettendo nuovi ticket. La Corte Costituzionale ha escluso la possibilità di mettere altre tasse e le amministrazioni locali hanno tirato un respiro di sollievo, sperando di disporre di una quota un po’ più consistente per far funzionare ospedali e Asl. E invece ci sarebbe un progetto per non dare quei 2 miliardi in più. In pratica l’anno prossimo sarebbero distribuiti 3 miliardi e mezzo in meno rispetto all’atteso, e il Fondo scenderebbe a 106,4 miliardi. Con una cifra del genere, rischiano il rosso anche Regioni con i conti a posto. «Sento parlare con troppa insistenza di questi tagli nei sottoscala del ministero dell’Economia. Sarebbero insensati, il sistema non li reggerebbe», dice il ministro Beatrice Lorenzin, ricordando che ultimi anni la sanità è stata obbligata dalle varie manovre a rinunciare a 22 miliardi. Per la prima volta nella storia del nostro paese, nel 2013 il Fondo Sanitario nazionale è stato inferiore rispetto a quello dell’anno precedente. Oggi le Regioni stanno facendo sforzi enormi per restare in pareggio (e non tutte ci riusciranno). L’anno prossimo si sperava di respirare un po’ avendo più soldi a disposizione con cui affrontare spese che sono state rimandate. Invece potrebbe esserci un’altra riduzione del fondo. Addirittura qualcuno teme che si possa tagliare anche lo stanziamento per il 2013 (ma non nella legge di Stabilità) perché le Regioni hanno risparmiato sulla spesa più del previsto.
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