RAI PIERO MARRAZZO TORNA IN TV LA MIA VITA DISTRUTTA DA UN AMORE TRANS
«Piero Marrazzo, è cambiata la sua vita?», chiede l’avvocato Luca Petrucci, parte civile al processo che vede imputati i carabinieri della compagnia di Roma Trionfale Nicola Testini, Carlo Tagliente e Simeone Luciano, accusati di estorsione, spaccio, perquisizione illegale, rapina e concussione. Quando Piero Marrazzo diceva: “I trans sono donne all’ennesima potenza”- ESCLUSIVO LA DEPOSIZIONE DELL’EX GOVERNATORE DEL LAZIO – L’affaire Marrazzo ha distrutto la reputazione, forse la vita, di un uomo. Lo conferma la dolorosa risposta del giornalista Rai, che è stato governatore del Lazio, costretto a dimettersi dopo lo scandalo scoppiato per le sue frequentazioni prezzolate con transessuali: «Mi sono separato. Mi sono dimesso. Ed era giusto farlo. Sono tornato a non fare (sottolineato dal timbro di voce) il mio lavoro. La pressione della stampa è stata micidiale. Sono contento che questa storia sia riportata nel giusto alveo di un processo».
Piero Marrazzo ritrova il sorriso con una bionda sosia della moglie – LEGGI | FOTO A CASA DI NATALIE - Tutto inizia il 3 luglio in un appartamento di via Gradoli. «Allora ero presidente della Regione e commissario dei rifiuti e della sanità. Chiesi alla scorta di poter andare a piedi, sono entrato nell’appartamento della persona che avevo chiamato prima (il trans Natalie) e sono entrato mi pare di ricordare nel secondo ambiente. Ho iniziato a spogliarmi. Trovandomi in questa stanza, dopo un lasso di tempo non ho sentito un campanello e nell’accadere ho visto entrare degli uomini, uno più alto e uno un po’ meno robusto. In seguito, questo è stato ribadito, erano carabinieri della stazione Trionfale. Sono stato relegato, mi è stato preso il telefonino per un lasso di tempo che mi è sembrato lungo. Ho avuto paura». Piero Marrazzo in vacanza a Stromboli dopo lo scandalo – FOTO ESCLUSIVE “NON ERANO IN DIVISA” - Intanto, prosegue il racconto «l’altra persona veniva tenuta in un’altra stanza. Le sentivo dire che non c’era campo. Non erano in divisa. Mi sentivo quasi sequestrato. Ma l’altra persona confermava che erano carabinieri. Questo stato è continuato e aumentava la paura. Natalie mi disse che se avessi dato dei soldi ero libero. Arriva il carabiniere più alto che mi spinge in bagno. Questa richiesta fu fatta dal carabiniere più alto. Mi fu consentito di rivestirmi e accedere nell’altra stanza. Ora sono passati quattro anni. Tre assegni che arrivavano a ventimila euro. Mi fu chiesto il numero di cellulare. Era una condizione di restrizione e violenza psicologica. Mi rendevo conto di aver commesso un errore grave in termini personali. Dicevano che se non avessero avuto ordini non potevano fare nulla». “AVEVO MOLTI SOLDI CON ME” - Il pm domanda dei soldi. Quel giorno l’ex governatore ne aveva molti in contanti con se. «Avevo una vita impegnata ed ero al lavoro. Aiutavo a fare i pagamenti. Il mio segretario Adelfo Luciani se ne occupava. Era una cifra intorno ai 5mila euro per pagamenti da effettuare. In quel momento mi fu prelevato tutto quello che avevo dai due carabinieri. Me lo ricordo molto bene. Ottocento millecento euro erano per Natalie. Glieli diedi in contanti. Brevi manu». «Lei disse una cosa più precisa: la somma concordata per l’incontro era cinquemila euro. Mi sembra di averne dati duemila. La somma era inferiore. Evidentemente». Il pm chiede allora: «Quando i carabinieri le chiesero il numero di telefono quel giorno a casa di Natalie prima di lasciarla andare cosa pensò?». «Loro mi dissero che la cifra a cui pensavano era superiore e che quindi mi avrebbero chiamato». Domanda l’avvocato di Marrazzo Luca Petrucci: «Ma quante telefonate arrivarono poi?». Risposta: «Una, forse due». “MAI ALLA REGIONE…” - Ancora Petrucci: «Nel verbale del 9 gennaio lei parlò di una sola telefonata di una persona a nome Brenda. Venne avvicinato? Raggiunto? Ha mai ricevuto questi trans in Regione?». «Mai». Domanda: «Li ha mai accompagnati sulla sua auto?». «Mai». Il momento è delicato. Nell’aula sesta del tribunale si cerca di incollare tra loro frammenti di reputazione lacerata nel corso di quattro lunghi anni. Quanti incontri in quell’anno? «Tre sicuramente. E poi un quarto», risponde Marrazzo. Si diceva fossero quotidiani i rapporti con i trans. «Il consumo di stupefacenti avveniva solo in questi casi?» Risposta: «Sono state dette falsità». Si sarebbe visto, nella mia vita sono anche uno sportivo, avrebbe inficiato il lavoro». “BERLUSCONI MI DISSE CHE IL VIDEO ERA SEQUESTRATO” - «Quando lei fu sentito in procura – chiede il sostituto Rodolfo Sabelli – il pm le mostrò il video?». «Sì. Un passo indietro. Andai d’urgenza al ministero e tornando mi dissero che mi aveva cercato la presidenza del consiglio. Non ricordo se richiamai io o il contrario ma ci sentimmo. Mi disse (Silvio Berlusconi, ndr) che un direttore dei giornali del gruppo, mi pare Signorini, è un video inutilizzabile, mi disse che ce l’aveva un’agenzia. Era un’agenzia ma il nome l’ho rimosso. All’inizio della settimana mi ricordo che ero tornato dalla Siria. La settimana in cui verrò poi ascoltato dai magistrati. Mi fu dato il numero… Chiamai. Mi rispose una donna. Le dissi vorrei vederlo e che mi sarei attivato per quella persona. Nei giorni successivi fui raggiunto da una nuova telefonata del presidente del consiglio. ‘Tutto bene è stato sequestrato dai carabinieri’, mi disse».
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