UNIVERSITA' LA SAPIENZA GIORGIO SPANGHER FACOLTA' DI GIURISPRUDENZA SOTTO I TENDONI UN BRANCO DI CAPRONI
Roma 26 Febbraio 2014 Corsera.it Universita' statali.La Sapienza Roma Facolta' di Giurisprudenza sotto la tenda un branco di caproni. Se una matricola varca per la prima volta la soglia della Facolta' di Giurisprudenza a Roma si ritrovera' devastato da un'esperienza surreale.Un branco di caproni ignoranti ammucchiati sotto un tendone che ascoltano il loro professore ignaro del destino dei suoi studenti.Se il paese Italia e' in crisi lo si deve principalmente alla nostra organizzazione universitaria,alle nostre universita' statali,investite da miliardi di euro di finanziamenti che non forniscono alcun serio e adeguato servizio didattico.la facolta' di Giurisprudenza di Roma La Sapienza e' per la matricola un'esperienza traumatizzante,come lo squarcio nel ventre purulento di una societa' infetta,dove prevale l'antagonismo piu' bieco,becero,verecondo,insomma gli strati profondi di una societa' che muore,anziche' tentare di trovare la strada per la sopravvivenza.L'esperienza e' terrificante,il disorientamento totale,la relazione studente professore inesistente,come un circo di periferia che si rantola dentro,in uno stomaco che puzza di cibo avariato.Non c'e' nulla che possa irretire la matricola,se non un branco di caproni ignoranti che si affannano a roteare su se stessi,in cerca di un modo di esistere.Arrivano a La Sapienza i somari di tutta Italia,risultato di una scuola superiore ancora peggiore delle universita' Statali.Lo scenario e' raccapricciante,incredibile,felliniano,surreale,immondo,come la discarica di Malagrotta. Non c'e' alcuna selezione degli studenti al primo anno,chi accede a mala pena parla l'italiano,non reagisce,spento nell'ignoranza piu' cupa della sua origine.E' il buio totale,l'infecondo girone della solitudine e del disorientamento.La matricola sente di vomitare,rifugge a se stessa,insomma vede specchiato negli anfratti del tendone,la miseria di una societa'avvizita,morta,deludente,incapace di reagire alla propria inadeguatezza.La facolta' di Giurisprudenza de La Sapienza diventa il carrozzone per l'inferno,il mezzo impossibile per essere spinti giu' dal dirupo della disoccupazione.per gli studenti alcun obbligo di frequenza....
sono caproni lasciati al loro destino,alcuna istruzione preliminare,alcun confronto,alcuna concerta relazione con il docente,che recita dal suo pulpito come in preda ad un delirio di onnipotenza,senza che neanche un momento si degni di guardare i suoi studenti negli occhi,tanto ne prova i disgusto e forse il ribrezzo.Un tendone da circo per le matricole della Facolta di Giurisprudenza,un luogo improbabile dove la cultura possa attecchire,senza che alcuno indichi la strada,segua lo studente,insomma si crei quella relazione effettiva tra docente e discepolo,come dovrebbe essere nelle piu' prestigiose universita' statali.Quella che si apre ai nostri occhi e' un'idea raccapricciante dei corsi accademici,dove il branco dei caproni analfabeti si ammucchia l'uno contro l'altro,mischiandosi al fetore del puzzo delle ascelle,look post moderni,insomma la finestra delle borgate italiane,dove la speranza di migliorarsi e' davvero un miraggio.In questo contesto disadorno sono gettati i nostri figli,senza che alcuno davvero gli osservi,riesca ad imprimere una svolta nella loro vita,insomma,la suggestione della cultura lascia il posto alla disperazione dell'inconcludenza.I caproni puzzolenti ammucchiati sotto il tendone riflettono se stessi,perche' alcun paradigma viene loro alla mente,si configura,nessuna speranza insomma che in quel luogo solitario vi sia qualcosa per credere che il futuro possa diventare migliore.Mi domando se questa sia l'Universita' Statale,circo equestre di docenti e rettori in cerca di gloria e di fama,la cui presenza scompare difronte all'ammasso dei caproni.E' il circo degli analfabeti,dai dialetti piu' improbabili,l'ignoranza dura come pietra e ricoperta di spine,insomma la raccapricciante esperienza di una caduta nel burrone pestilenziale dell'infecondita'.Il docente recita a mestiere sotto il tendone,distante,sidereo rispetto a quella accozzaglia di cialtroni in cerca di speranza,di qualcosa da intravedere oltre la coltre nera della sua porta di ingresso. L'Universita' Statale non e' piu' l'universita' per tutti,ma il centro di accoglienza dei fuggiaschi dalle borgate.Dove sono i progetti comuni,la condivisione dell'esperienza accademica,la spinta generatrice di interesse superiore? Chi ha diplomato quegli studenti caproni merita il nostro rimprovero,perche' qui nessuno parla quasi mai l'italiano,nessuno sa dove ripararsi,tutti sono attoniti,sgambettati da un cortocircuito fumogeno,che getta benzina sul fuoco dell'ignoranza anziche' cominciare a sgrossarla.E' un carosello da incubo,impregnato da fantasmi che provengono dalle esperienza piu' drammatiche della nostra societa'.Le universita' statali sono una cloaca,una fogna a cielo aperto,dove i soldi del finanziamento pubblico servono per pagare lauti stipendi a professori e ricercatori,ma nessun investimento viene impiegato per migliorarne i corsi accademici,ridurre le classi,aumentare l'efficienza e la flessibilita' tra docente e studenti.Non si creano le classi,ma branchi di caproni senza pastore,che rigirano su se stessi,cercando di capire quale sia la porta di uscita. Dalla Facoltad' di Giurisprudenza de La Sapienza una matricola puo' soltanto fuggire a gambe levate,farsi riaccompagnare a casa dal genitore e dimenticare per sempre un'esperienza al di la' di ogni confine del genere umano.
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