TANGENTI ENPAM PALAZZI D'ORO MARCO DI STEFANO ALFREDO GUAGNELLI LA STORIA DI UN INTERMEDIARIO SCOMPARSO NEL NULLA
Ieri la giunta regionale del Lazio ha scaricato il deputato renziano Marco Di Stefano. Anche perché le voci sull’indagine della procura di Roma che lo riguarda rischiano di travolgerlo. La Guardia di finanza in un’informativa del 2013 ipotizza una tangente da 1,8 milioni di euro che gli avrebbero pagato due imprenditori laziali, Antonio e Daniele Pulcini. L’uomo che avrebbe fatto da intermediario si chiama Alfredo Guagnelli ed era amico sia di Di Stefano che dei Pulcini. A lui, sempre secondo le Fiamme gialle, i Pulcini avrebbero pagato, con diversi bonifici, 300 mila euro per il disturbo. Resta da capire dove sia finita la mega tangente in contanti. Ma soprattutto che fine abbia fatto l’intermediario, visto che Guagnelli è sparito cinque anni fa senza lasciare tracce. Libero ha scoperto che
prima di svanire nel nulla avrebbe fatto un misterioso viaggio a Montecarlo per recuperare un borsone pieno di mazzette da 500 euro. Una somma che secondo un testimone oculare poteva tranquillamente ammontare a 2 milioni di euro. Era quella la tangente per Di Stefano di cui parla con gli inquirenti il fratello di Guagnelli, Bruno? E dove è finito quel tesoretto, visto che negli ultimi giorni Alfredo faticava persino a pagare le trasferte dei suoi dipendenti o le cene di famiglia al ristorante? Guagnelli, classe 1972, è sparito da Roma l’8 ottobre del 2009, senza passaporto né patente. Il suo idolo era Tony Montana, il gangster interpretato da Al Pacino in Scarface, ma nella realtà la sua attività principale era far divertire, dare lavoro, finanziare e, secondo la procura, aiutare i politici a percepire tangenti. La sua è stata una vita, negli ultimi anni, esuberante, attorniato da donne splendide. Per esempio l’ultima fidanzata ufficiale è stata Francesca Fichera, oggi apprezzata soubrette televisiva. Alle sue aziende dava nomi tratti dal Padrino: c’era la Internazionale immobiliare e la Genco srl (come il mafioso Genco Abbandando, amico di Vito Corleone). Ma Guagnelli per la messa in scena della sua esistenza da film aveva bisogno non solo delle pupe e dei gangster, ma anche del potere. Per questo ha scritturato diversi politici e li ha messi a recitare. In questa spy story sono importanti pure i luoghi e la Costa Azzurra è una tappa fondamentale. Dopo la scomparsa, all’indirizzo di Alfredo è stato recapitato un invito per l’esclusivo ballo della Rosa a Montecarlo. Nel Principato Guagnelli era di casa, tanto da conoscere, dicono gli amici, personalmente la famiglia Ranieri. Da quelle stesse lande, secondo i finanzieri, i Pulcini avrebbero trasferito in modo sospetto in Italia documenti e «probabilmente valuta». Rigorosamente in auto per evitare possibili controlli aeroportuali. Un modus operandi che assomiglia incredibilmente alla versione raccolta da Libero da un testimone oculare, Alessandro Innocenzi, fotografo ed ex socio di Guagnelli nella World rent, l’agenzia di autonoleggio di lusso che aveva in garage la Porsche in uso al figlio di Di Stefano. Innocenzi racconta un episodio che ha già riferito in procura e che sembra scritto da uno sceneggiatore: «Un giorno Alfredo ha chiesto a me e alla sua ex fidanzata Federica Petrelli di accompagnarlo a Montecarlo». Partono a bordo di una Mercedes nera, quindi prenotano una camera tripla all’hotel Hermitage. «Alfredo, che in quei giorni era un po’ strano e aveva qualche problema di soldi, ci disse di avere un appuntamento, ma non ci spiegò con chi né ci portò all’incontro». Quando Innocenzi rientrò in camera trovò su un tavolino decine di mazzette di banconote da 500 euro. Potevano essere 2 milioni di euro? «Beh, sì. Diceva che erano i soldi di un grosso affare, ma dopo la sua scomparsa abbiamo scoperto che in quel periodo lui, in realtà, era “strozzato”». Alfredo non spiegò a che cosa servissero e di chi fossero quei denari. Il giorno successivo li raccolse in un borsone e li nascose sotto il sedile dell’auto, quindi ripartirono per Roma. Dopo pochi giorni sparì senza lasciare tracce. C’entrano qualcosa con il suo addio le banconote viola di Montecarlo? E soprattutto, viste le modalità di rientro in Italia, sono la tangente ipotizzata dagli inquirenti? Oppure Alfredo ha ingannato tutti ed è scappato con il malloppo, magari nei suoi amati Caraibi? A questa domanda Innocenzi non sa rispondere. L’altra presunta testimone dell’affare monegasco, Petrelli, trentaseienne romana, broker nel settore degli autonoleggi, non nega la versione di Innocenzi: «Ne ho già parlato agli inquirenti. Quello che lei mi riferisce è già stato detto a chi di dovere». Montecarlo non è un amore causale. Guagnelli era un habituè dei casinò, anche a Portorose in Slovenia o a Saint Martin nelle Antille Olandesi. Qui ha conosciuto Francesco Corallo, il re delle slot machine, l’uomo collegato con la casa di Montecarlo e Giancarlo Tulliani, il cognato di Giancarlo Fini. Vi portava a spese proprie gli amici, spendendo, secondo Innocenzi, anche 50-100mila euro per volta. La stessa cosa faceva a Monaco, in Croazia, a Barcellona. «Per tre-quattro anni ci ha fatto fare la bella vita, poi il giocattolo si è rotto» si rammarica Innocenzi. «Una vita come Steve McQueen» a cui partecipavano pure i politici. In particolare Di Stefano: «Veniva spesso in ufficio da noi e andava a pranzo con Alfredo. Mi risulta che fossero soci in affari, anche con Pulcini» continua il super testimone. Ma Di Stefano non era il solo politico della «cumpa». Paolo Bartolozzi, ex eurodeputato di Forza Italia, ricorda Guagnelli con affetto: «L’ho conosciuto alla fine degli anni ’90. Con le rispettive famiglie siamo stati a Montecarlo e nel suo casolare vicino a Chiusi (Siena). Mi sosteneva nelle campagne elettorali. Niente di esagerato. Qualche migliaio di euro. Che cosa mi chiedeva in cambio? Solo informazioni. Per esempio dopo un mio viaggio istituzionale mi domandò notizie per fare business a Panama». Nel 2008 Alfredo fece inserire il cugino Alessandro e Innocenzi nella lista di Michele Baldi, all’epoca candidato sindaco a Roma. Oggi Baldi è capogruppo in Regione della lista Zingaretti e precisa: «Il nostro non era un rapporto politico, anche se magari mi ha finanziato qualche cena elettorale. In quell’occasione mi promise molti voti, me ne portarono tre o quattro, capii che Alfredo aveva fatto altre scelte e mi sentii preso in giro. Gli dissi che da quel momento ognuno avrebbe preso la sua strada». E i viaggi ai Caraibi? «Partecipai a uno di questi con la mia famiglia e a mie spese. Con lui ero disinteressato. Per me Alfredo era un bravo ragazzo. Lo conobbi perché voleva denunciare alcuni intrighi nel mondo dei cimiteri (dove operava l’azienda di costruzioni di famiglia, ndr) e andammo insieme a denunciarli. Nell’ultimo periodo mi aveva confidato qualche problema e posso dire che dopo la sua scomparsa qualcuno ha approfittato delle sue società e dei suoi conti». L’aspirante Scarface aveva un solido legame anche con l’ex consigliere provinciale del Pdl Enrico Folgori. Alla fine, però, i loro rapporti si deteriorarono, come ricorda il padre di Alfredo, Sergio: «Dopo la sua scomparsa i carabinieri mi chiamarono perché mio figlio lo aveva denunciato per una storia legata a una Maserati». L’elenco dei politici vicini a Guagnelli non è finito: «Nei nostri uffici ha lavorato anche l’ex assessore regionale di An Giulio Gargano (recentemente condannato a restituire 600mila euro allo Stato per 445 promozioni non dovute ndr)», prosegue Innocenzi. Insomma destra e sinistra, senza particolari distinzioni. Negli ultimi anni si era inventato immobiliarista. Ricorda il padre: «Mi diceva di spendere 1 milione di euro l’anno. Di fronte al mio stupore, spiegava: “Coppola e Ricucci sono finiti. Ora tocca a me”». Nei database della Regione c’è traccia di rapporti con due società immobiliari riconducibili a Guagnelli: la World real estate e la Internazionale immobiliare. Ma forse ci sono altri legami. Purtroppo ricostruire la rete delle società di Alfredo è difficile. Infatti dopo il suo arresto del 2007 per una storia di tangenti legate alla costruzione delle tombe del cimitero del Verano chiese ai dipendenti di intestarsi le quote di molte società. In particolare al cugino Alessandro, a Innocenzi, a Enrico Marcolini, un amico milanese che divideva con lui la villa romana (oggi è tornato in Lombardia a fare l’operaio) e a un’amica di vecchia data, di Grottaferrata come lui: Francesca Sperati. Classe 1975, inizia la sua attività di imprenditrice come ambulante nei mercati. Con l’aiuto di Alfredo apre un negozio di scarpe. Successivamente diventa proprietaria della metà di un’agenzia di eventi e ragazze immagine oltre che di quote significative in una società di produzione tv e in un’immobiliare. Nel 2009, ci informa Facebook, entra in Atac, la municipalizzata capitolina dei trasporti, e, dopo la scomparsa di Alfredo, cede tutte le sue partecipazioni a un imprenditore romano di nome Marco Guidoni. Un personaggio che nessuno dei suoi nuovi soci dice di aver mai conosciuto. Un altro piccolo mistero nel mistero di Alfredo Guagnelli, l’uomo che sognava di essere Scarface. Tangenti Enpam, è scomparso nel nulla un collaboratore. È Alfredo Guagnelli, l’uomo che secondo le indagini della Guardia di Finanza ad aprile 2009 ha incassato con quattro assegni circolari 300mila euro di mazzetta dai Pulcini, sparito l’8 ottobre 2009. Ha 38 anni, è separato, ha una figlia e un tenore di vita molto alto Il Messaggero, giovedì 6 novembre 2014 Alfredo Guagnelli, l’uomo che secondo le indagini della Guardia di Finanza ad aprile 2009 ha incassato con quattro assegni circolari 300mila euro di tangente dai Pulcini, scompare l’8 ottobre 2009. Ha 38 anni, è separato, ha una figlia e un tenore di vita molto alto. Il suo cellulare si spegne alle 18 di quel pomeriggio. La Lancia Delta che aveva noleggiato viene ritrovata il 4 febbraio 2009 in via Adria, a Roma, vicino alla casa del padre. Non si sa se l’auto fosse lì dal giorno della scomparsa o se sia stata parcheggiata soltanto in seguito. Nell’abitacolo della macchina ci sono il cellulare di Guagnelli, con la batteria staccata, e la giacca. Il passaporto è in ufficio. Dopo più di cinque anni di indagine la procura ha dato una nuova delega alla sezione omicidi della Squadra mobile di Roma per scoprire che fine abbia fatto l’imprenditore anche se, nel fascicolo sulla scomparsa, non si ipotizza alcun reato. LE INDAGINI L’unica traccia dell’uomo, che agli amici raccontava di volersi costruire un’altra identità qualora si fosse trovato nei guai, è un sms da un numero sconosciuto che il fratello ha ricevuto due giorni dopo la scomparsa. Nel messaggio, Alfredo diceva di doversi allontanare per un affare importante, ma il fratello Bruno ha sempre nutrito dubbi sull’autenticità di quella comunicazione. Il giorno della scomparsa l’ex braccio destro di Marco Di Stefano aveva riferito ad amici e familiari di dovere andare in treno a Firenze per un appuntamento. Il pm Giancarlo Amato, inizialmente titolare delle indagini, aveva puntato subito sui contatti dell’uomo con la pubblica amministrazione e la politica. Anche Di Stefano è stato sentito come testimone e ha riferito che poco tempo prima di sparire il suo ex collaboratore si era mostrato interessato ai lavori di raddoppio del canale di Panama. Ma nulla è emerso su questo fronte. La pista successiva è stata quella della droga: forse una partita di polvere bianca non pagata. Ma neppure questo filone ha portato risultati. Gli inquirenti non hanno escluso neanche l’ipotesi dell’allontanamento volontario. Anche perché, nel frattempo, Bruno Guagnelli, già testimone nell’inchiesta Enpam sulle tangenti, si è trasferito in Brasile. Alfredo Guagnelli è ormai scomparso da cinque anni e gli elementi raccolti nell’inchiesta non sono riconducibili ad un allontanamento volontario. Gli esperti ipotizzano che l’uomo sia stato ucciso. Il fratello di Guagnelli avrebbe inoltre affermato che il corpo di Alfredo sarebbe stato fatto scomparire. L’imprenditore frequentava pessime compagnie e ambienti pericolosi e forse il segreto della sua scomparsa è tutto rinchiuso lì. Alfredo Guagnelli sarebbe stato il mediatore per una presunta tangente di Marco Di Stefano, all’epoca assessore al Patrimonio della Regione Lazio, difatti indagato per corruzione e falso di tangenti, che però nega tutto e continua ad affermare: “Era un caro amico. Non è mai stato un mio assistente o collaboratore, ma un semplice amico con cui condividevo esclusivamente momenti di vita privata e mai la mia attività politica. Non sono mai stato a conoscenza delle sue attività e dei suoi rapporti imprenditoriali e posso escludere categoricamente che sia stato mai coinvolto in vicende che potessero interessare la Regione Lazio”. Marco Di Stefano fu l’ultimo a vedere vivo l’uomo quella sera dell’8 ottobre 2009 sotto la sede della Regione: “Era tranquillo, non credo che gli possa essere successo qualcosa, anche perché diceva spesso che voleva andare via”. Quella di Guagnelli è ormai una vicenda intricata, caratterizzata da una misteriosa scomparsa e da un’inchiesta di corruzione in cui è anche indagata per falso Claudia Ariano, l’attuale compagna di Marco Di Stefano ed ex fidanzata di Guagnelli. Ariano era una dirigente della Lazione Service, la società che aveva affittato a cifre stellari due stabili di proprietà della famiglia poi venduti ad un prezzo più alto di oltre il 50%.
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