CRONACA ANDREA LORIS STIVAL STRANGOLATO E UCCISO CON UNA FASCETTA ELETTRICA

Il piccolo Andrea Loris Stival è stato strangolato e ucciso con una fascetta elettrica. È questa l’ultima verità emersa dai rilievi medico-legali sul cadavere del bambino ucciso sabato a Santa Croce Camerina (Ragusa). Il corpo non è stato ancora restituito alla famiglia, mentre gli inquirenti continuano il lavoro di verifica e riscontro della versione fornita dalla madre del bambino, Veronica Panarello, 25 anni, che sostiene di aver accompagnato Loris a scuola ma viene contraddetta dalle immagini delle telecamere dove il piccolo non si vede a bordo della «Polo» nera della mamma, dove compare invece il fratellino Diego, di 4 anni. La donna al momento non è indagata. E oggi sono stati resi pubblici i verbali di Veronica che presentano almeno tre incongruenze.  

 

LE TRE INCONGRUENZE  

Le incongruenze nelle parole delle donna sono almeno tre: la distanza dalla scuola a cui sarebbe stato lasciato il piccolo, un sacchetto dei rifiuti e la partecipazione al corso di cucina. Procedendo con ordine. Nelle dichiarazioni del 29 novembre scorso, messe a verbale alle 20.30 e dunque a quattro ore dal ritrovamento del cadavere del figlio, Veronica Panarello dice di aver lasciato il figlio «a circa 500 metri da scuola». Ma in quello successivo, del 30 novembre attorno alle 17, fa mettere a verbale: «Oltrepassavo l’ingresso della scuola, svoltavo a destra per Via Di Vittorio, e mi fermavo a poche decine di metri dall’ingresso della scuola». 

 

La seconda incongruenza riguarda la sua partecipazione al corso di cucina nella Tenuta Donnafugata. Nel primo verbale la donna racconta infatti che «dopo aver accompagnato» il figlio piccolo alla ludoteca, «sono andata al Castello di Donnafugata, dove sono rimasta fino a mezzogiorno». Nel secondo verbale Veronica fornisce un’altra versione. «Lasciato il bambino» (il figlio più piccolo, ndr) «sono tornata a casa per sbrigare delle faccende domestiche. Alle 9.15 sono uscita di casa e sono andata al Castello di Donnafugata, dove sono rimasta fino alle 11.45». 

 

La vicenda del sacchetto dei rifiuti che la donna avrebbe gettato, invece, viene considerata «strana» dagli investigatori perchè nel primo verbale la donna non ne fa alcuna menzione, mentre ne parla solo nel secondo. Tra l’altro il sacchetto viene gettato in un punto piuttosto vicino al luogo dove è stato trovato il corpo di Loris e in direzione opposta rispetto alla scuola. 

 

L’ALIBI DEL CACCIATORE  

La polizia scientifica ha compiuto altri accertamenti e rilievi nella casa di campagna di Orazio Fidone, il cacciatore che sabato scorso ha trovato il cadavere del piccolo. Il casolare, in contrada Passo di Scicli, è stato visitato stamattina dagli esperti della scientifica. Ieri a tarda sera era stata perquisita l’abitazione di Fidone, in paese. L’uomo è indagato dalla Procura di Ragusa come atto dovuto per compiere accertamenti irripetibili. Il cacciatore sostiene di avere per sabato mattina un alibi verificabile.  

 

I SOPRALLUOGHI  

La scientifica è tornata anche in contrada Mulino Vecchio, dove in un canale di scolo è stato rinvenuto il corpo di Loris, per compiere ulteriori indagini tecniche. L’avvocato Francesco Villardita, che assiste in questi la famiglia Stival, ha intanto espresso «fiducia negli inquirenti, affinché il caso sia risolto il prima possibile». Il legale, incalzato dai microfoni, ha ribadito la volontà dei suoi assistiti di collaborare affinché «finisca l’incubo» in cui sono sprofondati. Villardita, rispondendo ai cronisti, ha detto anche che la famiglia Stival conosceva Orazio Fidone. Gli inquirenti hanno poi deciso di effettuare lo stesso percorso che la mamma della piccola vittima sostiene di aver fatto la mattina di sabato scorso per accompagnare il figlio a scuola, in una sorta di simulazione dell’accaduto. Così, due auto della polizia con a bordo una telecamera sono partite dalla casa del bimbo per ricostruire il percorso fino alla scuola dove il piccolo non è mai entrato.  

 

OMBRE SULLA MADRE  

Al centro del giallo in queste ore c’è la madre di Loris. Troppe incongruenze, troppi lati oscuri. E così il suo racconto di colpo non convince più gli inquirenti. Tutto viene rimesso in discussione perché tutto potrebbe essere diverso da come ha raccontato. A cominciare dal ciak d’inizio di questa brutta storia: la presunta scomparsa di Loris Andrea davanti ai cancelli della scuola. A giudicare da quel che si intravede nelle registrazioni di una telecamera privata, il mattino di sabato scorso è molto diverso da come mamma Veronica ha fatto credere. La prima scena accade attorno alle 8: la Polo nera è parcheggiata in strada, si vedono madre e due figli che escono di casa e si avvicinano all’auto. Loris è recalcitrante, la mamma lo tiene fermamente per un polso. S’intuisce la tensione. Discutono.  

 

IL SECONDO TEMPO DEL VIDEO  

L’occhio elettronico registra la scena della mamma che butta la spazzatura, poi apre la portiera della macchina, sale e la sbatte nervosamente. Anche il piccolo Diego, di 4 anni, sale diligentemente. Loris, no. Resta sul marciapiede e cammina all’insù fino a scomparire dall’inquadratura. C’è un secondo tempo, però, in questo video. Trascorso qualche minuto, la Polo nera ora è in movimento, e sembra di scorgere tre teste a bordo. Loris Andrea è dunque salito. Un quarto d’ora dopo, la macchina di Veronica Stival è di ritorno, frena, accosta. Una sagoma, che a molti pare proprio quella di Loris Andrea, ma altri investigatori non vi giurano, scende dalla macchina e sembra andare verso il portone di casa. La Polo riparte. Infine il terzo tempo della registrazione: trascorso un altro quarto d’ora, la macchina nera della signora è di ritorno e stavolta dirige verso il garage al piano terreno della palazzina dove abitano. Sono le 8,45 circa. Ebbene, se è andata così, la scoperta è clamorosa. Ora la domanda degli inquirenti è: che cosa accadde a casa Stival fra le 9 e le 10 di mattina? 

 

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