QUIRINALE MATTEO RENZI SCACCO MATTO AL CAIMANO SILVIO BERLUSCONI E' ORMAI FUORI DALLA SCENA POLITICA

La nuova repubblica di Renzi ha il volto del tempo passato. Si impersona in Sergio Mattarella, appena eletto al Quirinale, galantuomo delle istituzioni così lontano dallo spirito del tempo. Nel boom dell’inflazione delle parole e nel trionfo dell’incoerenza dei comportamenti il neo-presidente degli italiani è chiamato a dare un senso e una credibilità all’assetto repubblicano tracciato in questi mesi con determinazione dal riformismo populista di Matteo Renzi.

Abolizione del vecchio Senato sostituito con la Camera delle regioni dai poteri vaghi e ininfluenti, fine del bicameralismo perfetto su cui si è retta – a fatica – l’attività legislativa, riduzione del numero dei parlamentari, legge elettorale profilata sul rafforzamento della figura del capo del governo: ecco come sta cambiando la Costituzione di cui Mattarella sarà il garante. Sicuramente scrupoloso.

Tutto si sta concentrando in un arco temporale velocissimo. Cui l’Italia politica non è abituata. Effetto dell’energia incontenibile e della spregiudicata capacità di manovra dell’ex sindaco di Firenze. Ancora una volta Renzi ha dimostrato un fiuto politico capace di spiazzare sia i nemici dentro il suo partito, il Pd, che gli amici dentro Forza Italia, Berlusconi innanzitutto.

Mattarella infatti è fuori dal Parlamento dal 2008, giudice costituzionale di peso ma estraneo al circuito mediatico che crea e impone carriere, a volte fondate sull’apparenza. Una sorta di legge del contrappasso: vince la riservatezza, il rigore e la serietà quando ormai sembravamo assuefatti all’inconsistenza e alle smargiassate. E’ un buon viatico per affrontare questa fase di estrema delicatezza nel bilanciamento dei poteri democratici.

Vedremo rapidamente che presidente sarà: la storia ci insegna che ogni presidente della Repubblica ha imposto la sua personalità meno prevedibile proprio nel momento in cui ha varcato il portone del Quirinale.

Gli effetti politici dell’elezione del nuovo presidente sono intanto già visibili. Ancora una volta, ma questa era l’occasione più delicata, Renzi ha dimostrato di dominare il suo partito costringendo quelle che vengono definite le minoranze interne (al plurale, perché divise e con prospettive divergenti) ad accettare un candidato che viene dalla tradizione cattolica post-democristiana.

Così 
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