ROMA AFFITTOPOLI VENTI INDAGATI ALFREDO ANTONIOZZI LUCIA FUNARO LUIGI NIERI ALESSANDRA CATTOI LIBORIO LUDICELLO LUISA ZAMBRINI FRANCESCA SAVERIA BEDONI MARIO FIORE PIERLUIGI MATTERA CLAUDIO BLANDOLINO CLORINDA ACETI MIRELLA DI GIOVINE CLAUDIO SACCOTTELLI
Dopo decenni di occhi chiusi e tentativi falliti, l’inchiesta sulla Affittopoli romana — scoperchiata dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca — miete le prime vittime. Il viceprocuratore della Corte dei Conti sezione Lazio, Ugo Montella, ha inviato una ventina di inviti a dedurre ad altrettanti assessori e dirigenti comunali che dal 2008 a oggi hanno gestito a vario titolo il patrimonio capitolino.

 
Politica e amministrazione. Fra le persone raggiunte dall’atto che segnala la conclusione delle indagini compaiono, sul fronte politico, gli ex assessori Alfredo Antoniozzi e Lucia Funaro (giunta Alemanno), Luigi Nieri e Alessandra Cattoi (giunta Marino). Sul fronte amministrativo, invece, oltre all’ex segretario generale Liborio Iudicello, a rispondere di danno erariale sono stati chiamati tutti i capi del Dipartimento che si sono avvicendati negli ultimi otto anni. Compreso chi — come la storica dirigente Luisa Zambrini — è in pensione ormai da tanto. Fra gli altri, Mirella Di Giovine, Claudio Saccotelli, Clorinda Aceti, Francesca Saveria Bedoni, Mario Fiore, Pierluigi Mattera, Claudio Blandolino.
 
I danni alla città. L’epilogo di uno scandalo che a Roma affonda le radici nella notte dei tempi. Ma che solo Tronca ha avuto il coraggio di affrontare a muso duro e di portare in Procura: contabile e penale. Al quale, tra l’altro, nell’aprile scorso il viceprocuratore Montella si rivolse con una lunghissima lettera per chiedere allo staff tecnico del prefetto di approfondire sei diversi capitoli d’indagine: dal ricalcolo degli affitti nelle case del centro storico a canoni irrisori alla mappa degli edifici fantasma, ovvero neppure censiti nei database comunali. Così da poter quantificare i danni subiti dalla città e poi chiedere il risarcimento ai responsabili.
 
100 milioni di euro. Un calcolo che negli inviti a dedurre notificati nei giorni scorsi la Corte dei Conti tuttavia non rivela. Come taciuta è pure l’entità del danno erariale contestato a dirigenti e assessori. Ma che il commissario straordinario del Campidoglio fornì, nel marzo scorso, sulla scorta delle verifiche avviate dalla sua task force. Tra affitti non pagati e canoni ridicoli, 10 euro al mese per una casa al Colosseo o a Borgo Pio, le perdite per le casse comunali — stimò allora il prefetto — possono aggirarsi intorno ai 100 milioni di euro l’anno.
 
Il centro storico. Non solo. Nel 2015 il Campidoglio non è neppure riuscito a riscuotere la metà delle locazioni pattuite coi suoi inquilini: 25 milioni la cifra incassata rispetto ai 50 previsti. Mentre sull’intero patrimonio del Comune di Roma, oltre 28mila unità abitative e commerciali, la morosità
 complessiva viaggia intorno ai 357 milioni di euro. Frutto del combinato disposto di canoni bassi ed evasione. Nel centro storico, ad esempio, l’85 per cento degli occupanti e dei negozianti, tra l’altro spesso senza titolo, non paga l’affitto. I mancati guadagni ammontano a 4,5 milioni , di cui 1,8 milioni per uso abitativo e 2,6 per quello commerciale. Una morosità che solo sui 574 immobili del I municipio ammonta alla bellezza di 9,4 milioni.
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