Rio 2016 finale 200 sl Federica Pellegrini «Sto male, forse è ora di cambiare vita»

L’azzurra, oro a Pechino 2008, detentrice del record mondiale, portabandiera dell’Italia mirava a essere pure simbolo del riscatto. A Londra 2012 era naufragata dentro scelte sbagliate, quinta. Qui scala solo un posto ma è un’altra vita anche se non c’è il premio, il trionfo, il bronzo che l’avrebbe fatta sentire del tutto appagata. Adesso le sembra che manchi un pezzo alla carriera da urlo, con il tempo ne ricostruirà la perfezione ma adesso è rimasta: «Una brutta sensazione». Ed è la stessa frase che ha detto uscita dall’acqua amara di Londra perché è meglio buttare lì una frase fatta e contenere le emozioni piuttosto che liberare la frustrazione.  

 

Onde emotive troppo alte, Pellegrini analizza la gara sbagliata con il tono che ha il racconto di ogni occasione mancata: monocorde e distratta da pensieri urgenti, ripete frasi buone per tutte le sconfitte: «Non mi sono ritrovata, pensavo di stare in un’altra forma, soprattutto dopo la semifinale. La tattica era quella giusta, il fisico non mi è venuto dietro. Ci ho messo tutto quello che avevo ma non andava e non è andata».

 

 

All’arrivo a Rio era tirata a lucido, la partenza della semifinale sembrava una prova spericolata, segno di grande fiducia, morale altissimo, concentrata e convinta quando si sente chiedere se è stato un «problema di testa» ringhia: «Se alla mia età devo stare a sentire che mi è mancata la testa mi metto a tirare cazzotti». I nervi bruciano, la delusione preme per venir fuori: «Almeno sette decimi meno credevo di valerli». Il cronometro non torna, i conti stavolta, con il tempo, andranno a posto. 

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