CorSera rugby Italia abbatte gli Springbocks storica vittoria anche per Conor O'Shea allenatore leggendario
È un’impresa di quelle che fanno la storia del rugby italiano, per sua natura scritta su estemporanei giorni di gloria e lunghi periodi di depressione, ma questa volta il successo incredibile (20-18) dell’Italrugby sul Sudafrica è da appuntare sul libro dei ricordi. Mai era successo prima (in 12 incontri) e non ci sono alibi, scuse, crisi altrui da chiamare in causa. Nel rugby il più forte vince sempre e questa volta il più forte stava dalla parte della vittima destinata al sacrificio.
L’Italia è eccezionale nell’applicare alla perfezione il piano di gioco schizzato sulla lavagna da Conor O’Shea: rigore tattico, muscoli, gioco spostato con il piede sempre nel campo loro, conquista del territorio con una trincea avanzante e tanto impatto fisico. E questa volta il compito lo svolge per 80 minuti filati, senza una pausa di riflessione, senza un buco di concentrazione, trascinata da un Favaro monumentale, un pazzo che placca tutto ciò che è più alto della martoriata erba del Franchi, fa il guastatore nella linea nemica, si immola al limite della commozione per portare a casa una giornata che non si dimenticherà. Il fascino delle prime volte. E poi la saggezza di Parisse, il piede che diventa goniometro di Carlo Canna, il lavoro sporco dei tanti giovani, degli esordienti, di chi si è affidato a occhi chiusi alle cure del nuovo tecnico irlandese per ricevere una soddisfazione che mai un rugbista italiano, in oltre un secolo, aveva potuto godersi.
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