Referendum dentro o fuori l'Europa,un voto che va aldila' del consenso politico al governo di Matteo Renzi

CorSera.it Matteo Corsini

Referendum, si spengono i riflettori sulla campagna referendaria e finalmente i protagonisti se ne tornano a casa.

Cosa accadra' domenica sera?

L'Italia uscira' rafforzata dal voto, oppure saremo costretti dai flutti burrascosi di una crisi finanziaria,politica,che arrecherebbe danni immensi alla tenuta del debito pubblico italiano? Qualora vincesse il NO c'e' da attendersi la ripresa speculativa dei grandi hedge funds,interessati a piegare l'Italia sotto il peso dell'abnorme debito pubblico,quel fardello eterno a cui la nostra economia purtroppo e' agganciata,non potendosene liberare, se non con una manovra alla argentina (interrompere la restituzione in denaro del nostro debito pubblico) , cosa che provocherebbe un allontamento degli investitori per decine di anni.Sarebbe il caos.

In effetti dal manuale del referendum,non esiste altra soluzione che quella di votare SI.L'alternativa sarebbe il caos e vedrebbe ancora una volta come protagonisti i soliti ignoti Silvio Berlusconi,Matteo Salvini, Giorgia Meloni ,il Movimento 5 Stelle.Sarebbe lo scafandro con il quale inabissarci ancora una volta nelle acque di un fiume torbido e melmoso da cui non si uscirebbe mai .Nel manuale si legge chiaramente anche l'illusione che la riforma costituzionale possa di fatto apportare una modifica sostanziale alle atrtivita' parlamentari,sebbene il bicameralismo paritario o perfetto sarebbe di fatto abolito.la vittoria del Si in fondo coltiva la speranza,l'illusione,che queta riforma sia soltanto l'inizio di un capovolgimento della gestione della macchina amministrativa,di una rinnovazione strutturale e non un mero vagito di quel bambino riformatore, che si gettera' via insieme all'acqua sporca, alla prima occasione.

Ci domandiamo se questa riforma,in caso vincesse il Si,costituira' la base per una prospettiva di rilancio ,di una revisione totale ,profonda del nostro paese,ormai resa indispensabile dalla storia,ma sopratutto dall'immenso debito pubblico che falcidia le nostre possibilita' di investimento pubblico.

I cittadini italiani sono difronte ad una scelta precisa,o seguitare nel solco intrapreso dall'aratro europeo,o saltare dall'altra parte,il che non significa semplicemente dire NO,ma rifiutare il sistema,la struttura europea di gestione della cosa pubblica,sopratutto spezzare la catena d'acciaio della moneta unica ,che ci tiene avvinghiati a questo carro di buoi ,senza che nessuno di noi possa assumersi il rischio di cambiare direzione.

Il voto a questo referendum e' molto di piu' che l'appoggio o il rifiuto al governo di Matteo Renzi,è il voto per continuare a permanere in Europa o decidere di scendere dal treno, senza piu' guardarsi piu' indietro.

 

CorSera.it 

 

 

 

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