Monte dei Paschi di Siena quella "bomba a grappolo " che rischia di esplodere tra le mani di Paolo Gentiloni

La Repubblica.Massimo Giannini.Pubblichiamo ritenendo di grande interesse l'articolo.

LA "BOMBA a grappolo" delle banche minaccia di mietere molte vittime, dentro e fuori dal Palazzo. Non solo presidenti del Consiglio o ministri uscenti (dei quali ci importa fino a un certo punto). Ma soprattutto risparmiatori e obbligazionisti (dei quali invece ci importa moltissimo). "Risolveremo la questione bancaria dopo il referendum, l'Italia è un Paese solido", aveva promesso Renzi dieci giorni fa, nell'ultimo videoforum a Repubblica Tv. Il 3 settembre, a Cernobbio, ai grandi del pianeta aveva garantito il contrario: "Risolveremo tutto prima del 4 dicembre ".

Ora, a "risolvere tutto" sul serio, ci ha pensato la Bce. Non si conoscono le ragioni che hanno spinto l'Eurotower a negare la proroga chiesta dal Montepaschi per completare la ricapitalizzazione di 5 miliardi. Né quelle che hanno indotto la Vigilanza guidata dalla francese Nouy a tacere, dando inopinatamente in pasto ai mercati una semplice indiscrezione della Reuter.

Ma si conoscono gli effetti di questo diniego. Il salvataggio della banca più antica del mondo ora tocca allo Stato italiano, che a Siena interviene per la terza volta in sei anni (dopo i Tremonti Bond del 2010 e i Monti Bond del 2012). Il decreto salva-Mps sarà dunque il primo atto del governo entrante. A dispetto delle malriposte speranze del vertice di Rocca Salimbeni su una "soluzione privata", senza denaro pubblico la banca fallisce, portandosi dietro un'altra decina di istituti e trascinando nel baratro l'intero Paese.

Almeno, nelle due precedenti occasioni, Montepaschi ha restituito all'Erario i circa 8 miliardi avuto "in prestito". Stavolta, vista la gravità della situazione, le prospettive sono più incerte. Ma che questa fosse la fine della storia non era prevedibile: era scontato. Forse solo l'ex premier, stupito dal "plebiscito al contrario" di domenica scorsa, immaginava un esito diverso. È stato il suo errore più grave: scommettere su un salvataggio "di mercato" che fin dall'inizio appariva azzardato. E soprattutto giocarsi quella scommessa al tavolo della partita referendaria.

Possiamo cercare capri espiatori in giro per il mondo. Possiamo prendercela con i perfidi diktat di Francoforte e con le regole capestro di Bruxelles. Abbiamo qualche buona ragione per farlo. Ma resta un fatto, incontrovertibile, che riguarda noi e nessun altro. L'intera politica creditizia del governo è stata deludente. La gestione della direttiva europea sul "bail in", con il costo dei salvataggi bancari scaricato sugli azionisti e gli obbligazionisti subordinati, è avvenuta senza alcuna discussione pubblica, che avrebbe aiutato a capire meglio la portata dei cambiamenti in arrivo. Il decreto che ne ha recepito i principi nel novembre 2015, calandoli come una mannaia sulla carne viva degli ignari clienti di Banca Etruria-Marche-Cariferrara- Carichieti, è stato uno shock per il mondo del risparmio. Costato inchieste, proteste e persino un suicidio (colpevolmente ignorato dal potere).continua a leggere su Repubblica.it

Commenta questo articolo

Tutti i commenti