Matteo Renzi si è dimesso visibilmente ingrassato l'ex sindaco di Firenze non gode di buona salute troppo stress e molti nemici

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Matteo Renzi si è dimesso,ormai tutto gioca contro di lui,c'e' una fronda del PD che vuole fargli lo scalpo,che lo sta rosolando a fuoco lento.Matteo Renzi è ingrassato,visibimente stressato,sta malissimo,forse il suo sistema nervoso sta per collassare.L'ex sindaco di Firenze da troppi mesi è sottoposto ad una tortura micidiale,da quando ha perso la battaglia referendaria non è più lo stesso,divorato dall'angoscia dei propri sbagli,dalla promessa data agli italiani di un suo definitivo abbandono della scena politica.Si vede che il Matteo Renzi cerca di risalire sul terreno perduto,ma viene incalzato giorno per giorno,uno stillicidio persistente, che non lascerebbe scampo a nessuno,neanche ad un uomo dalle tempra di ferro come l'ex Sindaco di Firenze.Ma è troppo poco ,ciò che può fare da solo,contro una masnada di nemici errabondi, pronti a colpirlo senza alcuna pietà.

Questo accade quando la vittoria è troppo facile,si finisce per dimenticare gli altri,si guarda avanti,immaginandosi invincibile e non lo si è mai.Matteo Renzi perde terreno e anche le sue dimissioni segnano il tempo che fu.Forse per il Partito democratico sarebbe meglio cambiare aria,presentarsi alle prossime elezioni con un nuovo leader,capace di lenire le sofferenze del passato e ridare lustro al partito ,che oggi appare devastato da una guerra fratrricida interna difficilmente superabile.Matteo Renzi dovrebbe farsi da parte,andarsene,come gli stiamo suggerendo da tempo.Ha spinto se stesso e i suoi in un dirupo,farà lo stesso nel corso delle prossime elezioni politiche e qualora dovesse perderle,a favore del Movimento 5 Stelle,sarà costretto a dire addio per sempre alla vita politica.Meglio scegliere di andaresene adesso che vivere come un reietto per il resto della sua vita.

 

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E' stato il giorno più drammatico per il Pd riunito in assemblea sull'orlo della spaccatura.

Ma lo stesso Michele Emiliano, a metà pomeriggio, tira fuori una mediazione: "L'unità è a portata di mano, ho fiducia nel segretario" scandisce all'assemblea l'esponente di spicco della sinistra dem. E anche: "Sono disponibile a un passo indietro".Matteo Renzi si presenta all'assemblea all'hotel Parco dei Principi di Roma deciso a difendere se stesso e la sua linea. E, iniziando i lavori, subito attacca: "Non si può chiedere a una persona di non candidarsi perché solo questo evita la scissione. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci". E aggiunge: "Scissione è una delle parole peggiori, peggio c'è solo la parola ricatto". Frasi che non sono piaciute alla minoranza: "Sentite le conclusioni, i tre che hanno presentato altre proposte (Emiliano, Rossi e Speranza ndr) si vedranno e decideranno che fare", certifica Pierluigi Bersani. Cuperlo ha il tono grave: "Sono preoccupato, allarmato e turbato da questa giornata. Credo che si sottovaluti la ricaduta di quello che può accadere. La rottura del Pd sarebbe un arretramento e una sconfitta per la sinistra". La sinistra, aggiunge, "sarebbe più debole e più esposta alle incursioni di una destra dai tratti più aggressivi e pericolosa". Massimo D'Alema non partecipa all'assemblea, anche se il renziano Roberto Giachetti non esita a chiamarlo "il conducator della scissione". Enrico Rossi, insieme a Emiliano e Speranza uno dei tre più riottosi, non presenta una candidatura ufficiale alla segreteria contro Renzi ma parla apertamente di "un muro alzato, sono maturi i tempi per una forza nuova". Veltroni fa un appello all'unità: "Non si separi la strada di tanti compagni e compagne, il Pd nacque per fusione non per scissione". E aggiunge: "Se torniamo a Ds e Margherita non chiamatelo futuro". Tocci apocalittico: "Non riesco a credere che ci siamo arrivati. Quale demone si è impadronito delle nostre volontà?".

L'apertura dei lavori. "Sono arrivate le dimissioni formali del segretario e quindi per 

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