CorSera Toghe sporche, i dossier inquinanti del cap. Andrea Maria Ortolani nucleo operativo di PG dell'Arma dei Carabinieri

CorSera.it  Roma 8 giugno 2019 by MaC 

Procura della Repubblica di Roma i tentacoli nella Polizia Giudiziaria. Una vera e propria marea inquinante che si propaga dalla Procura della Repubblica di Roma alle attività della Polizia giudiziaria ad opera dal Capitano Andrea Maria Ortolani, un esperto nel confezionare dossier inquinanti, nei quali le prove vengono addirittura occultate ed altre manipolate, in spregio alle prescrizioni contenute negli istituti giuridici che disciplinano la fase delle indagini preliminari. La liceità di talune norme che presidiano il traffico giuridico della circolazione dei beni e dei servizi, come ad esempio l’art. 1401 c.c. (diritto di nomina ) oppure l’art. 1461 c.c. (eccezione di inadempimento),assurgono a "materiale probatorio" dei fatti contenuti nella informativa e ascritti come illeciti e criminosi. Un dossier confezionato per richiedere provvedimenti abnormi contro gli indagati, come le misure cautelari.

Lo Stato di diritto.Le informative inquinanti di PG.

Nel caso del procedimento giudiziario n.49214/17 n.r.g., si evince nella informativa N. 20/81-5 sulle investigazioni espletate, a firma del capitano Andrea Maria Ortolani, la capacità di manipolazione della verità e dei fatti accaduti, l’occultamento di prove a favore dell'indagato, la creazione e descrizione di fantasia, “indizi di colpevolezza” ed “episodi delittuosi”, dunque di “attività criminose”, sulla scorta di fatti inesistenti addirittura riportando materiale probatorio costituito dall' interpretazione distorta delle norme di diritto,malafede o ignoranza?

 Nel report investigativo di cui parliamo, inoltrato per competenza al sostituto procuratore dr. Antonio Clemente, si indicano rapporti bancari, che pur esistenti, e dunque comprovanti la buona fede dell'indagato , sono dichiarati estinti. Ci domandiamo come sia possibile che un team esperto di PG, abbia ricevuto informazioni bancarie destituite di ogni fondamento, ovvero un rapporto di conto corrente bancario estinto nel 2011, quando lo stesso risulta ancora in essere ? 

Le indagini preliminari e le investigazioni di PG.

A causare le indagini, sono gli esposti di alcuni soggetti, rei di aver violato norme e regolamenti del nostro ordinamento giuridico, avvenuti nel centro storico della Capitale, ma che il Capitano Andrea Maria Ortolani, descrive come "vittime ingenue di un raggiro " , quando al contrario hanno commesso reati procedibili perfino d'ufficio, essendo gli abusi edilizi realizzati su immobili oggetto dei vincoli architettonici e monumentali.

La sentenza Davigo, n. 2873 della Corte di Cassazione sez, pen. del 4 luglio 2013 Presidente Camillo Davigo .

Ricorrono gli estremi della truffa contrattuale tutte le volte che uno dei contraenti ponga in essere artifizi o raggiri diretti a tacere o a dissimulare fatti o circostanze tali che, ove conosciuti, avrebbero indotto l’altro contraente ad astenersi dal concludere il contratto.
Gli artifizi o i raggiri richiesti per la sussistenza del reato di truffa contrattuale possono consistere anche nel silenzio maliziosamente serbato su alcune circostanze da parte di chi abbia il dovere di farle conoscere, indipendentemente dal fatto che dette circostanze siano conoscibili dalla controparte con ordinaria diligenza. In particolare dunque il silenzio maliziosamente serbato su alcune circostanze da parte di chi abbia il dovere giuridico di farle conoscere integra l’elemento oggettivo ai fini della configurabilità del reato di truffa, trattandosi di un raggiro idoneo a determinare il soggetto passivo a prestare un consenso che altrimenti non avrebbe dato. E in applicazione di questo principio è stato ritenuto correttamente configurato il reato di truffa, essendo il reato in esame configurabile, non soltanto nella fase di conclusione del contratto, ma anche in quella della esecuzione allorquando una delle parti, nel contesto di un rapporto lecito, induca in errore l’altra parte con artifizi e raggiri, conseguendo un ingiusto profitto con altrui danno.
Deve ritenersi integrato il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico e non quello di falso in atto pubblico per induzione, nell’ipotesi della condotta del privato, parte di un contratto di compravendita immobiliare, che dichiari falsamente al notaio rogante la conformità urbanistica dell’immobile tacendo che lo stesso era stato oggetto di abusi edilizi. Il reato di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico sussiste dunque in quanto a carico del privato vi è l’obbligo giuridico di dire la verità in ordine alla condizione giuridica dell’immobile oggetto d’alienazione e alla corrispondenza dello stesso agli estremi della concessione, trattandosi d’obbligo preordinato alla tutela d’interessi pubblici, connessi all’ordinata trasformazione del territorio, prevalenti rispetto agli interessi della proprietà, mentre nessun obbligo di verificare la corrispondenza di tali dichiarazioni al vero incombe sul notaio rogante, tenuto solo a recepire le dichiarazioni del privato in ordine all’esistenza e agli estremi della concessione.

 Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 19 marzo – 4 luglio 2013, n. 28703
Presidente Davigo – Relatore

Dossier inquinanti.

Il Capitano Andrea Maria Ortolani, non si limita a riportare i fatti nelle sue informative al pubblico ministero, ma descrive , anzi crea a tavolino, il profilo criminale degli indagati, in chiave di fantasia, dipingendone i comportamenti delittuosi come un abile sceneggiatore hollywoodiano. Le investigazioni di PG ignorano consapevolmente le attività illecite ( vi sono documenti incontrovertibili addirittura in esame del tribunale civile di Roma ) degli autori dei reati edilizi, ma nascondono al Pubblico Ministero la documentazione esistente, comprovante la liceità delle azioni  realizzate dagli indagati, come ad esempio gli atti di alcuni processi civili incardinati presso il Tribunale di Roma. Procedimenti civili di cui nella informativa non c’e’ traccia, anzi si nega la loro esistenza. Ci domandiamo come mai funzionari di PG dell’Arma dei Carabinieri non abbiano avuto accesso a quelle informazioni, oggi anche per via telematica, disponibili sui siti dei tribunali civili italiani ? E’ mai possibile questa negligenza operativa o consapevolmente si è inteso occultare prove a favore degli indagati?

Fatti questi di una gravità assoluta, poiché l’informativa N. 20/80-5 di prot., realizzata dal team di PG dell’arma dei Carabinieri è diretta al pubblico ministero Antonio Clemente che doveva decidere, di concerto con il GIP, se procedere all’arresto degli indagati.

Cattiva amministrazione della giustizia.

Le attività del Capitano Andrea Maria Ortolani, rappresentano un grave motivo di allarme per l'amministrazione della giustizia in Italia, e' indubbia la pericolosità sociale dei contenuti delle informative, poichè demoliscono lo stato di diritto, ignorano i veri responsabili di gravi reati in danno della comunità, e questo in violazione del principio di completezza delle indagini preliminari ( artt. 326 e 358 c.p.p.)  Coloro che hanno commesso gli illeciti di gravi reati edilizi, diventano " vittime ingenue " e coloro che si sono rivolti alla giustizia per verificare la liceità delle loro azioni , sono descritti come gli esecutori di comportamenti  illeciti.

I dossier inquinanti della Procura della Repubblica.

Il pubblico Ministero Antonio Clemente, nella conclusione delle indagini preliminari,  ha infatti chiesto la derubricazione dei reati ascritti agli indagati, a totale conferma dell’assurdita’ aberrante e della infondatezza delle imputazioni di quei comportamenti illeciti e criminali descritti nella informativa della PG.

Malgrado questo, il “dossier inquinante” è stato fabbricato, e adesso circola liberamente a danno degli indagati, a cui è stata negata nella informativa ogni tutela dei diritti sanciti costituzionalmente circa la completezza delle indagini preliminari, nonchè l’obbligo di accertamento di fatti e circostanze favorevoli agli indagati (Corte Costituzionale ordinanza n. 26.3.1997,n.96. Obbligo altresì accentuato dall’art. 8, 1° co, l.332/95 che ha modificato l’art. 291 c.p.p. imponendo al p.m. la presentazione al giudice, in sede di richiesta di misure cautelari,di tutti gli elementi a favore degli imputati).

Il principio della completezza è stato riconosciuto come imprescindibile per la fase delle indagini preliminari dalla sentenza della Corte di Costituzionale n. 15 febbraio 1991, n. 88, le cui finalità sono quelle di impedire l’esercizio apparente dell’azione penale, cioè basato sul mero procedere senza alcun approfondimento investigativo e quindi di evitare il processo superfluo. ( Francesco Paolo Giordano – Le indagini preliminari edito da CEDAM poteri e limiti del Pubblico Ministero e della Polizia Giudiziaria pag.3). 

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