CorSera Crisi di Governo voto anticipato, adesso chi fermerā Matteo Salvini, il Benito Mussolini redivivo della politica italiana?

Roma 8 agosto 2019 CorSera.it Adesso chi fermerà Matteo Salvini ?

Il ministro dell'interno Matteo Salvini ha rotto gli indugi e ha ufficilamente aperto la crisi di Governo in Italia, si rimanda tutti al voto in autuno. Lo schiaffo del vicepremier è arrivato fulimneo, sordo, a ciel sereno di una torrida giornata estiva, per i suoi agonizzanti ex alleati del Movimento Cinque Stelle, che nel giro di poco più di 18 mesi, hanno lasciato sul parterre oltre la metà dei loro elettori. Ma probabilmente l'emorragia tra i pentastellati non è ancora terminata, e nella prossima tornata elettorale, Luigi di Maio sarà ricordato come colui che ha suicidato il Movimento grillino. Adesso c'e' da chiedersi chi sarà in grado di fermare l'avanzata elettorale del caterpillar Matteo Salvini, dal momento che i sondaggi lo danno vincente assoluto, con gradimenti oltre il 38%. Chissà se da solo riuscirà a fare il grande balzo del leone, un colpo di mano in grado di sbargliare tutti gli avversari politici, prima di lui era riuscito soltanto a Benito Mussolini o forse nemmeno a lui. Il consenso straordinario di cui gode il leader leghista impressiona e mette in evidente pericolo la stessa dinamica della democrazia italiana, dove non esistono contraltari forti, in grado di poter bilanciare l'ascesa inarrestabile di questo capo politico. Non sarà infatti Barilla, o i Benetton, o Berlusconi, tantomeno De Benedetti, a poter contrastare un leader carismatico di questa portata, in Italia non esistono neanche giornali così forti in termini di tiratura di copie vendute e quindi abbastanza autonomi, da poter contrastare la scalata di un demiurgo infaticabile come Matteo Salvini. Noi tutti dobbiamo domandarci, cosa ne sarà della nostra democrazia, chi riuscirà a compensare la forza devastante del leader leghista? Non sarà certo l'acerbo Zingaretti, che al proprio capezzale ha richiamato perfino Matteo Renzi, una sorta di attrattore di calamità naturali.L'ex sindaco di Firenze dove si muove infetta tutto, dal sistema bancario, al rapporto con gli italiani. Il Partito Democratico è privo di un leader popolare e carismatico, un Leone che possa ruggire ad una grande parte dell'elettorato, che nel corso degli ultimi diefci anni ha subito la crisi sulla propria pelle. Per questa mansione sembra più portato il leader Matteo Salvini, che arringa le folle e si scopa le damigelle. Un Benito Mussolini redivivo, una colossale controfigura addolcita dalla dinamica democratica, ma non dimentichiamoci che la Lega Nord per anni, ha ben interpretato il ruolo di stampella di un certo Silvio Berlusconi, con il quale ha stretto accordi politici, di cui oggi sappiamo tutto. Ricordiaomoci la crisi della banca leghista Credirent, i problemi finanziari di Bossi, gli incontri ad Arcore e gli accordi firmati in tarda notte nella villa del tycoon brianzolo. La politica italiana, il suo lato oscuro, è racchiuso in quelle giornate, che consentirono una svolta funesta per il destino del paese.

Ma il leader leghista Matteo Salvini, non è e non sarà mai più la stampella di Silvio Berlusconi, il più chiacchierato politico italiano, al contrario, si è fatto pitone e lo ha deglutito insieme a tutto il partito di Forza Italia, che di fatto non esiste più.

Matteo Salvini ha annientato il leader Silvio Berlusconi, legandolo al proprio capezzale, come un vero e proprio asino da soma. L'imprenditore di Arcore ha bisogno di salvare le sue aziende e deve difendere la terza concessione televisiva dall'assalto di Cairo. Silvio Berlusconi pur di non vedere il suo impero finire nella polvere,  è disposto a prostituirsi al leader leghista, come ben fece con il leader libico Gheddaffi a cui in pubblico baciò le mani come fosse un capo di un mandamento mafioso.  La Lega dal canto suo ha necessità di un "socio in affari " , un investitore, che possa far arrivare liquidità nelle casse di un partito esangue, sopratutto dopo la battuta di arresto dei sospetti finanziamenti bolscevici. La Lega è ad una svolta necesaria, non ha soldi, il bottino di guerra di Umberto Bossi, è stato sequestrato, c'era urgenza di riavviare le linee linfatiche con il socio di sempre, il vecchio mitico Arcoriano, il replicante millenario della politica italiana. Ad oggi, lo scenario politico italiano, non pare possa esprimere una plausibile alternativa al leader leghista, il cui unico inciampo potrebbe essere costituito unicamente da una grave recessione economica, indotta dalla guerra dei dazi, e un deficitario recupero inflattivo,vera e propria gogna sulla nostra economia e dell'andamento del mercato.

Matteo Salvini lancia la sfida elettorale, anche per smarcarsi dalle impellenti ed inevitabili, necessità di fronteggiare il colossale buco di bilancio, apertosi come una voragine grazie agli ultimi dissennati 18 mesi di attività legislativa. Un buco colossale, copertoaffabilmente  per mesi dal teatrino del Ministro Tria, un bassotto al guinzaglio dei cercopitechi,  che in campagna elettorale attribuirà agli ex alleati del Movimento Cinque Stelle.

Luigi di Maio non parteciperà alla tornata elettorale, il suo mandato è concluso, a meno che Casaleggio & company, non decidano di derogare allla limitazione del secondo mandato, introducendo una fase nuova del movimento, che dovrà trasformarsi in un partito tradizionale, ma questo allontanerebbe per sempre Beppe Grillo dal loro raggio di azione, costituendo il peggior scenario per i pentastellati, che si ritroverebbero ad affrontare la sfida elettorale all'ultimo sangue contro l'ex socio di governo,senza il loro unico vero leader. Lo stesso Francesco Di Battista, in arte Diba, non appare in grado di contrastare il carisma dell'evetuale rivale Matteo Salvini, troppo scanzonato, acerbo, sterile, contraddittorio nel suo approccio alla politica, un estratto edulcorato della beat generation, attratto da poesia e grandi viaggi, ma non ha mai dato prova di poter imprimere un vero e proprio solco politico sociale, necessario, per il popolo italiano. Francesco Di Battista appare più come un cantautore alla Claudio Baglioni, che un leader politico, e se fosse lui, a guidare il Movimento Cinque Stelle alle prossime elezioni , sarebbe un disastro annunciato, una tragedia radicale, che spingerebbe  i pentastellati a ridursi al consenso elettorale di un Marco Pannella di turno.Francesco Di Battista è un mistyc man che non può impressoinare il redivivo Benito Mussolini, pronto a smontare le mutande a centinaia di nostre connazionali, che lo acclamano e lo applaudono sotto gli spalti come i ragazzini con un dj in discoteca. (CorSera.it ) 

 

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