CorSera Matteo Salvini caccia al tesoro di Arcore, una nuova alleanza con il re del Bunga Bunga

Roma 14 agosto 2019 CorSera.it  

La strategia della Lega è chiarissima, Salvini e i suoi vanno a caccia di denari, dopo la minacciosa sentenza della Cassazione che ha spazzato via per sempre i 49 milioni del tesoro della Lega Nord. Il riavvicinamento all'alleato di sempre Silvio Berlusconi appare dunque segnato, una strada sicura dove approvvigionarsi dei denari indispensabili per far sopravvivere la Lega di Salvini (, soggetto ben distinto dalla Lega Nord di Umberto Bossi. Ogni tentativo dei faccendieri della Lega, per trovare denaro, girarlo dai vari comitati regionali, a società diverse, è miseramente fallito. L'allenza con Silvio Berlusconi crea un asse di ferro anche con Vladimir Putin e i petrodollari del regime russo. Denis Verdini nel ruolo del banchiere è l'anello di congiunzione tra le due sponde del centrodestra. Purtroppo in politica, quando mancano le risorse, tutto può crollare in poco tempo. Senza soldi migliaia di peones accoliti della Lega, sparirebbero dietro l'angolo, in pochi istanti, senza guardarsi mai più indietro. 

L’azzardo fallito di Salvini tradisce il suo vero obiettivo: andare con questo Governo al voto per gestire le elezioni e continuare la campagna elettorale permanente da una posizione di prestigio. Ecco perché dopo sei giorni non ha fatto neanche dimettere un ministro leghista.

È più facile fare due, tre comizi al giorno in ogni minuscolo borgo d’Italia se a pagare le trasferte sono i fondi del ministero dell’Interno. Sarebbe impegnativo andare lungo tutta la penisola con i soldi della Lega, specie dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato la confisca dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali usati per spese personali dall’ex segretario Umberto Bossi. Ogni sei mesi la Lega dovrà staccare un assegno da centomila euro per i prossimi 80 anni. Sarebbe scriteriato usare quel poco che resta dei fondi della Lega per finanziare una campagna elettorale borgo per borgo come quella che abbiamo visto andare in scena questi 14 mesi. Sarà una casualità ma la sentenza della Cassazione c’è stata il 7 agosto, il giorno dopo Salvini ha aperto la crisi di governo. Coincidenze? (Linkiesta) 

 

Chiede di andare subito alle elezioni, dice di non essere attaccato alla poltrona e pretende che i parlamentari votino il prima possibile la sfiducia al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ma Matteo Salvini non fa l’unica mossa che potrebbe accelerare il ritorno alle urne: dimettersi. Il leader della Lega rimane lì al Viminale, come se nulla fosse. E non ha intenzione di schiodarsi dalla poltrona di ministro dell’Interno. «Non ritiro i ministri» ha detto ieri ai giornalisti prima di entrare in Senato. E invece di mandare un segnale forte al presidente della Repubblica ha proposto di appoggiare il taglio di 345 parlamentari voluto dal Movimento 5 Stelle, ovvero l'unica cosa che potrebbe allungare la vita di questo governo. Il leader della Lega però pretende di sciogliere le Camere subito dopo il voto per ridisegnare i collegi e scrivere la nuova legge elettorale nella prossima legislatura. Tradotto: a fine ottobre gli italiani voterebbero per eleggere 630 deputati e 315 senatori, come sempre, mentre dal 2023 entrerebbe in vigore il taglio. Una cavillo istituzionale praticabile in teoria ma impossibile in pratica perché il Movimento Cinque Stelle ha già detto che vuole il ritiro della sfiducia a Conte prima dell'eventuale voto.

L’azzardo fallito di Salvini tradisce il suo vero obiettivo: andare con questo Governo al voto per gestire le elezioni e continuare la campagna elettorale permanente da una posizione di prestigio. Ecco perché dopo sei giorni non ha fatto neanche dimettere un ministro leghista. È più facile fare due, tre comizi al giorno in ogni minuscolo borgo d’Italia se a pagare le trasferte sono i fondi del ministero dell’Interno. Sarebbe impegnativo andare lungo tutta la penisola con i soldi della Lega, specie dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato la confisca dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali usati per spese personali dall’ex segretario Umberto Bossi. Ogni sei mesi la Lega dovrà staccare un assegno da centomila euro per i prossimi 80 anni. Sarebbe scriteriato usare quel poco che resta dei fondi della Lega per finanziare una campagna elettorale borgo per borgo come quella che abbiamo visto andare in scena questi 14 mesi. Sarà una casualità ma la sentenza della Cassazione c’è stata il 7 agosto, il giorno dopo Salvini ha aperto la crisi di governo. Coincidenze?

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