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ROBERTA SARDOZ UN PIANTO DISPERATO .PIERO MARRAZZO IMBECCATO DA SILVIO BERLUSCONI.STORIA DEI CARNEFICI CHE DIVENTANO VITTIME.

Roma 26 Ottbre 2009(Corsera.it)

Silvio Berlusconi, la sinistra italiana lo ha massacrato,in primis La Repubblica,sputtanato al mondo intero per una scopata a Palazzo Grazioli con una escort Patrizia D'Addario,che farebbe arrapare chiunque.Adesso la sinistra il carnefice deve ingoiare i rospo,perchè uno dei suoi esponenti di spicco ....

....niente di meno che il Governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo è al centro di una vicenda talmente funesta che gli schizzi di merda sono piovuti sull'intero apparato politico del Partito Democratico e probabilmente segnerà la svolta traumatica del Scisma con i democristiani di Francesco Rutelli.Un'odissea infernale quella iniziata per la famiglia Marrazzo con la moglie Roberta Sardoz che piange disperata sull'incubo piovutole addosso a ciel sereno.Impensabile si dicono i famigliari,che una cosa del genere potesse accadere proprio a Piero Marrazzo,ma i racconti che riportano i giornali,come ad esempio questa mattina il Corriere della Sera ,sono inequivocabile,i transessuali che gestiscono la palla del Presidente sono innumerevoli,questa mattina si parla anche di un certo Joyce.Il video del ricatto offerta alla Mondadori ha permesso a marina Berlusconi di avvertire il padre Silvio ,Presidente del Consiglio Italiano,in pieno conflitto di interessi dunque e permettere a costui di avvertire Piero Marrazzo che girava un video che lo ritraeva in pose disdicevoli con alcuni transessuali.Pose osè che lo stesso Maurizio bel Pietro direttore del quotidiano  Libero si è rifiutato di pubblicare.La giostra del ricatto attivatasi intorno a Piero Marrazzo ha fatto da detonare ad una storia che altrimenti si sarebbe potuta risolvere con un semplice gesto di abbandono da parte del Governatore Piero Marrazzo,che al contrario ha tentato disperatamente fino all'ultimo di coprire la storia,infangando l'intero Partito Democratico,nell'imminenza delle elezioni del nuovo Segretario del PD.Anche se a sinistra nessuno parla,la vicenda rischia di diventare uno spartiacque tra i democristini e gli ex comunisti dei DSNOSAURI ,perchè taglia in due il concetto di moralità che appartiene ad uno schieramento e all'altro.I DS hanno cambiato pelle,ma la linfa vitale giustamente è quella dei disagi sociali e delle minoranze,che acquistano sempre maggiore valore rispetto al grumo genetico principale,quello operaio che nel corso degli ultimi due anni ha abbandonato il partito per convolare a giuste nozze con gli acerrimi nemici della Lega.Il Partito Democratico non ha più una sua identità è un Ircocervo di crociana memoria,non è nè una cosa nè l'altra e per Pierluigi Bersani il compito sarà estenuante,ridare identità ad un partito colpito a morte da uno scandalo che lo spinge in fondo all'Inferno dove immaginava di aver relegato Silvio Berlusconi dopo lorrbile campagna stampa.Adesso l'aspetto singolare della vicenda è che i giornalisti di sinistra,quelli schierati,quelli grondandi milioni di euro delle tasche dei contribuenti come Michele Santoro,dovranno affrontare le dieci domande all'inverso per Piero Marrazzo, uno di loro.Una fucilazione mediatica che dovrà avvenire per forza e contro ogni intenzione perchè il contrario renderebbe difficile riproporre qualsiasi campagna giornalistica contro il nemico di sempre Silvio Berlusconi.

 

Altra Fonte IL Corriere della Sera .ROMA - Berlusconi lo aveva avvertito. Il governatore "sospeso" Piero Marrazzo venne avvisato del ricatto. Ossia che quattro carabinieri della sezione Trionfale di Roma avevano confezionato un video compromettente. Girato ai primi di luglio in via Gradoli.

Ad avvisare Marrazzo - confermano a "Repubblica" - fu lo stesso primo ministro. Ad un settimanale del suo gruppo editoriale, "Chi", i ricattatori avevano infatti offerto l'intero pacchetto. E a quel punto, il direttore del periodico informò il presidente del Consiglio. Berlusconi si dichiarò contrario alla pubblicazione dell'intera vicenda. E nell'avvertire Marrazzo diede garanzie sul comportamento dei media di sua proprietà. In particolare di quelli riferibili alla Mondadori.

Una versione che lo stesso Cavaliere ha confermato ai suoi fedelissimi precisando di non essere intervenuto nella vicenda e di aver anche indicato agli "ambasciatori" del Governatore chi aveva proposto l'acquisto del video. Nella sostanza aveva suggerito di contattare i detentori del filmato per provare a ritirarlo dal mercato. Anche se, chi è stato coinvolto nell'inchiesta, non esclude che le garanzie fossero state basate proprio sulla avvenuta acquisizione e sulla messa in sicurezza del filmato. La circostanza, comunque, smentisce un'altra delle dichiarazioni del governatore che aveva sostenuto di non aver saputo nulla di quanto lo stesse per travolgere fino al 21 ottobre scorso.

Intanto il procuratore capo di Roma apre un ventaglio di accertamenti. Soldi, droga e auto blu. Si dovrà stabilire se c'è stato un uso improprio della vettura di servizio. Gli inquirenti vogliono verificare se si tratta di un montaggio o se davvero - come sembrerebbe dal filmato - Marrazzo andava a casa del trans, in cima alla Cassia, con l'auto di servizio. Soltanto dopo la verifica il procuratore Ferrara deciderà se aprire un'inchiesta. Si faranno inoltre accertamenti patrimoniali e bancari.


Chi portò la coca? Una serie di verifiche parte oggi anche sul fronte dell'indagine contro i quattro carabinieri arrestati con l'accusa di aver ricattato il governatore per il video hard. Confermando la custodia cautelare, il gip Sante Spinaci, risponde che la droga è stata portata dai carabinieri.

Eppure la Procura disporrà un approfondimento d'indagine. In base ad una intercettazione telefonica in cui i carabinieri arrestati dicono a chiare lettere: "con quel video faremo i soldi". Il gip nell'ordinanza ha raccolto integralmente i motivi del pm accusando dunque i militari "di aver fatto il video con un cellulare per incastrare il presidente, di avere introdotto nell'appartamento del transessuale Natalì la cocaina con un piano premeditato finalizzato al ricatto". E, dunque, di avere estorto a Marrazzo "tre assegni del valore complessivo di 20 milioni". E ancora di aver rapinato il governatore "di duemila euro in contanti e di averne sottratti tremila al transessuale". Si chiama motivazione per relationem, connessa al provvedimento secco di custodia contro Luciano Simeone e Carlo Tagliente, che avrebbero fatto l'irruzione nella casa di via Gradoli e girato il video compromettente. Contro il maresciallo Nicola Testini, contro Antonio Tamburrino, accusato di averlo ricettato, il giudice ha sostanzialmente incollato il decreto con il quale il pubblico ministero ha chiesto gli arresti.