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ROBERTA SERDOZ PIERO MARRAZZO ."NON ARRENDERSI MAI." IL RUMORE SORDO DELL'INFERNO.

 Roma 1 Novembre 2009(Corsera.it)di MAC

La vita gli è passata sopra,come un fulmine,da quando faceva il giornalista,le inchieste in televisione,paladino dei consumatori e dei cittadini in genere.Un lampo,il rumore di un treno sulle rotaie e poi via,improvvisamente,una intera vita tagliata fuori,di cui adesso si ascolta soltanto il silenzio profondo del buio che circonda la casa.Inutile urlare,disperarsi,nessuno ascolta le...

....tue imprecazioni che sono già fatte di marmo,perchè qualcuno ti ha inteso lapidare,prima ancora che renderti giustizia.Le formalità della morale moderna sono taglienti come lame,anche quando si immaginava che le avevamo scordate eppure tuonano come cannoni,quando meno te lo aspetti,perchè intorno a te,le relazioni sociali erano costruite nel vuoto e nel nulla,inconsistenti e al primo rumore di ignoto spezzano le catene e fuggono lontane.Il rumore del buio è come quello dell'Inferno,zampilla di fiamme inumane che incolpano e castigano,senza fermarsi,come macchine inarrestabili che ti circondano di sorrisi sarcastici e ti parlano : "Ci sei finito in mezzo tu adesso." E' come il preludio della fine,o la fine stessa,inguardabile,vincitrice,ti ha messo al tappeto,per cosa? Ti domandi? Per cosa è accaduto tutto questo? Non lo sai e non lo scoprirai mai,perchè alle volte l'irrazionalità è la fortuna degli uomini,quelli che alla fine si guardano dentro e scorgono qualcosa,forse la luce,forse un estremo luogo dove rifugiarsi e andare per sempre.Gli altri rimangono a guardare,si pensano vincitori e non lo sono,sono jene che ridono,che ti guardano scomparire.La vittoria è il procedimento della fine insensata,eppure i clamori e il trionfo erano il nostro obiettivo,la cornice ideale nella quale farsi fotografare.Oggi si spegne come alito gelato sul lago,un'orchestra di infamia,di immondizia.La domanda è se abbiamo ancora un luogo dove andare,dove scomparire,non sentire più nulla,ritrovare quei confini straordinari di cui era fatta la nostra esistenza,sottile,anzi trasparente perchè ci apparteneva.Scappati nel buio per disperazione,come due ladri,due assassini,eppure era il rotolo filante dell'amore che si era incendiato,talmente immenso che potevamo andare ovunque,senza fermarci mai.Riusciremo ancora a non fermarci a guardare oltre gli sguardi curiosi dei nostri vicini?Sanno loro cosa è l'Inferno e chi appartiene,anzi come è fatto? La sua forma orribile,quel campanio di catene e urla e di demoni che ondeggiando camminano l'uno appresso all'altro,aghiacianti,vestiti di tuniche nere ,luride e lerce,il suono stridente dei carri arrugginiti che minaccioso li segue.Volete stare qui con noi? Volete sedervi sulle rocce fredde mentre loro cantano stornelli indecifrabili e agitano le catene per farvi urlare dal dolore? Sapete come si sconfiggono gli incubi e le cose peggiori? Sapete voi come si riprendono i sogni? Si vede l'arcobaleno e si viaggia per la Luna e le Stelle?

Cadiamo insieme nel buio profondo dell'Inferno che agita le acque e si risolve in poesia,cadere è come volare,abbandonarsi al sentimento della felicità che è più veloce di quello dell'orrore,ci sono altre cose che appaiono diverse tra quelle foglie,ci sono altri rumori,altri suoni,altri voli.Appaiono ,basta saperli cogliere,saranno diversi,forse neanche vi siamo abituati ,ma sono sempre stati oltre i confini del parco,nel bosco,vicino alla vostra casa.

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