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GOVERNO SCONTRO ALL'ULTIMO VOTO.RESPINTA LA SFIDUCIA A CALIENDO.

Roma 5 Agosto 2010 (Corsera.it)

La congiura dei Cesari,il lento logoramento della fronda interna al PDL ha iniziato a celebrare la sua messa funebre.La mozione di sfiducia avversa al sottosegretario alla Giustizia Giacomo caliendo è sata respinta,ma la maggioranza ormai non ha più i numeri per governare.La questione morale rischia di diventare la miccia accesa per l'implosione del PDL.Silvio Berlusconi si mostra preoccupato e pronto a reagiare,ma il pericolo di un rigurgito nazionale per gli "affari della cricca" è asfaltol viscido su cui la risicata maggioranza potrebbe scivolare.Lo stesso Umberto Bossi "fiuta" il pericolo delle elezioni anticipate e forse in cuor suo preferirebbe un Governo istituzionale con alla guida il fidato Giulio Tremonti.

Ma quali sono gli altri scenari?

 Silvio Berlusconi è "uno contro tutti" perchè la tenaglia che si sta stringendo intorno a lui è  il frutto della convergenza di molti interessi,ma sopratutto dell'irritazione di una politica italiana dai molti e variegati interessi,imbrigliata dall'egida di un solo padre padrone.Gianfranco Fini ha soltanto fatto saltare il tappo,per usare un eufemismo,ma le condizioni per "far fuori " Silvio Berlusconi erano forse maturate da tempo.La Congiura dei Cesari non è soltanto politica,ma sopratutto scende come veleno stillato a piccole dosi da quella parte della finanza italiana che gioca da sempre un ruolo trasversale e che forse comanda per davvero in Italia.(Corsera.it)

ricostruzione del Corriere della Sera .ROMA - Definire «una pagina nera» l’astensione dei finiani sulla mozione di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo è stata sola la prima goccia di uno sfogo che presto si è trasformato in torrente. Parlando ai deputati del Pdl riuniti a cena a Villa Miani a Roma, Silvio Berlusconi, mercoledì sera, dopo aver incontrato il premier britannico Cameron, dimostra di non aver gradito affatto la scelta fatta a Montecitorio dai 33 deputati di Futuro e libertà. Il premier definisce «inaccettabile» l'astensione (perché «ci si può astenere su un provvedimento, ma non su principi e valori»), tornando quindi a rilanciare lo spettro del voto anticipato. «Questa estate riposiamoci, ricarichiamo le pile e prepariamoci alle elezioni- ha detto - Potrebbero esserci tra tre anni, ma anche molto prima».

 

«RICOMPATTAMENTO» - Il Cavaliere non nasconde l'amarezza per quanto accaduto con il cofondatore del Pdl e per le ripercussioni che le scelte di Fini hanno avuto. «Avevamo una maggioranza straordinaria, un governo compatto e una squadra di giovani ministri motivati da grande idealismo, un esecutivo che ha risposto con grande efficacia alle emergenze», ha detto il premier denunciando la precarietà che è seguita allo strappo con il presidente della Camera. «Non c'era nessuna possibilità che un mandato così largo degli elettori fosse messo in discussione. E invece è successo ciò che è successo e anche domani torneremo a leggere sui giornali internazionali descrizioni di un'Italia tornata inaffidabile» ha aggiunto. E se da un parte il presidente del Consiglio coltiva ancora la «speranza che ci sia un ricompattamento della maggioranza», l'avvertimento che lancia i suoi deputati riuniti a Villa Miani è chiaro: se non ci sarà, «al primo incidente serio dovremmo chiedere agli italiani di tornare alle urne». E se voto sarà, l'impegno di Berlusconi è quello di ricandidare chi in questi due anni ha lavorato bene.

«FINI? MOTIVAZIONI PERSONALI» - Quanto ai trentatre (34 con la Moroni) che hanno deciso di fondare un gruppo autonomo, Berlusconi assicura che «qualcuno si è fatto cacciare»: «Non abbiamo chiesto a chi fa parte del Pdl di uscirne, ma preteso dai principali autori del logoramento che dessero spiegazione davanti ai probiviri». Il premier non è tenero nei confronti del trio Fini-Casini-Rutelli: «Loro sarebbero la novità? Gianfranco - avrebbe detto - è un vecchio arnese e poi, dove credono di andare?». Quanto alla rottura con il presidente della Camera il premier spiega ai sui deputati: «Nessuno di noi poteva pensare che saremmo arrivati a questo punto. Sono motivazioni solo personali». Quindi l'affondo sulla questione, pur senza fare riferimenti espliciti, della casa di An a Montecarlo: «C'è qualcuno che ha speranza verso un leader che è al centro di notizie poco chiare che dovrebbe spiegare».

ATTACCO ALLA STAMPA - Berlusconi non ha nessuna intenzione insomma di farsi più logorare, come ha spiegato ai suoi dopo il voto alla Camera. Nella assoluta convinzione di aver fatto il proprio dovere. «Se qualcuno pensa a cose diverse, reagiremo - promette ai suoi deputati -, trasformandoci tutti in canali di comunicazione e spiegando alla gente le cose fatte dal governo e i nostri principi. Infine, un attacco alla stampa e il riferimento alla possibilità di cambiare la legge sulla par condicio (riportato dai alcuni dei partecipanti alla cena a Villa Miani). «Il comportamento dei grandi giornali che hanno dimostrato di esserci avversari - è l'affondo del premier - è uno scandalo dentro lo scandalo».