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LA CADUTA DEGLI DEI.DENIS VERDINI VALZER PER QUATTROCENTO MILIONI.

Roma 8 Settembre 2010 (corsera.it)

Gianfranco Fini ha trovato il momento giusto per dare la spallata al Governo di Silvio Berlusconi,scomettendo sopratutto sull'orticaria degli italiani per gli scandali che vedono coinvolti i politici.Gli ultimi fatti,e mi riferisco all'immenso scandalo degli appalti del G8,sono stati la stura per invitare Fini allo scoperto.Scandali legati a corruzione più o meno evidente,che si ingrossano giorno per giorno,come ad esempio il sospetto valzer da quattrocento milioni he vede coinvolti Denis Verdini e Riccardo Fusi.Da una parte il coordinatore del PDL e dall'altra un imprenditore fiorentino a capo della BTP...

(La ricostruzione de La Repubblica.)ROMA - La "triangolazione" più sospetta sulla quale gli ispettori di Bankitalia (ma anche le Procure di Firenze e Perugia) stanno puntando la loro attenzione, è una "movimentazione" di quasi quattrocento milioni di euro che dal 2004 al 2007, è transitata sui conti della Btp (Baldassini-Tognoli-Pontelli) di Riccardo Fusi. Un flusso enorme di denaro che entrava ed usciva, anche nel giro di 24 ore, da un conto all'altro, "come il gioco delle tre carte" dicono gli inquirenti che stanno esaminando passaggio per passaggio quel movimento di centinaia di milioni di euro.

E, naturalmente, la "centrale operativa" di questa "triangolazione" era il Credito Cooperativo Fiorentino, Agenzia di Campi Bisenzio, presieduta dal coordinatore del Pdl, Denis Verdini, pluri indagato a Firenze, Perugia e Roma nell'ambito delle inchieste sui Grandi Eventi e sulla nuova "P3". Ma l'interrogativo al quale gli ispettori di Bankitalia e gli inquirenti di Firenze e Perugia tentano di sciogliere è per quale ragione la Btp di Riccardo Fusi, attraverso il Credito Cooperativo Fiorentino (da mesi commissariato) di Denis Verdini abbia fatto fare avanti e indietro a quei quattrocento milioni di euro.

La scoperta di questa triangolazione di centinaia di milioni di euro è stata fatta esaminando la contabilità della Btp relativa ad un grande appalto per la costruzione di un'autostrada in Sicilia, la Siracusa-Gela. Un appalto di 103 milioni di euro che la Btp si era aggiudicata
insieme a due società consortili gemelle, la "Sige Rosolini" e la "Sige Noto" che facevano capo a due imprenditori siciliani, Salvatore Ferlito e Andrea Vecchio (quest'ultimo noto alle cronache perché scortato da anni per avere subito attentati per essersi rifiutato di pagare il pizzo alla mafia) che detenevano però una quota di minoranza, il 16 per cento contro l'84 per cento della Btp di Riccardo Fusi. I due imprenditori siciliani, pur facendo parte del consiglio d'amministrazione, non hanno mai avuto voce in capitolo, la Btp faceva quello che voleva e la contabilità era nota soltanto all'azienda di Riccardo Fusi ed alla banca del suo amico, il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, sulla quale andavano e tornavano quelle centinaia di milioni di euro.