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RAI TORNA IN TV PIERO MARRAZZO CHI HA UCCISO IL TRANS BRENDA ? UNA STORIA D'AMORE FINITA IN TRAGEDIA
Roma 20 Ottobre 2013 Corsera.it Lo scandalo sessuale tra il Governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo e il transessuale brasiliano Brenda ha avuto come tragico epilogo la morte del viados. Una morte orribile per soffocamento,forse suicidio forse omicidio.Il caso della morte di Brenda e' ancora aperto come quello delle informazioni contenute nel suo computer,che qualcuno ha voluto cancellare dalla memoria.Chi ha ucciso Brenda?
Il 20 novembre Brenda, una delle due transessuali coinvolte nello scandalo, viene trovata morta soffocata nel suo appartamento in via dei Due Ponti in seguito a un incendio scoppiato nella notte all'interno della casa[17]. L'autopsia sul cadavere confermerà la morte per asfissia dovuta all'esalazione di monossido di carbonio. L'8 novembre, Brenda era stata aggredita da alcuni sconosciuti, da lei identificati come romeni, che le avevano portato via il cellulare. Nella scena del crimine viene ritrovato il suo computer bagnato nel lavandino, alcune valigie vicino alla porta - forse chiusa dall'esterno, e un secondo cellulare sparito. Le indagini che seguono volgono a ricostruire i tabulati delle chiamate della trans partiti da un terzo cellulare. Le transessuali vicine alla vittima confermano in seguito che lei «è stata ammazzata in casa sua, abbiamo subito pensato noi tutte: non suicida ma suicidata, secondo una consolidata tradizione italiana», non solo per i suoi rapporti con Marrazzo ma anche per altri nomi più importanti che avrebbe intrattenuto e per i quali sarebbe stata uccisa.[18][19][20] Dopo che dalle prime rilevazioni effettuate dalla polizia scientifica non sono apparsi segni evidenti della presenza di altri soggetti oltre Brenda nell'appartamento, non è andato a escludersi la pista dell'incidente in casa, anche se elementi come il computer immerso nell'acqua e la porta chiusa con delle mandate ma con le chiavi ugualmente inserite hanno fatto riaprire il caso della morte di Cafasso, giudicando ambedue le morti come «misteriose e strane». Secondo gli inquirenti il computer potrebbe essere stato messo nell'acqua per due motivi totalmente opposti: salvare le informazioni dal fuoco scoppiato nell'appartamento, rendere inutilizzabile e illeggibili i dati al suo interno.[20] Secondo le colleghe della vittima, Brenda era in procinto di partire per il Brasile a causa della vicenda e della depressione che le era sorta.[20] lunedì 30 novembre 2009 Il caso Marrazzo è iniziato come una vicenda di estorsione a danno del politico Piero Marrazzo da parte di quattro appartenenti all'arma dei Carabinieri, per lo scandalo conseguente Marrazzo ha rassegnato le dimissioni dalla carica di governatore. Due persone legate alla vicenda sono morte in circostanze non ancora del tutto chiarite. Nel mese di luglio il governatore della regione Lazio, Piero Marrazzo, era stato sorpreso in compagnia di una transessuale[1], ma solo il 23 ottobre 2009 viene diffusa la notizia[2] che Marrazzo sarebbe stato ricattato da quattro persone, tutte appartenenti all'arma dei Carabinieri, in possesso di un video (mai mostrato pubblicamente sui mass media) che mostrerebbe un incontro tra il Governatore ed una transessuale, con apparente presenza di sostanze stupefacenti, avvenuto nel luglio precedente in un appartamento di via Gradoli, nella zona nord di Roma.[3][4][5] Tale relazione è stata descritta da Marrazzo come un rapporto mercenario occasionale, mentre la transessuale ha dichiarato di essere la fidanzata del Governatore e di frequentarlo da sette anni.[6][7] In seguito al clamore mediatico sollevato dalla vicenda, dopo aver inizialmente negato il proprio coinvolgimento, Marrazzo ha ammesso il fatto, definendolo "frutto di una mia debolezza della vita privata",[8] autosospendendosi dalla carica di Presidente della Regione Lazio e trasferendo i poteri al Vice-Presidente e Assessore all'Urbanistica Esterino Montino.[9] Il provvedimento è stato contestato da alcuni esponenti del Popolo della Libertà, in quanto l'autosospensione «non è prevista dallo statuto» regionale.[10][11] Il 26 ottobre Marrazzo si è dimesso ufficialmente dall'incarico di commissario regionale per la sanità[12] e il giorno successivo, mentre cerca rifugio in un monastero,[13] anche da Presidente della regione, aprendo la strada alle elezioni anticipate.[14]