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Migranti IUS SOLI Conferenza dei paesi del Mediterraneo Abdelhamid Senouci Bereksi "l'Algeria assolve pienamente la sua responsabilità nella lotta contro l’immigrazione illegale"

1° CONFERENZA MULTILATERALE DEI PAESI MEDITERRANEI

SUL FENOMENO MIGRATORIO

Università Guglielmo MARCONI, Roma,  27-30 Settembre 2017

Cari colleghi e care Colleghe, Signore e Signori Ambasciatori,

- Onorevole pubblico,

Innanzitutto, vorrei ringraziare il Rettorato dell'Università degli Studi Guglielmo MARCONI, in particolare l'Onorevole Professore Massimiliano BARBERINI, per la scelta del tema di questa importante conferenza nonché per il suo invito.

In effetti, il fenomeno migratorio è una priorità per l'intera comunità internazionale e, richiede anche la mobilitazione delle istituzioni universitarie sole al di là di ogni altra considerazione, che possono portare, in uno spirito scientifico illuminato, il loro contributo allo studio delle cause profonde di questo fenomeno e delle sue conseguenze politiche, economiche e sociali positive e/o negative sia per i paesi di destinazione che per i paesi di origine e di transito.

Inoltre, la decisione della Vostra Università di avviare a decorerre dall'anno universitario 2016-2017 un Master professionale dedicato all’immigrazione si inserisce in questo contesto. Un'iniziativa alla quale ci siamo impegnati a dare tutto il nostro appoggio nel quadro della cooperazione interuniversitaria tra i nostri due Paesi.

Signore e Signori,

In merito al tema del nostro incontro, va osservato che il fenomeno migratorio è una realtà mondiale la cui esistenza risale fin dagli inizi dell’umanità.

Tuttavia, oggigiorno è opportuno fare una triste constatazione sulla realtà del mondo segnato da:

a-  la persistenza di vecchi conflitti e la comparsa di nuovi conflitti mortali che provocano sempre più rifugiati e flussi migratori. Conflitti per i quali è necessario trovare delle soluzioni pacifiche e agire in anticipo per prevenirli E per promuovere la pace e i diritti umani;

b-                        l’indebolimento dell'equilibrio ecologico del nostro pianeta a causa dei ripetuti oltraggi ad esso inflitti. La situazione nel Sahel, attorno al Lago Ciad e nel Corno d'Africa, sono alcuni degli esempi più lampanti;

c- l’impoverimento, il sottosviluppo, la fame e le malattie che continuano a causare la morte di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e che costringono le popolazioni all’esodo come è avvenuto alcuni anni fa con il virus Ebola in Africa occidentale;

 

d-                        l’aumento delle minacce transfrontaliere quali il terrorismo e la criminalità transfrontaliera organizzata che incidono direttamente sulla sicurezza e sulla stabilità di ciascuno dei nostri Paesi.

Pertanto, le conseguenze delle sfide che affrontiamo devono essere valutate al loro giusto valore nel corso dello studio del fenomeno migratorio, da qui la necessità di un impegno più forte a livello internazionale per affrontarle in particolare nella nostra regione del Mediterraneo e nel continente africano.

La lotta contro il terrorismo e l'estremismo violento constituisce altresì una priorità a livello internazionale. Così come affrontare la diffusione della xenofobia e dell'islamofobia a livello individuale e collettivo all'interno delle nostre società.

Tuttavia, l’immigrazione legale o illegale fornirà sempre opportunità che possono essere sfruttate al servizio delle nostre società e delle nostre economie così come è accaduto dopo le due guerre mondiali, quando milioni di migranti provenienti da altri paesi sono venuti in Europa per rimediare alla mancata disponibilità di manodopera per la ricostruzione del Continente.

Un’altra realtà che va ricordata è che in Africa, la maggior parte degli immigrati rimane all'interno del Continente. Settanta (70) milioni di Africani hanno emigrato, lasciando il proprio paese per stabilirsi in modo permanente in un altro, costituendo, a seconda dei Paesi, un peso o un'opportunità. Solo il 3% dell’intera migrazione africana si trova nei paesi dell'OCSE.

Tuttavia, con la fuga dei cervelli, decine di migliaia di scienziati e professionisti altamente qualificati provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina sono ambiti dalle Università e dai centri di ricerca in Occidente impedendo ai loro rispettivi Paesi di origine, avendo essi contribuito in modo oneroso alla loro formazione, di beneficiare del loro know-how per il proprio sviluppo.

Questo per ribadire che l’immigrazione crea difficoltà anche per i paesi di origine e non solo per i paesi di accoglienza, orientati sempre di più verso una migrazione selettiva.

Per quanto riguarda la migrazione di massa, essa è spesso il risultato della costatazione amara che ho espresso prima, ma anche dallo scarso interesse dimostrato per i paesi in via di sviluppo, spesso percepiti come un mercato e una fonte di approvvigionamento di materie prime e di manodopera a buonmercato.

Perciò, la lotta contro l'immigrazione clandestina potrà essere rafforzata attraverso l’incoraggiamento dello sviluppo dell'Africa e della regione MENA, che sta emergendo come una priorità attraverso degli investimenti creatori di vera ricchezza e di posti di lavoro, la promozione delle Piccole e Medie Imprese/Industrie, nonché la promozione della migrazione legale e l’agevolazione della circolazione delle persone.

Tutte soluzioni che tutelano la dignità delle persone spinte, dalla paura e dalla povertà, ad intraprendere il percorso pericoloso della migrazione diventando vittime di gruppi criminali transnazionali organizzati. Queste soluzioni potrebbero ridare speranza alle popolazioni sulla possibilità di una vita migliore nel loro paese.

In questa occasione, vorrei rendere omaggio ancora una volta all'impegno dell’Italia che è in prima linea nel salvataggio di vite umane innocenti nel Mediterraneo.

Signore e signori,

Per quanto concerne il mio Paese, e data la sua posizione geografica alle porte dell'Africa e nel centro del Mediterraneo, esso è in prima linea nella questione della migrazione non regolamentata.

In passato, l'Algeria era un Paese di transito. Ma dal 1990, è diventato una meta per queste popolazioni, in ragione del miglioramento finanziario e della trasformazione economica del Paese a seguito del Piano di ripresa dell'economia nazionale e del Piano speciale per lo sviluppo del Sud.

Così siamo diventati consapevoli della natura complessa del problema e siamo convinti che sia importante continuare a collaborare per affrontare le ragioni strutturali alla base di questo fenomeno, di trovare delle soluzioni integrate equilibrate e basate su un'equa ripartizione delle responsabilità.

In effetti, l'Algeria assolve pienamente la sua responsabilità nella lotta contro l’immigrazione illegale nell’ambito della salvaguardia dei propri interessi e nel rispetto dei valori e dei principi universali vigenti.

In effetti, delle importanti misure sono state adottate dal mio Paese per rafforzare i controlli lungo le sue ampie frontiere terrestri e marittime, e hanno avuto l'effetto di arginare i flussi migratori. Uno sforzo che facciamo per noi stessi, naturalmente, e attraverso il quale contribuiamo altresì alla sicurezza della regione. E così spesso vengono ostacolati numerosi tentativi di immigrazione clandestina.

Pertanto, riteniamo necessario rafforzare a livello bilaterale, regionale e internazionale i canali di cooperazione per affrontare il traffico di esseri umani interconnessi ai gruppi terroristici, ai contrabbandieri e ai trafficanti di droga, di cannabis e di sostanze psicotrope. Sono state intraprese delle misure in coordinamento con il Niger, il Mali e molti altri Paesi africani volte a eradicare le reti criminali impegnate nel traffico e nello sfruttamento delle donne e dei bambini nel loro territorio.

I partner internazionali devono quindi tenere conto del fardello sempre più pesante sostenuto dall'Algeria, che affronta con le proprie risorse il fenomeno dell'immigrazione clandestina.

L'Algeria, nonostante i pericoli che la minacciano garantisce un approccio umanitario nel trattamento della questione in modo da salvaguardare la dignità umana e i diritti umani. Delle operazioni di rimpatrio sono state condotte in collaborazione con il Niger e la Svizzera.

E non viene meno al suo dovere di solidarietà accogliendo profughi sul suo territorio. Infatti, oltre ai profughi sahraoui, l’Algeria ha accolto recentemente più di 40.000 profughi siriani.

Per quanto riguarda gli immigrati irregolari, il loro numero ammonta a diverse decine di migliaia di persone. Un consolidamento del quadro giuridico è in corso per definire meglio i loro diritti e doveri, nonché per garantire una protezione maggiore tale da metterli al riparo delle reti di sfruttamento.

Signore e Signori,

Per quanto riguarda l’immigrazione proveniente dall'Algeria e a destinazione dell'Europa, essa rimane limitata rispetto ad altri paesi ed è composta prevalentemente da giovani in cerca di avventura molto più che in risposta a delle considerazioni socio-economiche, viste le numerose iniziative varate dallo Stato a favore dei giovani che costituiscono i 3/4 della popolazione.

Il modesto numero di immigrati provenienti dal mio Paese è altresì il risultato di numerose azioni di sensibilizzazione intraprese sul piano interno, coinvolgendo le istituzioni educative, la società civile, i mass media, le moschee. Inoltre, in seguito alla riforma del sistema giudiziario, l'immigrazione clandestina è penalizzata, incluso i trafficanti di esseri umani, gli alloggiatori ed i complici che impiegano, ospitano e aiutano i clandestini.

Con i Paesi europei, sono stati conclusi degli accordi per il rimpatrio coordinato e nel rispetto della dignità di tutti i migranti illegali riconosciuti di nazionalità algerina.

Ciò avviene con l'Italia con la quale siamo legati, dal 1999, da un Accordo in materia di lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata, il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope e l'immigrazione clandestina e, dal 2000, da un Accordo sulla circolazione delle persone.

Inoltre, durante la sua visita ad Algeri, il 4 settembre scorso, il Ministro italiano dell’Interno, Marco MINNITI, ha concordato con il suo omologo algerino di aggiornare il Memorandum d'intesa del 22 luglio 2009, concluso tra la polizia dei due Paesi e relativo alla lotta contro la criminalità nelle sue diverse forme.

Signore e Signori, Vi ringrazio della vostra amabile attenzione.