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Elezioni 2018 Luigi Di Maio "E' nata la Terza Repubblica " , la parabola dello steward dello stadio San Paolo di Napoli diventato Re d'Italia

Napoli 6 Marzo 2018

Luigi Di Maio avrebbe vinto le elezioni politiche del 2018, così almeno dicono i voti raccolti dal Movimento 5 Stelle. Il sogno del ragazzo di Pomigliano d'Arco diventa realtà, figlio di un fascista missino, questo ragazzo dal volto pulito ha messo nel sacco le forze politiche italiane più blasonate. Ma c'e' da dire che tutto ha ruotato a suo favore, anche la campagna elettorale demenziale del Cavaliere Silvio Berlusconi, che come tutti ricordiamo ha attaccato il fanciullo di Pomigliano, proprio sui suoi punti di forza, senza rendersene conto . " Questo Luigi Di Maio è un giovane ignorante, sbaglia i congiuntivi, non si è laureato, faceva lo steward al San Paolo per vedere le partite del Napoli a scrocco...insieme a lui ci sono disoccupati, casalinghe, perditempo...."

Silvio Berlusconi, scimmiottato da tutti i suoi sherpa dementi, senza rendersene conto spingeva Luidi Di Maio verso un successo elettorale mai visto nella storia della Repubblica Italiana fin dai tempi del Regno delle due Sicilie, come con acume ha evidenziato Alessandro Sallusti nel titolo di prima pagina di Libero. La pancia del paese brontolava insieme a Luigi Di Maio, con quel giovane disoccupato di Pomigliano d'Arco, ignorante come tutti i sudisti, disoccupato come loro, incapace di strapparsi di dosso un futuro asfissiante, a cui la classe politica non ha mai dato risposte.Un successo elettorale quello di Luigi Di Maio, che il fanciullo dalle gote rose, ha conquistato in granparte da solo, e a cui nessuno pensava lontanamente, forse neanche lo stesso Beppe Grillo, che infatti aveva cominciato a prendere le distanze dal Movimento 5 Stelle.Il comico genovese, non avrebbe potuto fare di meglio, anche lui celebre, arrogante, pieno di soldi, uguale e forse specchio di molti politici di successo italiani. Ma Luigino Di Maio, come lo chiama amichevolmente Crozza, non era soltanto un replicante fuggito dalla realtà, ma un ragazzo come milioni di altri, un disoccupato, un ignorante, pieno di difficoltà che ogni giorno si frappongono nella vita dei giovani italiani del Sud. Luigi Di Maio ha vinto per dabbenaggine di tutte le altre forze politiche, per incapacità di leggere la societaà italiana, quella più dimenticata e avvilita.

 

 Ma Luigi Di Maio, a differenza di molti dei suoi coetanei, sa parlare, comunicare, ma sopratutto la sua logica deduttiva  , ha sempre primeggiato anche nel corso dei dibattiti televisivi. Il fanciullo di Pomigliano è sempre riuscito a mettere sotto scacco gli avversari , non ha mai perduto la pazienza, ha sempre rinviato la palla al centro del campo e giocato di sponda con le domande dei giornalisti, che a turno cercavano di farlo cadere .

Il Movimento 5 Stelle ha trovato un grande leader, un politico abilissimo, forse capace e preparato come un democristiano di altri tempi, ma più dei vecchi politici ha la furbizia e la conoscenza di una realtà ramificata anche nella tecnologia sociale, che più di ogni altro elemento oggi individua,ingabbia, setaccia e amplifica, le relazioni umane.Luigi Di Maio è forse il vero replicante della rete, costruito a tavolino da menti sopraffine,come quella dei Casaleggio, oppure ne è la diretta espressione, un prodotto nuovo, capace di raggiungere e infilarsi nelle case degli italiani, ancora prima che le televisioni accendano i loro riflettori.

.Luigi Di Maio è il figlio di questi tempi di tecnologia sociale, un frutto sbalorditivo delle contraddizioni delle società moderna, del benessere e della miseria, sia umana che culturale. Il sud attendeva un riscatto ormai da oltre 25 anni, da quando la televisione commerciale di Silvio Belrusconi aveva preso l'avvento sulla cultura italiana, riducendo il popolo ad un branco di buoi incantati da trasmissioni demenziali, sempre pronto ad applaudire, a commuoversi e ad acquistare i prodotti della pubblicità televisiva. Ma nessuno, prima di oggi, conosceva la profondità di quello spirito, la grande cultura umana che arde sotto le ceneri di un'area geografica vessata dalle conquiste e oggi dalla globalizzazione. Quello spirito del Sud che adesso brucia nell'aria, dal profumo acre come tanti falò di petrolio: dal Vesuvio esplodono lapilli di lava ardente, il  fumo si intravede ormai in tutta Italia, come monito e segnale di una rivincita, che questi popoli attendevano da tempo immemore. (Corsera.it Matteo Corsini )