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CorSera Elezioni Silvio Berlusconi feci sulla tavola imbandita, la personale guerra politica per salvare Mediaset dal default

Roma 9 Maggio 2018 CorSera 

Pochi lo scrivono o lo dicono, ma la guerra politica all'interno del centrodestra, tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, ha una solo scopo, ovvero quello di salvare Mediaset dal default annunciato. Mediaset non ce la fa a reggere i costi di produzione, ad essere competitiva con i suoi agguerriti concorrenti,  non produce più reddito, nel corso degli ultimi due anni ha perduto oltre 300 milioni di euro, il suo indebitamento di oltre 1.7 miliardi di euro è praticamente irrestituibile nei prossimi 35 anni al sistema bancario . Il gruppo conta oltre 5000 dipendenti , ma sono migliaia i fornitori, le consulenze, che vengono rese tutti i giorni al gruppo industriale. Mediaset ( come scrivono benissimo quelli de Il Fatto Quotidiano ) ha poi perduto il business del calcio, a favore di Sky . Il gruppo Mediaset si sta accartocciando schiacciato dall'indebitamento, Silvio Berlusconi vive giorni di angoscia, perchè sa che il suo destino è segnato. Il crollo dei consensi elettorali ha spinto Forza Italia in un cul de sac, spaventoso. I pasdaran del  partito politico assomigliano ormai ai gerarchi fascisti della repubblica di Salò, quelli che Pierpaolo Pasolini, immortalò in una celeberrima scena, in cui i commensali riuniti intorno ad un tavolo imbandito, iniziarono a mangiare le proprie feci. Bene ha fatto Luigi di Maio ad alzare un veto nei confronti di questo individuo , del suo entourage, perchè l'impero mediatico dell'ex cavaliere di Arcore, non soltanto rappresenta un sistema per condizionare il corso degli eventi politici, ma ha determinato nel nostro paese il depauperamento delle risorse culturali. Non v'e' dubbio che le sue emittenti televisive siano farcite da programmi televisivi che offrono uno spaccato sociale raccapricciante. Siamo immersi nel fetore delle feci di quella Repubblica di Salò immaginata dal prolifico poeta, scrittore e cineasta Pierpaolo Pasolini, che vide in quella scena la sintesi di un potere politico  ormai al suo tramonto, che nella tracontante ignoranza e superbia aveva finito di divorare se stesso . E' accaduto ieri, accade oggi. 

 

La fine di un’era, iniziata con la Copa de Oro 1980. È questo il rischio che Mediaset corre dopo aver perso l’asta per trasmettere i match di Coppa Italia del prossimo triennio, acquistati dalla Rai. Con le conseguenti preoccupazioni della redazione sportiva diPremium, 41 giornalisti a contratto più i collaboratori, che senza calcio da mandare in onda non avrà senso di esistere. Quasi quarant’anni di calcio in tv, spesso in chiaro, passando per ilMundialito per club e le prime partite di Coppa dei Campionicomprate dalle squadre straniere durante gli Anni Ottanta. Fino all’ingresso in pianta stabile nel 1992/93 con le grandi europee visibili sui canali Fininvest.

Dopo aver contribuito alla creazione dell’impero televisivo dellafamiglia Berlusconi e aver tentato di scardinare il ruolo di primus inter pares di Sky, da settembre Mediaset potrebbe rimanere senza gol. Nemmeno uno, nemmeno di serie C. La Champions League, che in questa storia riveste un ruolo decisivo, e l’Europa Leagueverranno trasmesse dal network di Rupert Murdoch e il“mercoledì da leoni”, spot immaginifico a cavallo tra i due millenni che annunciava le telecronache di Bruno Longhie Sandro Piccinini, nel 2018/19 andrà in onda in chiaro sulla Raiaccompagnato dall’inno di Tony Britten. I diritti tv della Serie Bsono in vendita, ma Mediaset non ha partecipato all’asta. Resta laSerie A, dove per il momento il Biscione è stato l’ago della bilancia: vuole comprare ma solo in maniera “opportunistica”, come usano dire dalle parti di Cologno Monzese da quando ènaufragata la vendita di Premium a Vivendi. I soldi sul piatto sono quelli, prendere o lasciare. Nella guerra legale tra Sky e Mediapro,che ha acquistato i diritti per 1,05 miliardi di euro, Mediaset è finora stata attore non protagonista ma conta sul fatto che qualcuno andrà a bussare alla porta.

 

Il tribunale di Milano si pronuncerà mercoledì, ma non sarà unverdetto decisivo. Tra rimodulazioni del bando, rinvii,ricorsi e controricorsi è possibile che la vicenda giudiziaria vada avanti fino a estate inoltrata, con buona pace dei tifosi che sapranno dove poter vedere Juve, Napoli, Inter e tutte le altre mentre sorseggiano un drink sotto l’ombrellone. Grazie anche alla pace di Pasqua firmata con Sky che ha portato allo scambio di alcuni canali, forse qualcosa arriverà anche sulla piattaforma a pagamento di Mediaset, ma difficilmente si tratterà della parte più pregiata. Un clima da fine impero, insomma.

Tutto il contrario del 2015/16, quando Piersilvio Berlusconidecise di lanciare l’offensiva ai rivali della pay-tv strappando l’esclusiva per la trasmissione della Champions per tre stagioni. Strapagare i diritti doveva essere il modo per lanciare un segnale di forza e costruire il primo polo pay in Italia. Si è dimostrato l’inizio della fine. Le big europee – complice anche l’assenza delle milanesi – non hanno portato a un travaso di abbonati dal satellite al digitale, così il Biscione ha finito per monetizzaretrasmettendo in chiaro molte partite. E oggi anche l’altra grande esclusiva del triennio, i film della major americane, sono finite (gratis, per gli abbonati) sui canali di Sky.

 

Chi non sa dove andrà, invece, è la squadra che tutto questo lo ha presentato agli appassionati di calcio. Premium ha in pancia 41 redattori e altre decine di collaboratori. L’azienda, in più di un incontro, ha già chiarito che i posti degli assunti sono tutti garantiti. Se Premium Sport dovesse diventare una scatola vuota, i giornalisti tornerebbero sotto Rti, garantisce l’azienda. Ma restano itimori dei dipendenti di un “pacchetto” da cedere. Stando alle comunicazioni dei vertici, verranno in buona parte impiegati – probabilmente – nella redazione di News Mediaset, l’agenzia diretta da Andrea Pucci che fornisce i servizi per i telegiornali del gruppo. Una piccola porzione invece continuerebbe ad occuparsi di calcio e motori sotto la guida di Alberto Brandi, giornalista che la redazione sportiva di Rti l’ha vista nascere. Era il 1991 e il Biscione si preparava a trasformare il pallone in uno show, che ora rischia di abbandonare o quantomeno di vivere senza più particolare trasporto. Subito dopo aver trasmesso per la prima volta, beffe del destino, l’evento più atteso, i Mondiali di Russia.