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SCONTRO USA IRAN.SILVIO BERLUSCONI IN AMERICA.PRINCIPE O GIULLARE?

 Washington 15 Giugno 2009(Corsera.it) di Matteo Corsini

L'Iran rieleggendo Mahmoud Ahmadinejad fronteggia a visto aperto la superpotenza americana e il pericolo dell'espansione della cultura del terrorismo verso Israele è oggi un problema.

Silvio Berlusconi arriva negli Usa e porta in dote al Presidente americano Barack Obama,un'enorme valigia piena di distensione con il mondo arabo.L'esaltazione della visita del leader libico Muammar Gheddafi a Roma,quasi fosse un imperatore di un altro Stato,è un eccezionale prova politica e dai risultati mediatici indescrivibili,che mettono Silvio Berlusconi al centro dello scacchiere internazionale,sopratutto come chiave di interpretazione del mondo arabo,anche quello estremista.Non dimentichiamoci che Muammar Gheddafi è ...

...un leader arabo modeorato,ma le sue attività di finanziamento verso i paesi canaglia è sempre stato fatto a pioggia.Aver incantato il mondo con la visita del supereroe libico ha giovato all'immagine di quel Silvio Berlusoni amico dei russi ,quelli che quando si arrabbiano non usano mezzi termini.I suoi mitici rapporti con la Russia di Vladimir Putin(lo stesso  è andato a prendere all'aereoporto facendo da driver),è infatti paradigmatica della fecondità di politica internazionale del Cavaliere di Arcore ,che nel parterre mondiale sguazza come e meglio che a casa sua.Silvio Berlusconi ha rotto gli schemi della diplomazia ufficiale,quei parametri comportamentali che hanno sempre ingessato le relazioni tra gli Stati.Silvio Berlusconi ha introdotto una ventata di populismo e sapore tipico italico in ogni suo incontro,lasciando esterefatti Principe e Regine,Presidenti e alti dignitari.Non si è mai tirato indietro nel gioco che preferisce,quello della risata.

La chiave di interpretazione del mondo arabo,così come Silvio Berlusconi la sta conducendo innanzi,è una sintesi credibile anche per i paesi arabi moderati e per alcune frange fanatiche del movimento musulmano innestato al terrorismo.Una singolare virtù che ha condotto un intero popolo a riconoscere i propri errori storici del colonialismo,un test fuori da ogni immaginazione per gli altri paesi europei e specialmente per l'America,che malgrado abbia oggi alla guida l'abbronzatissimo Barack Obama,ancora sfugge ai preziosi e utili meccanismi dell'amicizia.

Silvio Berlusconi è riuscito a ingraziarsi le simpatie del leader libico Muammar Gheddafi e l'uomo di Tripoli gli sarà sicurametne riconoscente,perchè la vittoria mediatica è assoluta per il leader del paese arabo moderato.La fastosità degli eventi che si sono succeduti a Roma,nella capitale dell'impero coloniale,spinge a credere che Gheddafi sarà portavoce di un sentimento di solidarietà con l'Italia,più vero e coinciso,necessario per la proliferazione del dialogo e non degli attriti militari.Una pillola dunque per il delicato equilibrio internazionale,che oggi vede l'Iran spingere con vigore verso un'escalation militare che ricorda da lontano e anzi con maggiore senso del pericolo,la guerra fredda tra URSS e USA.La misteriosa chiave del terrore islamico che segue la nostra vita come l'ombra nei passi falsi e nel quotidiano,si dilata abbastanza per lasciare tempo alla speranza.

Silvio Berlusconi arriva in America con una valigia piena di doni per Barack Obama che deve fronteggiare la peste Iran,una sorta di dichiarazione di guerra indiretta la rielezione di Ahmadinejad che sembra abbia defraudato ogni confine della democrazia,almeno come l'opposizione denuncia nei brogli elettorali.


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