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GIANPI TARANTINI IL TARANTOLATO DI BARI.CORRIERE DELLA SERA,NUOVO ARTICOLO DI MASSIMO BIANCONI.

Lecce 26 Giugno 2009(Corsera.it)

Nell'antichità in Puglia,quando le persone erano affette da qualche grave malattia fisica o psichica,o colpiti da improvvisa disgrazia,erano considerati dei tarantolati e per loro si avviavano lunghi viaggi in processione per tentare di lenire la disgrazia che li aveva colpiti.Quasi sempre questi rituali  finivano in sfrenati balli di liberazione,quasi orgiastici,dove la gente ballando e cantando cercava di liberare la persona affetta dal male dalle unghie del Diavolo.

Vedi articolo del Corriere della Sera all'interno a firma di Massimo Bianconi.

 ALtra fonte il Corriere della Sera. BARI — Ha volato più volte con Silvio Berlusconi, l’imprenditore Gianpaolo Ta­rantini, sulla tratta Roma-Milano. Ac­compagnava il premier nei suoi sposta­menti tra Arcore e palazzo Grazioli, e vi­ceversa, sugli aerei della presidenza del Consiglio. Niente di «penalmente rile­vante », stando all’interpretazione adotta­ta dalla Procura di Roma quando ha chie­sto al tribunale dei ministri l’archiviazio­ne dell’indagine-lampo sui voli di Stato da e verso la Sardegna, ma un tassello in più del mosaico che sta facendo emerge­re i rapporti tra il capo del governo e il trentaquattrenne «re delle protesi» bare­se. Il quale aveva deciso di aprire un nuo­vo business fondato proprio sull’amici­zia intrecciata col premier, scoccata nella cena a villa Certosa dell’11 agosto 2008 e poi coltivata con le frequentazioni roma­ne e milanesi. Anche attraverso l’accom­pagnamento di giovani e belle donne nel­le residenze di Berlusconi, le quali hanno ricevuto dei compensi che hanno fatto scattare l’accusa di induzione alla prosti­tuzione a carico di Tarantini.

La «scalata» negli affari grazie ai rap­porti con l’uomo più potente d’Italia s’è improvvisamente interrotta per il ram­pante imprenditore, che ora si ritrova in­quisito in almeno due inchieste — ce n’è pure una per corruzione, relativa alla sua precedente attività di fornitore di protesi ortopediche — e molto distante dal mon­do luccicante e un po’ frenetico nel quale s’era immerso. Un mondo fatto di feste e cene importanti, ma anche di molto lavo­ro, incontri e telefonate continue. Ora in­vece il telefono è diventato quasi muto. Prima chiamavano tutti, adesso pochissi­mi. Da qualche giorno Tarantini è lonta­no dalla sua città, e i pochi amici coi qua­li s’è incontrato o ha parlato hanno trova­to un uomo provato, preoccupato, molto diverso dall’immagine che dava di sé. Rammaricato delle «leggerezze» che am­mette di aver commesso, ma anche del fatto che nessuno, nell’entourage della presidenza del Consiglio, l’aveva avverti­to che forse si stava spingendo «un po’ troppo in là» nei rapporti con Berlusco­ni. Per affrontare questa prova giudizia­ria l’imprenditore ha lasciato il legale che in passato l’ha assistito in altre vicen­de — Mario Russo Frattasi, ex comuni­sta poi approdato all’Udc come candida­to sindaco alle ultime elezioni comunali — per affidarsi all’avvocato Nico D’Asco­la, legato professionalmente al difensore personale del premier Nicolò Ghedini. Agli amici ha confidato che ora le sue mosse sono decise dal nuovo legale, e per adesso gli è stato autorizzato solo un breve comunicato. Quello nel quale si è scusato con Berlusconi.

L’avventura fon­data sugli affari che il legame col pre­mier avrebbe potuto garantirgli sembra già finita, e il futuro lavorativo di Taranti­ni s’è fatto quantomeno incerto. Le pro­spettive vagheggiate nell’autunno scor­so al ritorno dalla lussuosa permanenza in Costa Smeralda al momento sono scomparse, e il «re delle protesi» si ritro­va a fare i conti con una situazione inim­maginabile fino a poche settimane fa, quando continuava a fissare appunta­menti con personaggi importanti e con persone che chiedevano un suo interven­to. Sempre in nome dell’amicizia con Sil­vio Berlusconi. Anche l’altro giovane imprenditore ri­masto al fianco di Tarantini nella nuova at­tività di pubbliche relazioni, Massimilia­no «Max» Verdoscia, ieri ha diffuso trami­te il suo avvocato Emanuele Boccongelli un comunicato per dire che a suo carico non c’è nulla di «giuridicamente rilevan­te ». Quel nome però ricorre nelle intercet­tazioni e nei verbali dell’inchiesta della Procura di Bari. Verdoscia era il terzo dei «tre moschettieri» evocati da Alessandro Mannarini, l’ex collaboratore di Tarantini che dopo l’estate ha abbandonato il trio che fu ospite di Berlusconi (insieme agli altri abitanti della villa affittata dall’im­prenditore barese a Porto Cervo) alla cena d’agosto a villa Certosa. E che fu protagoni­sta dell’allegra vacanza sarda. Mannarini è indagato per detenzione e spaccio di stu­pefacenti in un altro filone d’inchiesta sca­turito dalle conversazioni registrate dalla guardia di finanza. Il sospetto che da Bari alla Sardegna sia stata trasportato — tra lu­glio e agosto, insieme a carichi di bevan­de, bottiglie e arredamenti aggiuntivi che hanno riempito un Tir — anche un impre­cisato quantitativo di cocaina è nato pro­prio dalle intercettazioni. Per adesso il rea­to contestato a Mannarini non risulta esse­re stato commesso «in concorso» con al­tri, ma molti in città si aspettano che pro­prio dal capitolo sulla droga possano arri­vare le prossime novità di questa storia.

Giovanni Bianconi

 

È il 31 dicembre 2008, all’uscita di un ristorante di Cortina d’Ampezzo ci sono, da sinistra, Tommaso Buti, Gianpaolo Tarantini, la bionda Francesca Lana, una ragazza bruna e infine Manuela Arcuri (Olycom-Photopress)
È il 31 dicembre 2008, all’uscita di un ristorante di Cortina d’Ampezzo ci sono, da sinistra, Tommaso Buti, Gianpaolo Tarantini, la bionda Francesca Lana, una ragazza bruna e infine Manuela Arcuri (Olycom-Photopress)

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