LOS ANGELES AI CONFINI DELL'INFERNO.MICHAEL JACKSON LA VILLA DELLA MORTE ERA PIENA DI DROGA

Los Angeles 4 Luglio 2009(Corsera.it)

Michael Jackson un angelo ucciso dalla sua orrenda città.Corsera.it aveva anticipato al mondo che la morte di Michael Jackson,la più grande stella pop della storia,era stata causata da un cocktail micidiale di droghe e farmaci.A distanza di giorni le indagini hanno confermato la nostra tesi ,che era comunque del tutto evidente alle prime informazioni pervenute.Ma Corsera.it si è spinto avanti sostenendo che l'effetto dirompente è probabilmente da mettere in relazione con la cocaina.Non dimentichiamoci che Los Angeles è la città...

....dove la cocaina regna sovrana ovunque,segue la gente al bar la mattina presto,si ritrova negli uffici,ai ristoranti e poi arriva al cocktail di mezza sera,quindi a cena,a letto con gli amanti e ti seppellisce in un mare di depressione durante la notte.Los Angeles è la città dei drogati per eccellenza nel mondo,chi la conosce bene,sa anche che alle sue frontiere si combatte ogni giorno una vera e propria guerra tra i narcotrafficanti messicani,migliaia di morti che quotidianamente sfidano la legge per arricchirsi con il lucroso commercio verso la California e da lì in ogni parte del mondo.La morte di Michael Jackson è da mettere in relazione alla morte della città di Hollywood,una sodoma e gomorra ante litteram,dove anche i guai finanziari sono devastanti.Una voragine estesa in lungo e in largo,che batte nel profondo di una società arrivata ai confini dell'Inferno.La morte di Michael Jackson così dirompente ha fatto esplodere una verità eclatante,che tutti nascondono,immaginando che Los Angeles sia la città delle star.Los Angeles è un puttanaio,dove la prostituzione legata al fenomeno cinematografico è così intensa da sposarsi nel dilagare del consumo della droga,delle droghe,dove la miseria umana,l'egocentrismo,la putredine dei sentimenti e di qualsiasi valore umano è un ricordo lontano. Una storia di zombi viventi quella dei cittadini di Los Angeles,come Michael Jackson aveva mirabilmente interpretato nel suo ideo thriller,quasi una anticipazione inconscia di quello che sarebbe stato il suo destino.Il destino di un padre che ride e fa affari sulla morte del figlio,di una famiglia che esaltata dal successo del fratello,immagina di camminare a mezz'aria,dove la fama è l'indicatore del proprio IO e di quello che l'uomo conquista sula faccia della terra.Ma come abbiamo visto bene,il vortice devastante di quella corsa al successo ha distrutto un ragazzo che non ha mai vissuto nel suo corpo ma in quello di altri,qualcosa che immaginava di essere o di diventare un giorno e che alla fine l'ha semplicemente strappato dall'equilibrio vitale di ogni uomo.Los Angeles ha ucciso uno dei suoi figli migliori,una delle pop star più talentuose della storia della musica,l'ha voluto sbattere in terra,come un fazzoletto sporco.Questa è l'immagine impietosa di una vita legata ai falsi valori del successo mediatico,dell'IO che non trova dimensione se non nell'essere riconosciuti,in cui la sabbia,il mare,le onde,il gabbiano Jonahatan Livingston non sono elementi riconoscibili.Eppure se vogliamo risponderci a cosa sia la cultura,a quali domande intende rispondere,sappiamo bene che la sua sintesi è racchiusa in quell'estremo tentativo di individuare la via della felicità,l'equilibrio della mente e del corpo nella natura,dentro le emozioni dei sentimenti.Così imaginava Aristotele ,Platone,e poi Jean Paul Sartre,Balzac,Flaubert,i grandi pittori dell'impressionismo,Pablo Picasso,Herbert Marcuse,Jack Keruoac,Allen Ginzberg,Ferlinghetti e via via tanti altri.E se dunque la musica,la vita legata a quel successo conduce alla morte,possiamo anche comprendere che quella cultura musicale ha negato se stessa,la sua missione,gli elementi di purezza che dovrebbe trascinare nel corpo di un uomo e farlo volare davvero nei battiti del cuore dentro la felicità immensa di esistere.

Altra Fonte Corriere della Sera. LOS ANGELES - I soldi e la droga. Tanti milioni di dollari, a centinaia, tra i debiti accumulati in vita e i potenziali guadagni che, da morto, Michael Jackson garantirà ai suoi eredi, alla casa discografica e al suo promoter. E droga, tanta droga da rifornire un piccolo ospedale. A otto giorni dalla morte di Jackson sono sempre i soldi e la droga al centro dell’attenzione del suo entourage e delle indagini della polizia. Tra le sostanze proibite sequestrate nella villa del cantante dopo la sua morte, si è saputo, c'erano anche del metadone (utilizzato per disintossicarsi dall’eroina) e perfino un oppiaceo che si prescrive ai malati terminali; in tutto 18 farmaci controllati, alcuni dei quali da utilizzare soltanto in sala operatoria. E per questo ha aperto un'inchiesta anche il procuratore generale della California, l'ex governatore Jerry Brown, facendo passare a tre gli enti che indagano sul prodigioso consumo di droga di Jackson (gli altri due sono la DEA, antidroga federale, e la polizia di Los Angeles; si dice che a esequie avvenute potrebbero esserci degli arresti).

 

 

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