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SE ANTONIO DI PIETRO DIVENTA CRAXI.I SONDAGGI DI REPUBBLICA.

Roma 9.12.2008 (corsera.it) Una volta il partito Socialista di Bettino Craxi era l'ago della bilancia della politica italiana,e questo ruolo perstigioso era la conseguenza di un successo elettorale,quella famosa "onda lunga" che fece crescere il popolo socialista ad una misura tale che ogni alleanza politica non aveva futuro senza il sigillo del leader maximo Craxi.Dai sondaggi pubblicati oggi da La Repubblica,si delinea un quadro simile dello scenario politico italiano, infatti l'IDV sale vicino all'8% dei consensi e si modifica  il divario tra PDL che vede aumentare il gradimento e il PD che al contrario erode la sua dimensione dal 31% al 28%.L'opposizione di Antonio Di Pietro comincia a dare i suoi frutti e d'altronde è la prima regola del marketing pubblicitario che conosce bene anche Silvio Berlusconi,sono soltanto due quei litiganti su cui si riflette l'attenzione del mercato.La Coca cola e la non cola.Nacque così anche la Sprite.

Silvio Berlusconi ha dunque trovato agevole e remunerativo lo scontro con Antonio Di Pietro,il cui carisma mediatico viene assecondato proprio dalle reti Mediaset.Lo scontro diretto con il leader di IDV consente a Berlusconi di spostare l'ago della bilancia tra maggioranza e opposizione verso un partito la cui crescita non impensierisce ,mentre l'erosione dei consensi a sinistra determina un sicuro insuccesso degli oppositori del "regime " berlusconiano.Una semplice ricetta,che Silvio Berlusconi chiamerebbe della "nonna" che senza troppa fatica continua a mettere ciambelle nel paniere del lupetto Berlusconi.Più suona la cornamusa e batte sul tamburo di Pelle Antonio d Pietro e maggiore sarà l'attenzione tra i due contendenti,mentre Walter Veltroni ormai legge il rosario,perchè non sà più a quale Santo affidarsi.Affondato Fassino con la storia dell'UNIPOL BNL e fuori gioco anche d'Alema,il PD rischia di fare da corollario ad una nuova stagione politica,insipida e meno strategica,volta a conseguire consensi sulla proposizione dei fatti. "QUi non ci azzecca nulla" incarna l'italiano medio quello della frontiera della rigida e ricca provincia italiana,con il collo taurino,le dita tozze,come si diceva una volta "scarpe grosse cervello fino." Anche Rutelli e Casini sembrano fuori gioco ,il mercatro ha fiutato la voglia di riscotruire quel centro democratico cristiano che irrita la pelle anche agli esponenti più ortodossi del cattolicesimo italiano.Un'idea da sacrestia di cui i due giannizzeri del Quirinale sono una sbiadita copia da Grande Fratello o Isola dei Famosi.Casini poi non è credibile mentre parla di aiuti agli italiani,proprio lui che nel corso della sua vita appare evidente abbia sempre preferito le "gonnelle" di stoffa pregiata alle vere popolane come Silvio Berlusconi che ha scelto la nerboruta Carfagna a Ministro,una donna del popolo,una che si è fatta da sola.Queste cose gli italiani le premiano.

ROMA - Sorridono Berlusconi e Di Pietro. Nemici giurati ma, stavolta, accomunati dal segno più. Non ride il Pd che ha di che guardare con preoccupazione alla sua seconda grande prova elettorale. Molto deboli i segni di risveglio della sinistra radicale, mentre i centristi dell'Udc calano. Bene invece la Lega che rafforza il peso nel Nord del Paese. Sono queste le prime indicazioni che arrivano dal primo sondaggio sulle elezioni europee dell'anno prossimo realizzato da Ipr marketing per Repubblica.it. Una rilevazione fatta a sei mesi dal voto di giugno in attesa dell'eventuale varo della legge, voluta dal Pdl, che propone uno sbarramento al 5%. Soglia che taglierebbe fuori molti piccoli partiti.

Pdl primo partito, Pd al 28%.
Primo partito si conferma il Pdl. Il partito di Berlusconi, infatti, tocca quota 39%. In crescita sia rispetto alle Europee del 2004 (quando però Forza Italia e An si presentarono da soli), sia rispetto alle politiche del 2008 che hanno portato il Cavaliere a Palazzo Chigi. Lo scorso aprile il Pdl arrivò al 37,3%, oggi sale di due gradini e arriva al 39%.

Vanno meno bene le cose per il Pd. Il partito di Veltroni si attesta su un 28% che non può far sorridere. Sia se lo si compara con le europee del 2004 (quando Ds e Margherita, separatamente, presero il 31,1%), sia, ed è questo il dato più preoccupante per i democratici, rispetto alle ultime politiche. Il battesimo elettorale del Pd, infatti, fece registrare un 33,2% che oggi appare decisamente lontano (-5,7%).

Chi, sale, è l'Idv di Antonio Di Pietro. Il partito dell'ex pm vede i suoi consensi salire fino a uno straordinario 7,8%. Aumento considerevole sia rispetto alle europee del 2004 (+5,7%), sia sulle ultime politiche (+3,4%). Un dato che fotografa quando stai pagando l'opposizione "dura e pura" messa in scena dall'ex pm.


La Lega, grande protagonista delle ultime politiche, registra una frenata. Si ferma al 7,5%, in aumento rispetto alle europee del 2004, ma in calo sulle ultime politiche (8,3%). Un decremento che, però, può essere spiegato anche con la visione "antieuropeista" del Carroccio. Un ostracismo che sfocia nel non voto. Almeno stando ai sondaggi odierni.

Tocca poi ai partiti della sinistra. Sparita dal Parlamento nazionale, in chiara crisi di identità, la galassia della sinistra estrema vede nelle Europee un'occasione di riscatto. Che, però, sembra ancora lontano. Primo dato è l'abbandono della coalizione bocciata alle politiche (si fermò al 3,8%). Stavolta ciascuno va per conto proprio. Rifondazione comunista si ferma al 2,3% (lontanissimo dal 6,1% del 2004), il Pdci allo 0,6% (era al 2,4%) e i Verdi all'1,3% (erano al 2,5%). Sinistra Democratica, costola del Pd, arriva a 1,3%.

Anche l'Udc registra un sensibile calo. Solo il 4% dichiara il suo voto per il partito di Casini. In calo di un punto e mezzo rispetto alle ultime politiche. Infine i radicali. Alle politiche si "diluirono" dentro il Pd, stavolta, da soli, conquistano l'1%.

Seggi. Più complesso il discorso sui seggi. Anzitutto perché la nuova legge, seppur non ancora approvata, vede un calo della rappresentanza italiana da 78 a 73 parlamentari. Un calo che rende difficile un raffronto con le elezioni del 2004. Poi c'è da contare la questione dei "resti", che potrebbero sparigliare il rapporto tra circoscrizioni e seggi assegnati. Per questo nella valutazione è usare uno scarto di un seggio, in più o in meno.

Con questo scenario, al Pdl andrebbero 28 seggi su 73 ed al Pd 20. Rifondazione (2), Verdi (1) e la Destra (1) potrebbero avere dei rappresentanti a Strasburgo. Sei i seggi di Di Pietro e della Lega. Tre quelli dell'Udc. Restano fuori i Comunisti Italiani e l'Udeur di Mastella, mentre i radicali, se corrono da soli, potrebbero ottenere un parlamentare.

Circoscrizioni.
L'analisi del voto delle 5 circoscrizioni rimanda a un Pdl in netto aumento. Il partito di Berlusconi è ovunque la prima forza politica, raggiungendo il massimo nella circoscrizione insulare (43,8%) ed il minimo nel Nord Est (31,5%). Ma in quest'ultima zona del Paese pesa la forza della Lega che aumenta in  anni di circa 5 punti, superando il 13,2%. Al partito di Bossi va ancora meglio nella circoscrizione Nord Ovest in cui raggiunge il 19,5% con addirittura un +8% rispetto al 2004. E proprio nel Nord Ovest, il Pd subisce una flessione pesante (-5%). Flessione che è, invece, omogenea nelle altre circoscrizioni (circa 3-4 punti). Segno positivo, invece, nella circoscrizione insulare (dal 27% al 30,6%).

Sale l'Idv che triplica i voti rispetto al 2004, con picchi nel Nord Est (dal 2 al 9,6%), al Centro e al Sud. Cala l'Udc, così come i Comunisti italiani e Rifondazione.

(9 dicembre 2008)


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