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FUNERALI DEGLI EROI DELLA FOLGORE.LA RETORICA DELLA GUERRA E I TRAFFICANTI DI DROGA.

Roma 21 settembre 2009 (Corsera.it)

Mi domando se un mondo di drogati sia in grado di contrastare la forza dei talebani,terroristi ma sopratutto trafficanti di droga.Mi domano se l'ipocrisia dei nostri governanti sia così altisonante,quando una masnada di puttane drogate finisce nel letto del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,e suoi autorevoli esponenti sono con il naso nella cocaina dalla mattina alla sera(ricordate il pusher di Miccichè?).Come si vince una guerra contro dei trafficanti di droga,se questa viene consumata da chi ....

....fa quella guerra? Se la cultura della società moderna è imperniata sui falsi valori del successo mediatico e del consumo selvaggio della cocaina come predicato del proprio Io,allora la guerra dei paracadutisti è perduta in partenza,loro sono vittime del sacrificio,si sono immolati non per la missione di pace,ma per caldeggiare il culo dei signori scoponi e zeppi di droga.Mi domando come si vince la guerra,se la nostra società è quella descritta da Gianpi Tarantini,se dunque uomini come lui diventano intimi dei nostri governanti? La logica e il filo conduttore che si ricollega a Gomorra ai trafficanti di Scampia e dunque quella camorra e la mafia che non si vogliono abbattere,perchè il traffico della droga alimenta e finanzia le banche,i politici,i Governi del mondo intero. Se dunque si deve vincere la battaglia contro il terrorismo,si deve vincere la battaglia anche contro i trafficanti di droga.Allora facciamola questa battaglia,faciamola questa guerra una volta per tutti e che allora si faccia da parte il Presidente del Consiglio che frequenta drogati fradici senza rendersene conto,facciamola escludendo i politici napoletani che permettono il proliferare del traffico della dorga a scampia e dintorni.

Se dobbiamo onorare quelle salme,quegli eroi paracadutisti della folgore,dobbiamo immaginare che le cose dovranno radicalmente cambiare,altrimenti caro Simone qui la gente ti prende per il culo,anche se tu non lo sai.

Inizia AngeloPanebianco sul Corriere della Sera,la sua retorica sulle incaute polemiche della politica, descritte abilmente come "stecche ".Qelle di Umberto Bossi nel giorno dell'attentato,le ricuciture di Emma Bonino sul riformista.Ma se è proprio un giorno di lutto nazionale,ogni polemica deve scemare,come quella sugli autocarri Lince,forse

....inadeguati per il pattugliamento nei centri urbani dove ancora viva è la guerriglia.Forse sarebbero meglio i Couguar o i Buffalo della Force Protection,oppure no.Ma i Couguar non sono prodotti in Italia,perchè i LInce sono italiani,della IVeco,della Fiat. 

Dovrebbe cadere anche la polemica sulla guerra o sulla guerra giusta,su quell'abile pettinatura politica a questa missione di pace,che è comunque fuorviante,pechè in Afghanistan la guerra forse non si vince a causa dei trafficanti di droga.

La repressione del traffico delle droghe derivanti dagli oppiacei,è l'unica vera ragione per cui i talebani sono così radicati nel territorio e riescono ad assoggettare intere regioni al loro potere.Il mondo occidentale e in primis la irresponsabile politica europea,alimenta e indirettamente finanzia il traffico della droga.Tanto maggiore è la repressione del traffico,tanto maggiore sono i guadagni dei trafficanti,tanto maggiore saranno forti i talebani.

Quella che Panebianco non vede è l'ipocrisia dei drogati,del mondo occidentale drogato,dei parlamentari drogati,di un sistema drogato.Quando Giampi Tarantini dichiara che drogava decine di ragazze e queste finivano direttamente tra le lenzuola del Premier Silvio Berlusconi,afferma una verità che è in contrasto furente cone la morte dei nostri paracadutisti,è l'iporisia di questa guerra mentale,che scopre alle sue origini una società malata e drogata,che senza quel traffico non potrebbe vivere e animarsi.

Quella di cui parla Angelo Panebianco è l'ipocrisia di una classe dirigente malata e drogata,che invia soldati sani in un teatro di guerra dove la droga è il padrone assoluto di quel destino e di quelle disgrazie.

L'iporisia degli americani che consumano avidamente droga,società malata e imbrigliata nel loro protagonismo,e che scopre i Madoff come gli Scarface ad ogni angolo della strada.

La soluzione è dunque un programma di liberalizzazione delle droghe derivanti dagli oppiacei,un mercato controllato dalle autorità sanitarie.Drasticamente il traffico della droga finirebbe,i lauti guadagni dei predoni e delle bande arate,quelle che ieri hanno devastato i Lince dei nostri paracadutisti.

Da altra fonte un ricordo della storia della droga in Italia.

PALERMO - "Non ho mai portato cocaina dentro al ministero delle Finanze nè, tantomeno, al viceministro Gianfranco Miccichè". Dall'arresto dorato nella sua abitazione di Palermo, dove sconta i domiciliari dopo il blitz del mese scorso, Alessandro Martello, il "collaboratore" del viceministro Miccichè accusato di avere introdotto la sera del 10 aprile scorso 20 grammi di cocaina al ministero dell'Economia, anticipa la sua linea di difesa. "Sono una pedina sacrificale", dice Martello. "Non so cosa dice di me Gianfranco Miccichè, io posso dire che sono stato un suo estimatore e un sostenitore di Forza Italia".

Una tesi che dovrà essere confermata o smentita ai magistrati dalla segretaria dell'onorevole Miccichè, Federica Morana, la supertestimone che la sera del 10 aprile prelevò all'ingresso del ministero Alessandro Martello per portarlo non si sa ancora dove. Incontrata da Repubblica nella sua villa al mare di Finale di Pollina (vicino Cefalù), la donna non si sbilancia. "Comprende bene che è una situazione delicata e che non posso dire nulla. Se gli investigatori o i magistrati mi vorranno ascoltare, allora risponderò" dice. Accanto a lei lo zio: "Mia nipote è entrata in un gioco politico al quale è estranea".
Anche Martello dovrà ancora spiegare molte cose ai magistrati. A cominciare dai numerosi contatti via telefono tra lui e Miccichè, dimostrati dai tabulati telefonici controllati dai carabinieri di Roma. Telefonate che potrebbero essere una chiave di volta nell'inchiesta e che confermano una consuetudine di colloqui tra i due.
Un'altro problema per il viceministro arriva dagli archivi della sezione antidroga della squadra mobile di Palermo, dove è intestato a lui un fascicolo che risale a quattordici anni fa. Il fascicolo porta il nome di Giovanni (detto Gianfranco) Miccichè, nato a Palermo il primo aprile del 1954. E porta la data dell'11 gennaio 1988, quando l'attuale viceministro aveva 34 anni ed era già uno dei rampanti di Publitalia. Quel giorno, nell'ambito di un'inchiesta su un traffico e spaccio di cocaina a Palermo, Gianfranco Miccichè venne fermato ed interrogato perché sospettato di far parte del gruppo degli spacciatori. Si difese così: "Non sono uno spacciatore ma solo un assuntore di cocaina". Il consumo personale di droga non è un reato ma comunque il verbale del suo interrogatorio, firmato dal capo della squadra mobile dell'epoca, fu consegnato alla Procura della Repubblica di Palermo, nelle mani dell'ex pm ed attuale senatore della Margherita Giuseppe Ayala. "Non mi ricordo bene di questa vicenda di tanti anni fa - dice adesso Ayala - forse se ne occupò qualche altro mio collega".
Il 14 aprile del 1988 la squadra mobile arrestò gli spacciatori accusati di aver fornito la cocaina a Miccichè e a alcuni attori della compagnia teatrale di Massimo Ranieri, in quel periodo in tournè a Palermo con la commedia "Rinaldo in campo". Gli investigatori diedero credito alla versione di Miccichè e la sua posizione venne archiviata ma il suo nome, in quanto "assuntore di cocaina", fu segnalato alla Prefettura di Palermo.
Un precedente che Miccichè potrebbe essere costretto a spiegare alla Procura di Roma per evitare di essere indagato per false dichiarazioni al pm. Ai magistrati, che lo hanno ascoltato come testimone nelle scorse settimane, avrebbe detto di non aver mai fatto uso di sostanze stupefacenti.
Nelle poche interviste e dichiarazioni che il viceministro dell'Economia ha rilasciato non ha mai affrontato chiaramente il problema. Miccichè se l'è presa con i carabinieri che hanno indagato sul traffico di cocaina a Roma, definendoli "deviati". In una intervista al "Foglio" del 7 agosto scorso, il leader siciliano di Forza Italia ha sostenuto poi che i suo guai nascono dal fatto che, come uomo politico, ha dato fastidio a molti. Sempre al "Foglio" aveva dichiarato: "Della vita privata di Martello non so nulla, so le cose che si possono sapere di cento o mille ragazzi di un'intera generazione. So delle loro qualità e dei loro vizi, dei loro entusiasmi e delle loro debolezze[85] Non nego di conoscere Martello, non nego di averlo frequentato e non nego neppure di aver potuto spendere qualche parola per aiutarlo. Nego solo che lui venisse da me al ministero per portarmi cocaina, su questo non c'è dubbio".

E anche Miccichè - aggiunge il "Foglio" riferendo le parole del viceministro - "fino a qualche anno fa era un ragazzo della Palermo bene, con i suoi vizi e le sue virtù, con le sue esuberanze e le sue debolezze. Ora a 40 anni è un deputato, un viceministro". E quando gli chiedono se adesso si è dato "uno stile di vita", Miccichè risponde: "Eccome se me lo sono dato. Ho imposto alla mia vita privata confini certi ed invalicabili. Non solo i confini del lecito, che a volte possono risultare persino troppo esigui, ma soprattutto quelli della decenza".
(ha collaborato Valentina Errante)


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