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RIFORMA DELLA GIUSTIZIA.SILVIO BERLUSCONI E L'IMPERATIVO MORALE DEL REGNO DEI FINI.

Roma 9 Novembre 2009(Corsera.it)di Matteo Corsini

Si discute di giustizia e la sua riforma,che in parole povere significa modellare il processo penale e i tempi della prescrizione alle necessità processuali del Premier Silvio Berlusconi,che altrimenti rischia di essere spazzato via dalla politica italiana come un colpo di tosse o uno spasmo di...

....diarrea.Nella Fondazione della Metafisica dei costumi,Immanuel Kant,forse uno dei più grandi pensatori della storia,assimilava alla società ideale un regno dei fini,in cui l'imperativo morale veniva a configurarsi nell'etica della giustizia.Un mondo assoluto di libertà che è il Regno dei fini,si amalgama nella forza penetrante del diritto positivo,condizione della coesistnza della libertà con la legge morale che assumeva essere il principio della libertà interiore.Quando questa legge interiore corrisponde a quella esterna di giustizia,allora l'assioma di uno Stato equo si sprigiona,diventa realtà.

Immanuel Kant immaginava il diritto e la società come la mescolanza di questi enti assoluti,e pertanto la legge morale  si profila dunque come giustizia,concepita in termini razionali e dunque ideali,ma sempre riferita alla realtà dei rapporti tra individui e proprio per questo il "regno dei fini" realizzava il concetto della giustizia,etico e giuridico allo stesso momento,di un valore assoluto e universale.

Ci domandiamo dove Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini identificano questa ideale  coincidenza degli imperativi  morali con le norme della giustizia etica del nostro paese,allorquando la dialettica politica oggi ragiona sulla salvezza processuale del Premier Silvio Berlusconi,a cui i principi etici di libertà hanno rilevanza soltanto in relazione ai suoi interessi personali.Saprà Gianfranco Fini,nel delicato equilibrio della sua alleanza politica con il Premier Silvio Berlusconi,imporre la tutela di quei principi morali che distinguono uno Stato equo da quello totalitario? Oppure anche lui piegato dalle circostanze storiche,lascerà che prevalgono gli scopi degli interessi personali?

Ci domandiamo infine se sono gli interessi del paese? O il paese ha paura del futuro e si allaccia al carro del vincente,guardando dall'altra parte del fiume i barbari tristi del PD che tentato di riorganizzarsi con un mezzo toscano spento infilato nella bocca di un pecoraio senza idee?

 

Corsera.it  riproduzione riservata

Studi e riflessioni per l'Enciclopedia universale di scienze giuridiche e di storia contemporanea.A  cura di Matteo Corsini


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